Una boccata di creatività e di marchi indipendenti ha animato la 42esima edizione della Riga fashion week
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Una boccata di creatività e di marchi indipendenti ha animato la 42esima edizione della Riga fashion week Punto di riferimento per l'industria della moda dei Paesi Baltici, la kermesse ha ospitato 18 marchi
La moda lettone gioca con le stratificazioni, forse anche a causa del clima del Paese dove dai pochi gradi del mattino, si passa ai 15 del primo pomeriggio, con la storia, che ha radici lontane, e con una sana creatività, sempre più merce rara per le griffe delle multinazionali alle prese con l'obiettivo di riportare il giro d'affari ai fasti di un tempo e legate, per non dire "imbrigliate", nel Dna del marchio e relativo archivio.
Riga ha maturato una sensibilità nei confronti della moda e una capacità artigianale che si è diffusa durante la dominazione sovietica
La cosa che colpisce maggiormente di primo acchito alla fashion week lettone è l'alta partecipazione alle sfilate anche del pubblico di non addetti ai lavoratori, i clienti dei brand, anche se non sono attori o persone dello spettacolo, invitati dai singoli marchi, e con indosso outfit molto curati, anche da gran sera. Le sfilate della città lettone, infatti, si svolgono dal tardo pomeriggio in poi, mentre la parte centrale della giornata è dedicata alle visite negli showroom, alle presentazioni di marchi più piccoli o alle mostre nei musei.
La città di Riga ha da lungo tempo maturato una sensibilità nei confronti della moda e una capacità artigianale che si è diffusa per sopperire alla scarsità di offerta di accessori e abbigliamento nell'epoca di dominazione sovietica. Come ha spiegato a FashionUnited, Agrita Greenwald, curatore e project manager del Museo della moda di Riga, infatti, "per assecondate la necessità di vestirsi in maniera elegante molti lettoni, che una volta non potevano trovare ciò che desideravano nei negozi, dovevano industriarsi e imparare a realizzare gli abiti con le loro mani".
Sarà anche per questo che il gusto per il "bel vestire" è rimasto importante soprattutto in determinate occasioni. Come racconta Natalya Muzichkina, fondatrice e direttrice del Museo della moda di Riga, "lo si vede bene andando a teatro dove le persone hanno mantenuto il gusto di vestirsi in maniera appropriata".
La 42esima edizione della fashion week di Riga, fondata da Elena Strahova, ha ospitato 18 stilisti, estoni, lettoni, lituani e internazionali
Con queste premesse, quindi, la 42esima edizione della fashion week di Riga, fondata da Elena Strahova, che ne è anche il ceo, è andata in scena dal 14 al 18 aprile e ha ospitato 18 stilisti, estoni, lettoni, lituani e internazionali.
Tra i marchi lettoni che hanno presentato le loro collezioni per l'autunno inverno 26-27, figurano Anna Kruz, Baé by Katya Shehurina, Iveta Vecmane, Katya Katya, Natalija Jansone, Studio Mx, Sviests by Sergey Hatanzeisky, Una Berzina e Verens. Tra gli altri brand presenti Hannes Rüütel (Estonia), Laura Daili e Lilija Klim-Larionova (Lituania), Paul Williams Atelier (Regno Unito/Nigeria) e A.Cont (Spagna/Perù). Lo spazio Latvian Design Stories-Butterman, uno showroom ubicto nel centro di Riga, ha ospitato le presentazioni di Novaliss (Spagna/Lettonia), Annaelizabete.Fashion e Lyuiize (Lettonia).
Si tratta sia di nomi affermati nei Paesi Baltici, sia di marchi più di nicchia, indipendenti, il cui mercato principale fino a qualche anno fa era la Russia, ma dallo scoppio del conflitto stanno cercando di svilupparsi maggiormente all'interno dei Paesi Baltici e, anche attraverso l'ecommerce, di crescere nel resto d'Europa, ha raccontato Strahova.
Quel che colpisce della loro proposte e che rappresenta talvolta una boccata d'aria fresca rispetto alla più note capitali della moda europee, è l'approccio nella presentazione delle collezioni, capace di mettere al centro l'abito, di far parlare il marchio attraverso i capi.
