Responsabilità estesa del produttore: il 58% delle aziende ne ignora gran parte dei contenuti
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Un'indagine condotta nel primo quadrimestre 2026 dal Consorzio Ecotessile emerge che le imprese, specie le piccole e medie imprese, hanno bisogno di essere accompagnate su temi dell’Epr, responsabilità estesa del produttore, ossia su obblighi, eco-contributo e passaporto digitale di prodotto. "Manca ancora una visione completa. Servono informazione e formazione", ha sottolineato Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecotessili.
Il 41% delle aziende tessili non sa se la Responsabilità estesa del produttore le riguarda
Numeri alla mano, infatti, il 41% delle aziende tessili non sa se la Responsabilità estesa del produttore le riguarda nonostante, tra queste, il 70% sia effettivamente coinvolto in quanto produttore. Questo uno dei dati che emergono dal test di autovalutazione promosso dal Consorzio Ecotessili e condotto. Secondo le ultime dichiarazioni del ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, il testo della norma che introdurrà l’Epr per il settore tessile è atteso entro l’anno.
"Abbiamo voluto mettere a disposizione delle imprese uno strumento semplice e immediato per capire quanto sono preparate ad affrontare un cambiamento che impatterà su tutta la filiera", ha spiegato, attraverso una nota, Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecotessili. " Il test nasce come un rapido check-up digitale: serve a individuare debolezze e punti di forza nella conoscenza dell’Epr e, allo stesso tempo, ad accompagnare le aziende verso i nuovi obblighi. Le prime risposte raccolte indicano che la preparazione sul tema è ancora parziale, ma al contempo le aziende sono consapevoli di queste lacune e chiedono di essere formate e informate".
Il test è stato proposto alle imprese manifatturiere e della distribuzione che operano nei settori abbigliamento, calzaturiero, tessile per la casa e accessori. Hanno risposto in prevalenza realtà piccole e medie (80%), con sede soprattutto nel Nord e Centro Italia: un primo elemento che conferma che a essere coinvolti dal cambiamento non sono solo i grandi brand, ma esiste una rete diffusa di pmi che dovrà essere accompagnata nel percorso di adeguamento.
Rafforza questo quadro l’analisi delle attività svolte dalle aziende che hanno partecipato: circa la metà produce conto terzi, il 30% realizza anche o esclusivamente prodotti a marchio proprio e oltre il 20% importa dall’estero.
"La manifattura conto terzi non è direttamente coinvolta negli obblighi Epr ma rappresenta un anello fondamentale della filiera che sarà comunque chiamato a fornire risposte ai propri clienti", ha affermato Dezio. Inoltre, il 45% delle aziende opera anche sui mercati esteri, un aspetto rilevante perché la normativa risponde a una direttiva europea e interesserà progressivamente i diversi Paesi dell’Unione.
Sul piano della conoscenza generale, l’85% delle aziende dichiara di aver sentito parlare di Epr (il 27% dice di conoscerla “abbastanza bene”, mentre il 58% ne ignora gran parte dei contenuti), tuttavia nessuno afferma di conoscerla “in modo approfondito”. Più di un’azienda su sei è totalmente all’oscuro.
Anche sugli obblighi che l’Epr introduce emergono elementi di consapevolezza parziale: il 77% delle aziende sa che sarà necessario iscriversi a un consorzio, il 57% è a conoscenza dell’obbligo di dichiarazione periodica, mentre solo la metà conosce l’eco-contributo. Il passaporto digitale di prodotto è conosciuto dalla quasi totalità delle aziende, ma in poche sanno realmente cosa comporti. "Le imprese iniziano a cogliere alcuni passaggi, ma manca ancora una visione completa, soprattutto su strumenti come il contributo ambientale e le sue modalità di applicazione. Infatti solamente il 30% dice di sapere cosa si intende per eco-modulazione", aggiunge Dezio.
Che cosa è L’Epr tessile
La Responsabilità estesa del produttore (Extended producer responsibility) è il principio per cui produttori, brand, importatori e distributori di prodotti tessili diventano responsabili anche della gestione dei capi a fine vita, finanziando raccolta, riuso, riciclo e smaltimento attraverso i sistemi consortili.
Riguarda non solamente l’abbigliamento, ma anche le calzature, i tessili per la casa e gli accessori. Previsto dall’Unione europea nell’ambito delle politiche di economia circolare, il modello punta a ridurre l’impatto ambientale del settore incentivando prodotti più durevoli e riciclabili; in Italia il sistema attende l’approvazione del decreto che definirà il quadro operativo.