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Moda

Mmd: Gucci la griffe del lusso che si oppone all'omologazione

Scritto da Isabella Naef

23 set 2019

Sa far parlare di sè, affascina, sciocca e poi si colora, incarna o, meglio, veste, un desiderio di libertà e di non omologazione che è linfa vitale per il fashion e per chi compra la moda. Gucci, che ha sfilato a Milano, nell'ambito di Milano moda donna, con la sua collezione primavera estate 2020, è riuscito anche questa volta a catalizzare l'attenzione, impresa in cui il direttore creativo, Alessandro Michele, riesce in maniera magistrale da quando, nel gennaio del 2015, ha preso le redini creative della maison fiorentina che fa capo al gruppo Kering.

Per Gucci la moda deve coltivare promesse di bellezza

La sfilata, che ha visto modelli e modelle sfilare immobili su quattro tapis roulant, si è aperta in maniera inquietante, con divise, abiti da lavoro e indumenti di costrizione, inclusa la camicia di forza, inseriti come la versione più estrema di un’uniforme imposta dalla società e da coloro che la controllano. "Questi abiti hanno avuto unicamente la funzione di veicolare un preciso messaggio e non faranno parte della collezione in vendita. Presentandoli, Alessandro Michele ha voluto esprimere come, attraverso la moda, il potere viene esercitato sulla vita al fine di eliminare l’autoespressione. Un potere che, dettando le norme sociali, classifica e frena le identità personali", si è affrettata a spiegare la maison che, come accadde un paio di stagioni fa, quando i modelli sfilarono in una sorta di sala operatoria, ha suscitato anche questa volta qualche polemica per aver fatto riferimento ad abbigliamento e sistemi di costrizione da ospedale psichiatrico.

"L’antidoto del direttore creativo di Gucci a questo concetto è rappresentato dagli 89 look della collezione spring summer 2020, che trasmettono il concetto di moda come strumento di esplorazione e autoespressione, coltivando la bellezza e rendendo la diversità sacrosanta", si legge in una nota della maison. E a questa forma di controllo sociale, "io ho staccato la corrente", ha detto Michele.

Insomma, come "medicina" contro l'omologazione e il controllo sociale, la griffe propone una collezione uomo e donna dal sapore vintage ma non troppo. Via libera a completi anni 70, body e abiti di paillettes anni '80, pizzi e sottovesti.

Presenti anche camicie (non di forza, come detto) e i top in voile abbinati a pantaloni di foggia maschile. Non mancano eclettici pattern e giochi cromatici. Insomma, seri ma non troppo, omologati ma con una buona dose di eccentricità e, soprattutto, portatori di un messaggio di libertà e di anarchia. "Nel passato, il controllo dell’accadere era nello scettro del sovrano che esercitava il suo potere dall’alto, in maniera unidirezionale. Il potere era dispotico e concentrato, ma anche fortemente leggibile. Il nostro presente è, invece, plasmato da una “microfisica di poteri” che agisce molecolarmente all’interno della società: una forma di governamentalità diffusa che, attraverso un insieme d’istituzioni, dispositivi e meccanismi di soggiogamento, impone regole comportamentali interiorizzate dai singoli".

"Tali poteri agiscono nel quotidiano attraverso blocchi e interdizioni, impediscono il libero diffondersi dei discorsi e finiscono col produrre una società disciplinare: una società che controlla, confina e norma la vita", spiega la maison. "Costruire un antidoto all’omologazione normativa della biopolitica non può significare imporre all’ordine un contro-ordine. Non vuol dire disfarsi di regole, imponendone altre. La moda, piuttosto, ha un altro compito: fare intravedere campi di possibilità, suggerire indizi e aperture, coltivare promesse di bellezza, offrire testimonianze e profezie, rendere sacra ogni forma di diversità, alimentare un’irrinunciabile capacità di autodeterminazione", aggiunge la griffe.

Che sia questa la chiave del successo di questo marchio che, secondo Eurofashion, report curato da Lyst sui marchi e i prodotti più popolari in Europa, è al top dei desideri degli europei?.

Foto: Gucci, primavera estate 2020, by Dan Lecca, dall'ufficio stampa