Laura Daili, per esempio, ha portato in passerella look intrisi di contrasti materici, dettagli artistici, trasparenze e silhouette scultoree. Il motivo ispiratore della collezione battezzata "Invisible tension", è il frammento di vetro, che simboleggia non solo la vulnerabilità, ma anche il cambiamento: la fine del vecchio e l'inizio del nuovo. Questa idea è arricchita dall'interpretazione personale della designer: il detto "i cocci portano fortuna" si è trasformato in un linguaggio visivo dove la frammentarietà acquisisce valore estetico. L'estetica della collezione è influenzata anche dall'ambiente personale della stilista, suo marito è un artista del vetro, rendendo il processo di lavorazione di questo materiale parte integrante della creazione di moda. Trasparenze, riflessi, linee nette e strutturalità non sono elementi casuali, ma una direzione di design sviluppata con coerenza.
"Uno degli accenti più forti della collezione sono i corsetti, gli accessori e gli elementi costruttivi realizzati in vetro riciclato. Il vetro funge qui non solo come dettaglio decorativo, ma come materiale strutturale che definisce le linee del corpo, creando l'effetto di un'armatura fragile", ha spiegato la stilista Laura Dailidėnienė.
Visivamente, la collezione vive di contrapposizioni. Silhouette stratificate, abiti leggeri e fluidi si alternano a forme rigide e architettoniche, creando un insieme dinamico. La trasparenza diventa qui sia una scelta estetica che un livello concettuale. Nella palette cromatica dominano le sfumature di menta, i toni freddi del verde e il rosso acceso, abbinati al bianco e al nero per rafforzare la sensazione di freschezza e delicatezza.
I frammenti di vetro non vengono nascosti; al contrario, sono deliberatamente messi in risalto.
Insomma, i capi ready to wear sono sovrapponibili, trasformabili e pensati per essere indossati in diverse occasioni, dal look da giorno agli outfit per il matrimonio o la luna di miele. La collezione oltre a integrare tecniche di upcycling propone anche accessori realizzati in collaborazione con il brand Korte Art. "In molti casi disegno anche capi su richiesta, tra i miei clienti ci sono molti attori che lavorano in teatro e musicisti", ha sottolineato Kasparsone che si è laureata presso l'Accademia d'Arte della Lettonia e ha un'esperienza professionale maturata attraverso stage presso marchi di lusso a Londra e partecipazioni a studi e concorsi internazionali in Italia, Francia e Cina.
Capi su richiesta ma anche alta moda e semi couture: la settimana della moda baltica ha proposto una varietà delle declinazioni dell'industria del fashion. Studio Mx, che ha sfilato il primo giorno, per esempio, è un brand di abbigliamento femminile semi-couture. L'etichetta, anche in un'ottica di sostenibilità, realizza ogni capo su ordinazione e durevoli, che non devono mai passare di moda.
La creatrice di Mx è Megija Luīze Pudāne. Originaria della Lettonia ha conseguito la laurea in fashion design presso l'Ifa Paris nel 2024.
Durante gli studi ha perfezionato le sue competenze e ha trovato il proprio stile: un’estetica fatta di design semplici ma eleganti, focalizzata su forme e silhouette, e caratterizzata dal suo amore per il colore nero. La collezione presentata durante la kermesse lettone è un tripudio di abiti scivolati, di trasparenze, di silhouette talvolta accennate e talvolta fasciate dagli abiti.
Una collezione fresca, che strizza l'occhio alle nuove generazioni, è stata quella proposta da Varens. Il marchio, fondato nel 2015, nato specializzandosi in abbigliamento da casa e indoor di alta qualità per donna, nel 2023 ha intrapreso un percorso di evoluzione, introducendo design inclusivi per uomo e donna, con un focus costante su qualità e comfort.
L'obiettivo è sostenere la natura creando e producendo capi femminili autentici e di stile, realizzati con materiali ecologici. Attraverso la produzione di collezioni limitate, il marchio intende ridurre il consumo eccessivo.
L'etichetta è stata fondata da Katerina Varan, una designer con una profonda conoscenza nel campo della modellistica e della confezione, mentre aspettava un figlio. L'obiettivo della designer è unire un'eccellenza qualitativa all'accessibilità, rendendo capi eleganti e ben realizzati fruibili da un pubblico più vasto.