• Home
  • News
  • Moda
  • Responsabilità estesa del produttore: come muoversi in attesa del decreto attuativo

Responsabilità estesa del produttore: come muoversi in attesa del decreto attuativo

I suggerimenti di ReDress, il primo consorzio per l’Epr tessile di Reconomy in Italia
Moda|Intervista
Il consumatore ha un ruolo fondamentale nell'applicazione dell'Epr tessile Credits: FashionUnited, immagine generata con l'ausilio dell'Ia
Scritto da Isabella Naef

loading...

Scroll down to read more

La normativa sulla responsabilità estesa del produttore avanza, presumibilmente sarà operativa in Italia a partire dal 2027, e le aziende, già impegnate a fronteggiare un momento sfidante per la moda, devono cominciare ad attrezzarsi per aderire alla direttiva europea. FashionUnited ha chiesto qual è lo stato dell'arte e quali sono gli step imprescindibili per brand e imprese a Sara Faccioli, presidente del board di ReDress, il primo consorzio per l’Epr tessile di Reconomy in Italia e managing director di Rlg Systems Italia.

"A oggi non tutti i produttori si stanno occupando dell'argomento, spesso le aziende non conoscono la direttiva", spiega Faccioli, sottolineando che nel 2026 avremo il decreto. "Mediamente sono più informate le aziende di alcuni dei maggiori distretti tessili, Biella e Prato, per esempio".

Sara Faccioli Credits: ReDress

Per chi, quindi, non avesse ancora contezza della materia, va detto che l’Epr tessile (responsabilità estesa del produttore) è un principio normativo che obbliga i produttori di abbigliamento e articoli tessili a farsi carico dell’intero ciclo di vita dei loro prodotti, incluso il fine vita. In pratica, chi immette sul mercato tessili, ossia marchi, distributori, importatori, deve finanziare e organizzare la raccolta, il trattamento, il riutilizzo e il riciclo dei prodotti usati, secondo principi di economia circolare. L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale del settore, incentivando una progettazione più sostenibile e una gestione efficiente dei rifiuti tessili.

La presenza di consorzi come ReDress, svolge un ruolo importante per i marchi, anche sul fronte della consulenza

A oggi, inoltre, manca una timeline definita, il che alimenta una clima di confusione e di indecisione sul da farsi per mettersi sulla strada corretta e implementare soluzioni adatte per farsi trovare preparati nel momento in cui la normativa entrerà in vigore. Sta di fatto, però, che la presenza di consorzi come ReDress, svolge un ruolo importante per i marchi, anche sul fronte della consulenza, soprattutto in un momento di passaggio come questo.

L’Unione europea ha incluso i tessili nella Direttiva Quadro rifiuti (2008/98/Ce), rendendo l’Epr obbligatorio per il settore entro il 2025, come una delle azioni parte della Strategia europea per il tessile sostenibile e circolare. Nel prossimo futuro (tendenzialmente a partire dal 2027) tutti gli Stati membri dovranno istituire sistemi Epr per i prodotti tessili e l’Italia è in fase di finalizzazione del decreto attuativo da parte del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. In alcuni Paesi, come Francia e Olanda, gli schemi Epr per il tessile sono già attivi da diverso tempo. Gli obiettivi dell’Epr tessile sono parte della strategia europea e nazionale per sostenere la transizione verso un’economia circolare nel settore moda e tessile. L’obiettivo principale è ridurre i rifiuti tessili e contrastare l’accumulo di rifiuti da abbigliamento, calzature e tessili casa, promuovendo una gestione strutturata del fine vita dei prodotti.

Fondato nel 2024, Redress, cui a oggi hanno aderito una trentina di aziende, è il primo sistema collettivo creato in Italia da Reconomy, multinazionale con sede in Gran Bretagna specializzata in economia circolare e compliance ambientale, con oltre 10.000 clienti in più di 80 Paesi e 23 hub regionali. In Italia ReDress si avvale dei servizi di gestione rifiuti di Rlg Systems Italia, filiale italiana del gruppo, che ha alle spalle 25 anni di esperienza nei sistemi Epr per Raee, pile e accumulatori e nella gestione rifiuti.

