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Studio Shein: l'Italia è tra i primi tre Paesi al mondo per utilizzo prolungato dei capi

Il 73% degli italiani nell'ultimo anno ha riparato almeno un capo di abbigliamento
Moda
Ciò che determina quanto a lungo un capo resta nel guardaroba è il comfort Credits: FashionUnited, immagine generata con l'ausilio dell'Ia
Scritto da Isabella Naef

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L'Italia si colloca tra i primi tre Paesi al mondo per utilizzo prolungato dei capi, con quasi il 40% dei clienti italiani che indossa i propri prodotti Shein più di 50 volte. Questo un dato contenuto nel secondo il Global circularity study 2025 di Shein, l’indagine condotta dall'azienda su oltre 15mila clienti in 21 Paesi. Il mercato italiano è inoltre tra i soli 3 al mondo in cui oltre il 70% dei clienti ripara i propri vestiti.

Lo studio, realizzato tra novembre e dicembre 2025 tramite il Survey centre integrato nell'app e nel sito Shein, ha raccolto le risposte di 15.461 consumatori in 21 Paesi, tra cui 622 in Italia, offrendo per la prima volta una fotografia dettagliata e comparativa dei comportamenti di acquisto e utilizzo nei diversi mercati.

Nel dettaglio, il 76,8% dei clienti Shein italiani dichiara di aver acquistato negli ultimi 12 mesi meno di 30 capi di abbigliamento complessivi, online e offline, rispetto alla media globale del 71,1%. Il 59,8% si ferma addirittura sotto i 20 capi. Nel confronto, percentuali più elevate sono state registrate infatti in Giappone (85,0%), Singapore (78,7%) e Brasile (77,8%). A guidare le scelte di acquisto online non sono le tendenze del momento, ma criteri pratici e personali: la ricerca del miglior prezzo (92,0%), la disponibilità di taglie adatte (90,5%) e la capacità del capo di riflettere il proprio stile personale (89,4%). 

Ciò che determina quanto a lungo un capo resta nel guardaroba è il comfort

Secondo quanto emerge dal sondaggio, i clienti italiani utilizzano i capi della piattaforma con un’elevata frequenza: il 48,9% dichiara infatti di indossare i basic di Shein, come t-shirt, jeans e top casual, più di 50 volte prima di cederli, donarli o smaltirli. Una percentuale inferiore rispetto a Francia (55,6%), Spagna (52,3%) e Brasile (51,5%). Se si allarga lo sguardo ai consumatori italiani che li indossano più di 30 volte, la percentuale sale al 69,1%.

Il riutilizzo dei capi non si limita al guardaroba di tutti i giorni: il 43,2% dichiara di indossare i capispalla Shein più di 50 volte, il 42,1% le calzature e il 40,3% l’abbigliamento sportivo.

“Il Global circularity study 2025 evidenzia come i nostri consumatori utilizzano e gestiscono i propri capi d’abbigliamento della vita quotidiana. I clienti italiani scelgono con attenzione, indossano i capi a lungo e si impegnano a dargli una seconda vita, ricorrendo a soluzioni come la riparazione, lo scambio o la donazione", ha sottolineato, attraverso una nota, Mustan Lalani, Shein Global head of sustainability.

La sfilata di Shein a Milano nell'autunno 2025 Credits: Shein

I clienti italiani cercano di dare una seconda vita ai capi: l'84% lo cede ad amici e familiari

Coerentemente, i risultati indicano che ciò che determina quanto a lungo un capo resta nel guardaroba non è il brand o gli stili di tendenza, ma il comfort (84,6%) e la vestibilità rispetto alla propria taglia (83,6%).

Il comportamento dei consumatori italiani va oltre il semplice uso prolungato. Il 72,8% dichiara di aver riparato o modificato almeno un capo di abbigliamento negli ultimi 12 mesi, rendendo l'Italia uno dei soli tre mercati su 21, insieme a Brasile (80,0%) e Messico (72,9%), in cui oltre il 70% dei clienti intervistati pratica la riparazione. Chi ripara lo fa soprattutto perché è in grado di effettuare piccoli interventi in autonomia, come ricucire un bottone o sistemare una cucitura (44,2%). Per chi invece non ripara, il fattore principale che lo incoraggerebbe a iniziare sarebbe proprio l'acquisizione delle competenze necessarie (56,8%), segno che il freno non è la mancanza di volontà, ma di know-how pratico.

Quando un capo esce dal guardaroba, i clienti italiani riferiscono di cercare comunque di dargli una seconda vita: l'84,1% lo cede spesso o talvolta ad amici e familiari, mentre il 75,7% dichiara di donarlo a enti benefici o organizzazioni non profit.

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