L'intelligenza artificiale secondo la sartoria napoletana
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L'artigianato sartoriale d'alta gamma traccia un perimetro operativo invalicabile per i sistemi di automazione avanzata. Confartigianato Moda Napoli interviene nel dibattito sull'adozione dei modelli computazionali nella filiera tessile, definendo l'impossibilità tecnica di sostituire l'interazione fisica e il rilievo anatomico manuale con soluzioni algoritmiche.
Il presidente dell'associazione di categoria, Pino Peluso, ha chiarito la posizione del comparto rispetto ai limiti applicativi delle nuove tecnologie: "posso usare l'intelligenza artificiale per gestire l'agenda, per promuovere il mio lavoro sui social, per ottimizzare gli acquisti dei tessuti, ma non esiste un software che possa prendere le misure di un uomo nel modo giusto. Non esiste un algoritmo che sappia leggere come cade una spalla, come si muove una schiena, cosa dice un fisico di chi lo abita. Questo non è romanticismo. È tecnica".
La distinzione tracciata dal vertice associativo separa l'impiego operativo dell'Ia nei processi di back-office dalla manifattura su misura. Se la gestione dei flussi organizzativi, la pianificazione degli approvvigionamenti di materie prime e le attività di comunicazione possono integrare strumenti predittivi, la produzione del cartamodello resta dipendente dall'analisi visiva e tattile del maestro sarto, un'attività non traducibile in matrici di dati numerici.
Nessuna macchina potrà mettere in un abito ciò che ci mette un maestro che conosce il suo cliente e la sua storia
Secondo Peluso, il processo di apprendimento e sviluppo del prodotto sartoriale si fonda sulla trasmissione diretta delle competenze e sulla lettura tridimensionale del cliente: "l'apprendista osserva il maestro, ripete, sbaglia, corregge. Impara a guardare. Impara a toccare. Impara a capire che ogni cliente è una geometria diversa, non solo di misure, ma di personalità, di portamento, di come si vuole presentare al mondo. Nessun modello predittivo può sostituire quell'osservazione, perché ciò che il maestro legge non è codificabile in un dataset".
La replica digitale di un modello geometrico non coincide con l'adattamento dinamico al corpo. Il divario competitivo della sartoria tradizionale risiede proprio nella fase di interpretazione della caduta del tessuto, un parametro che prescinde dall'elaborazione dei processori.
L'analisi dell'associazione si estende all'impatto economico e occupazionale dell'automazione integrale del settore manifatturiero. Anche a fronte di futuri sviluppi tecnologici in grado di simulare la valutazione sensoriale dei tessuti, la domanda di mercato per il su misura rimane legata all'interazione tra acquirente e artigiano: "non sono contro la tecnologia, sono a favore della lucidità. L'Ia è uno strumento per elaborare dati e automatizzare la gestione. Ma il momento in cui l'artigiano valuta la resa del tessuto sul corpo del cliente richiede sensibilità fisica e un'esperienza visiva che nessun sensore o algoritmo potrà mai replicare. I clienti vengono in sartoria per vivere un rapporto umano; se cercassero semplicemente un abito da acquistare, andrebbero altrove senza nemmeno chiedersi chi o cosa l’abbia realizzato".
I tempi di lavorazione prolungati, caratteristici dell'alto artigianato, rappresentano il fattore determinante per il posizionamento del prodotto finale sui mercati internazionali. Peluso ha concluso evidenziando come "cento ore per un abito non sono cento ore di inefficienza. Nessuna macchina, per quanto intelligente, potrà mai mettere in un abito ciò che ci mette un maestro che conosce il suo cliente, la sua storia, il giorno per cui quell'abito viene fatto".