Responsabilità estesa del produttore: come muoversi in attesa dell'adozione definitiva della normativa nazionale
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Si parla da diverso tempo di Responsabilità estesa del produttore, adesso, mentre l'applicazione della direttiva si avvicina, è necessario, sia da parte delle aziende, sia a livello governativo, dare attuazione a tutta una serie di processi e strategie necessari per adempiere agli obblighi previsti.
FashionUnited in questo articolo fa il punto della situazione con l'aiuto di Fabio Tognocchi, r&d manager del Consorzio Erp Italia Tessile, consorzio senza scopo di lucro, parte del Gruppo Landbell, presente con 43 sistemi collettivi in 18 Paesi. In Italia, il gruppo opera attraverso Consorzio Erp Italia da oltre vent'anni nella gestione dei flussi Raee e pile. Sul fronte tessile, il gruppo è già operativo in Olanda.
"Il quadro normativo europeo sta entrando in una fase decisiva. Con la revisione della Direttiva quadro sui Rifiuti, tutti gli Stati membri saranno chiamati a introdurre sistemi di Responsabilità estesa del produttore (Epr) per il settore tessile. Per le aziende italiane, il tema non riguarda soltanto una futura scadenza normativa, ma soprattutto la necessità di prepararsi per tempo a nuovi obblighi legati alla gestione del fine vita dei prodotti, alla raccolta e trasmissione dei dati e alla sostenibilità delle filiere", ha spiegato Tognocchi.
Il consiglio alle imprese è di iniziare già oggi a comprendere il proprio perimetro di responsabilità
Ma quindi, oggi, cosa dovrebbero fare le imprese per prepararsi adeguatamente? "In attesa dell'adozione definitiva della normativa nazionale, il consiglio alle imprese è quello di iniziare già oggi a comprendere il proprio perimetro di responsabilità, mappare i flussi di prodotto e monitorare gli sviluppi normativi, e capirne le ricadute in termini di budget, per evitare di trovarsi impreparate quando il sistema entrerà pienamente in vigore", ha aggiunto il manager del Consorzio Erp Italia Tessile.
In questa fase il lavoro del consorzio si è concentrato soprattutto sulla costruzione delle basi operative del futuro sistema, attraverso il confronto con aziende, operatori della filiera, associazioni e stakeholder nazionali ed europei.
"Più che sulla semplice adesione delle imprese, abbiamo scelto di investire nella definizione di progetti concreti e nella costruzione di relazioni lungo la catena del valore, perché riteniamo che la vera sfida dell'Epr tessile non sia solo la compliance, ma la creazione di un sistema efficiente in grado di supportare raccolta, selezione, riutilizzo e riciclo dei materiali. Dal confronto con il mercato emerge inoltre una forte esigenza di chiarezza. Le aziende stanno cercando di comprendere non solo quali saranno gli obblighi futuri, ma anche quali saranno gli impatti operativi, organizzativi ed economici delle nuove regole e come queste si integreranno con gli altri strumenti normativi europei oggi in fase di sviluppo", ha osservato Tognocchi.
Per avere una idea dello stato dell'arte in Italia in materia di gestione di rifiuti tessile è utile fornire qualche numero.
Secondo i dati del Rapporto Rifiuti Urbani Ispra 2024, in Italia esiste già una base operativa rilevante: il sistema Paese gestisce oggi circa 170.000 tonnellate di rifiuti tessili. Sono già presenti operatori specializzati, reti territoriali, competenze nella raccolta, attività di selezione e canali di valorizzazione dell’usato.
La nuova fase regolatoria richiede però un’evoluzione del modello attuale. Il sistema, hanno spiegato gli esperti del Consorzio Erp Italia, storicamente orientato soprattutto alla raccolta e alla valorizzazione dell’usato, dovrà rafforzare le proprie capacità operative per gestire volumi crescenti, assicurare maggiore tracciabilità dei flussi e aumentare le possibilità di riuso, riciclo e recupero.
A livello europeo, il tema assume una dimensione significativa: ogni anno nell’Unione europea vengono generati circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. L’introduzione dei regimi Epr per il tessile nasce proprio con l’obiettivo di rendere più strutturata e responsabile la gestione del fine vita.