"ReDress nasce nell’aprile 2024 con lo scopo di aiutare le aziende del settore moda e tessile a conformarsi alle normative di responsabilità estesa del produttore (Epr) sui prodotti tessili, che saranno introdotte a breve in tutta l’Unione europea", sottolinea Faccioli.

In concreto ReDress è un sistema collettivo che avrà l’autorità di adempiere a tutti gli obblighi previsti dalla normativa Epr per conto dei produttori non appena la legislazione entrerà in vigore. "Grazie a tecnologie, innovazione e competenze specialistiche organizziamo e gestiamo la raccolta e il trattamento dei rifiuti derivanti dalla filiera tessile. Inoltre, supportiamo le aziende nell’applicazione dei principi di economia circolare e nel migliorare la sostenibilità dei prodotti". Attualmente l’adesione al consorzio avviene su base volontaria, dato che l’iter normativo in Italia non è stato ancora completato da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: produttori, importatori, proprietari di marchi, rivenditori, ecommerce e altri attori della filiera possono già iscriversi per prepararsi in anticipo.

Quali sono le imprese soggette all'Epr

Le imprese soggette all’Erp tessile sono quelle che immettono sul mercato italiano prodotti tessili destinati ai consumatori finali, a prescindere dalla loro dimensione. In particolare, l’obbligo riguarda i produttori di abbigliamento, calzature e accessori, gli importatori e titolari di marchi, i rivenditori, vendite online e grande distribuzione e i distributori e le private label

Le categorie merceologiche inserite in bozza di decreto comprendono l’abbigliamento e gli accessori di vestiario, calzature e pelletteria, tessili per la casa e l’ospitalità, quindi lenzuola, asciugamani, tovaglie, tende, tappeti. Ma in concreto la normativa cosa comporta per le imprese?

In concreto cosa impone la normativa

Le aziende sono tenute alla registrazione presso un consorzio autorizzato e a dichiarare i volumi immessi sul mercato, in base al peso e per categoria merceologica. "Su questo fronte, quindi, sono avvantaggiate le imprese che spediscono online, attraverso i corrieri, perchè conoscono bene il peso dei prodotti", spiega Faccioli, aggiungendo che negli altri casi il consorzio supporta le aziende nel processo per la conversione dei pezzi in kilogrammi.

La valutazione è necessaria in quanto occorre versare un contributo economico per finanziare la raccolta, il riutilizzo, il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti tessili e questo importo viene calcolato per chilogrammo, variando in base alla tipologia di prodotto e alla sua riciclabilità (eco-modulazione).

L'obiettivo della normativa è spingere le aziende a progettare capi più durevoli, riparabili e riciclabili, grazie a criteri di eco-modulazione che premiano i prodotti sostenibili con contributi ambientali più bassi. Secondo Faccioli è importante sottolineare che l'introduzione della normativa apre la strada sia a nuove professionalità, sia a nuove opportunità imprenditoriali. "I capi dovranno essere riparati, il che crea opportunità di impiego per i sarti, per esempio", racconta Faccioli. Un altro aspetto fondamentale per centrare l'obiettivo che si è posto la direttiva è la comunicazione, sia lato imprese, sia cittadino.

"Le campagne di informazione sono fondamentali", dice la presidente di ReDress. E' il consumatore, infatti, che viene chiamato a conferire i propri indumenti a fine vita, al negozio, all'isola ecologica, al cassonetto. "L'educazione è, quindi, imprescindibile", conclude Faccioli, ricordando che i sistemi collettivi saranno obbligati a investire nella comunicazione.

EPR
Moda Sostenible
Redress
responsailità estesa del produttore
Sara Faccioli