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Top model e body shaming: essere affamati non è indice di successo

Scritto da Jackie Mallon

29 mar 2021

Moda

"Essere affamati non dovrebbe essere un segno di successo": queste le parole di Karen Elson, la modella britannica che ha raggiunto la fama a metà degli anni '90, sfilando per Marc Jacobs, Jean-Paul Gaultier, Chanel, Versace, Ysl, Alexander McQueen, Dior, Anna Sui, Gucci e Moschino, e apparsa sulle copertine delle riviste internazionali più prestigiose. Durante il suo primo Model mentor su Zoom la modella ha parlato francamente, insieme ad altre ex modelle e aspiranti tali, a proposito dei casting, del body shaming e dell'abuso psicologico che è prevalente nell'industria della moda.

Elson ha spiegato come, alla tenera età di diciotto anni, al fine di perdere peso, le è stato consigliato di fare più sesso e di interrompere la pillola contraccettiva perché la rendeva troppo gonfia. Minacce velate e il miraggio di nuovi ingaggi per ogni chilo perso, oltre a una paura costante di presentarsi al lavoro chiedendosi se qualcuno avrebbe avuto da ridire sul suo peso, l'hanno portata a una relazione malsana con il cibo per tutta la vita. Ciò che forse è più allarmante è che i consigli di cui sopra provenivano da coloro che avrebbero dovuto prendersi cura di lei nell'industria della moda.

"Il mio rapporto con il cibo probabilmente non tornerà mai a un livello considerato normale", ha detto la Elson ai suoi ospiti di Zoom, esponendo candidamente i sentimenti di imbarazzo e vergogna provati quando veniva sorpresa a mangiare. Solo ora la modella ha capito che la vergogna non avrebbe dovuto provarla lei ma l'industria della moda e, in particolare, la fascia più alta della moda, dove impera ancora questa "cultura". "Sei lodata per il tuo aspetto proprio quando sei al peggio", ha aggiunto Elson.

L'industria della moda non protegge le giovani modelle

Ora la modella, che si sta curando per i suoi disordini alimentari, ha 40 anni e due figli, descrive come il settore della moda metta le modelle in una sorta di "scatola" e che quella scatola era il corpo che aveva a 16 anni quando ha iniziato. Ci si aspetta che il tuo corpo rispetti sempre quello standard. "C'è questa feticizzazione dei corpi in una fase della pre pubertà" nell'alta moda, ha spiegato, "un look scavato e androgino". Nel corso degli anni la modella ha visto molte delle sue coetanee lasciare l'industria a pezzi, e purtroppo ancora oggi vede le ossa sporgenti e la peluria che cresce su tutti i corpi delle modelle che è segno di malnutrizione.

James Scully, direttore di casting diventato avvocato per i diritti delle modelle e informatore contro la cattiva condotta dell'industria, ricorda di aver sentito un gruppo di giovani modelle parlare di quanto tempo era passato dall'ultima volta che avevano avuto il ciclo mestruale. Nonostante l'innalzamento dei requisiti di età per fare le modelle, non vede alcun miglioramento significativo nel trattamento delle modelle. Elson concorda sul fatto che l'industria deve fare di più, suggerendo che il il Cfda, il Council of fashion designer of America, si impegni con gli stilisti che continuano a fare modelli di prova in taglie piccolissime. Gli stilisti, storicamente, hanno detto che campionari in taglie mini erano più veloci e meno costosi rispetto a taglie medie.

Body shaming e industria della moda

Tra i partecipanti all'incontro su Zoom c'era Christina Grasso, co-fondatrice di The Chain, una realtà no-profit per le donne della moda, dei media e dell'intrattenimento che affronta i disordini alimentari, e Leanne Maskell, una ex modella che, quando fu scoperta a diciotto anni, le fu prontamente detto di smettere di mangiare pane e di perdere 5 centimetri dai fianchi. La modella ha lasciato la carriera sulle passerelle per studiare legge ed è diventata una voce importante per i diritti delle modelle nel Regno Unito, avendo riconosciuto uno squilibrio di potere che danneggia le donne, la loro salute mentale e che inevitabilmente si riversa sulla società in generale. Maskell ha creato il Model Manifesto come manuale anti-sfruttamento per le giovani aspiranti modelle.

Elson crede che l'industria tolleri un livello di meschinità e bullismo che non sarebbe accettabile altrove. La conversazione intorno all'immagine corporea e agli standard impossibili fissati dalla moda è ancora avvolta nella segretezza, ma Elson spera di cambiare questa situazione essendo aperta sulle sue esperienze. Elson ha raccontato come un redattore, durante un servizio di moda, una volta le abbia urlato in una stanza affollata: "Quanto sei grassa in questo momento? Spera in un tempo in cui una modella da passerella affermata sarà in grado di guadagnare dieci chili ed essere ancora accettata". Anche se lavora ancora occasionalmente con stilisti che hanno fatto commenti crudeli su di lei in passato, la Elson ricorda ogni parola. Appena un anno fa, uno stilista ha accettato di confezionare un abito su misura per il suo corpo. Ma quando l'ha vista con i vestiti non ha resistito e ha commentato: "Puoi camminare senza i tuoi fianchi? I tuoi fianchi distraggono troppo".

La fashion editor Jackie Mallon è anche formatrice e autrice di Silk for the Feed Dogs, un romanzo ambientato nell'industria della moda internazionale

Articolo originariamente pubblicato sull'edizione americana da Jackie Mallon e tradotto e riadattato per fashionunited.it da Isabella Naef

Foto: Pexels