Sergio Rossi prosegue la battaglia legale a tutela del made in Italy

Il marchio di calzature Sergio Rossi prosegue la sua battaglia contro la contraffazione. Ieri, il marchio fondato negli anni '60, che conta 47 negozi nel mondo e oltre 500 dipendenti, attraverso una pagina sul Corriere della Sera, ha ribadito che "prosegue la sua battaglia legale a tutela del made in Italy e dell'artigianalità sulla quale l'azienda fonda la sua identità da oltre sessanta anni".

In particolare, recita l'azienda dalle pagine del Corsera, "Sergio Rossi assistita dallo studio legale Rucellai&Raffaelli ha ottenuto un provvedimento reso inaudita altera parte dalla Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Napoli, in accoglimento a un ricorso nei confronti della società Chantal 1962 S.r.l per tutelare i segni distintivi della collezione sr1. In particolare, il Tribunale ha ritenuto che "Sergio Rossi ha documentato l'accreditamento sul mercato della placca, elemento distintivo fortemente individualizzante e caratterizzante, fin dal 2016 (talchè) deve affermarsi che la ricorrente ha diritto alla tutela contraffattoria invocata".

Sergio Rossi ha ottenuto un provvedimento reso inaudita altera parte dal Tribunale di Napoli, in accoglimento a un ricorso nei confronti della società Chantal 1962 S.r.l per tutelare i segni distintivi della collezione sr1

Alla luce di ciò, si legge ancora sulla pagina del quotidiano di ieri, le parti hanno raggiunto un accordo che prevede, tra l'altro, l'interruzione della produzione dei prodotti oggetto del ricorso da parte di Chantal 1962 S.r.l, nonchè la revoca del provvedimento.

Come spiegato da Sergio Rossi, "il lancio della collezione sr1, caratterizzata da forme precise e dell'iconica linguetta con placchetta quadrata, ha rappresentato il primo capitolo della nuova storia di Sergio Rossi, e a oggi racchiude i i tratti distintivi del Dna del marchio, per una nuova era all'insegna dell'innovazione nel rispetto dei codici storici. Il brand ha agito ancora una volta a salvaguardia dell'autenticità e della qualità del prodotto, ma soprattutto a difesa della maestria dei propri artigiani e dell'interesse dei propri clienti per un mercato libero dalla contraffazione"-

L'azienda, infatti, continua a promuovere la produzione artigianale presso la sede di San Mauro Pascoli, dove lavorano 120 artigiani professionisti.

Come specificato l'azienda conta oltre 500 dipendenti: 300 lavorano in Italia ripartiti tra lo showroom di Milano, lo stabilimento di San Mauro Pascoli e le boutique di proprietà. Le filiali si trovano negli Stati Uniti (a New York City), nell'area Apac (a Hong Kong e Shanghai) e in Giappone (a Tokyo) e sono affiancate dalla rete di vendita diretta presente in questi Paesi.

L’Italia è al terzo posto, dietro Stati Uniti e Francia, tra i Paesi più colpiti dalla contraffazione

Numeri alla mano, sono 88mila i posti di lavoro persi a causa del mercato della contraffazione, un dato che equivale al 2,1 per cento del totale dei lavoratori impiegati nei settori colpiti dal fenomeno.

Questi i dati allarmanti contenuti nel Report di Euiipo, Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, e Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, su “Tendenze del commercio di prodotti contraffatti e usurpativi” che aggiorna il lavoro svolto nel 2016.

All'indomani della pubblicazione del report Indicam, l'associazione italiana per la tutela della proprietà intellettuale ha chiesto maggiore coordinamento nel sistema di controllo alle dogane europee e maggiore pressione sugli Stati all’origine dei beni falsi.

"L’Italia al terzo posto, dietro Stati Uniti e Francia, tra i Paesi più colpiti dalla contraffazione è l’ennesimo segnale di come la situazione stia declinando in maniera allarmante dando una prospettiva che non fa che peggiorare anno dopo anno", ha detto, in una nota, Mario Peserico, presidente di Indicam, commentando i dati del report.

Nel dettaglio, lo studio afferma che in Italia sarebbero 10,3 i miliardi di euro di mancato gettito tributario causato dalla contraffazione (di cui 4,3 miliardi di euro persi per il mancato pagamento dell’Iva), una cifra che equivale al 3,2 per cento del totale delle tasse riscosse e allo 0,62 per cento del Pil.

Foto: Sergio Rossi website

 

Notizie correlate

ALTRE STORIE

 

ULTIMI LAVORI

 

PIÙ LETTO