La raccolta è una componente essenziale del sistema
La raccolta resta una componente essenziale del sistema, ma non rappresenta da sola l’elemento più complesso. L’intercettazione dei flussi è solo il primo passaggio di una filiera che deve poi selezionare, classificare e indirizzare i materiali verso le destinazioni più appropriate.
Il punto centrale è la capacità di valorizzare ciò che viene raccolto. I prodotti tessili devono essere valutati in base a qualità, composizione, stato di conservazione e potenziale destinazione: riuso, preparazione per il riutilizzo, riciclo o recupero, in linea con la gerarchia di gestione dei rifiuti.
Un aumento dei volumi raccolti, se non accompagnato da infrastrutture adeguate e da sbocchi industriali, può generare maggiore complessità gestionale e costi crescenti lungo la filiera.
La qualità dei prodotti immessi sul mercato è un tema centrale
L’implementazione dei principi di eco-design è uno dei fattori decisivi per rendere più efficace la gestione del fine vita dei prodotti tessili. La criticità non riguarda solo la qualità dei capi immessi sul mercato, ma il fatto che molti prodotti non sono ancora progettati tenendo conto della loro durabilità, riparabilità, riutilizzabilità e riciclabilità.
In un contesto in cui la produzione tessile globale è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015 e il consumo di abbigliamento e calzature è atteso in crescita del 63% entro il 2030, la progettazione diventa una leva industriale essenziale per ridurre la pressione sulla filiera a valle.
La normativa Epr si inserisce in questa prospettiva perché promuove sia il riutilizzo, sia il riciclo. Questo significa valorizzare due percorsi complementari: da un lato il riutilizzo dei prodotti che conservano caratteristiche adeguate per una seconda vita; dall’altro il riciclo dei prodotti che non possono essere reimmessi sul mercato come usato, ma che possono ancora generare materia prima seconda.
Il punto centrale è che questi percorsi funzionano meglio quando il prodotto è stato progettato correttamente fin dall’origine. Materiali più facilmente separabili, composizioni meno complesse, maggiore durabilità, minore presenza di componenti difficili da trattare e informazioni più chiare sul prodotto possono migliorare sia le possibilità di riuso sia quelle di riciclo.
In questo quadro, i sistemi collettivi possono contribuire a indirizzare i flussi verso la destinazione più appropriata, preservando il valore dei prodotti riutilizzabili e creando condizioni più favorevoli per il riciclo di quelli non idonei a una seconda vita. La revisione della Waste framework directive prevede infatti che i regimi Epr per il tessile contribuiscano a finanziare gestione, riuso, preparazione per il riuso, riciclo e smaltimento dei tessili raccolti separatamente.
Il sorting è uno dei passaggi più rilevanti della filiera
Il sorting è la fase in cui il rifiuto tessile viene qualificato e indirizzato verso il percorso più appropriato. Non si tratta solo di separare i tessili dagli altri rifiuti, ma di identificare composizione, qualità, stato del prodotto, presenza di accessori e potenziale destinazione: riutilizzo, preparazione per il riutilizzo, riciclo o recupero, hanno affermato, ancora, gli esperti del Consorzio Erp Italia. La complessità deriva dall’elevata eterogeneità dei flussi raccolti. Spesso gli abiti presentano un mix di fibre vergini e sintetiche, che necessitano di trattamenti diversi per essere correttamente valorizzati.
Senza sistemi di selezione efficienti, standard condivisi e tecnologie adeguate, il materiale rischia di perdere valore e di non essere idoneo a processi di riutilizzo o riciclo di qualità.
In questo contesto, il Digital product passport potrebbe rappresentare una soluzione particolarmente adatta per supportare la filiera. La disponibilità di informazioni digitali standardizzate su composizione dei materiali, presenza di fibre miste, trattamenti, accessori e caratteristiche di riciclabilità consentirebbe agli operatori di selezionare i prodotti in modo più accurato, creare dei flussi omogenei e di indirizzarli verso il canale più corretto.
Il passaporto digitale non eliminerebbe la necessità del sorting, ma potrebbe renderlo più efficiente, riducendo l’incertezza sulle caratteristiche del prodotto e migliorando la qualità dei flussi destinati a riuso e riciclo.