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Zalando lancia il servizio “second hand” in Italia

Scritto da Isabella Naef

20 apr 2021

Moda

Foto: Zalando, dall'ufficio stampa

I clienti italiani dell'etailer tedesco Zalando potranno acquistare e vendere articoli di moda di seconda mano direttamente sulla piattaforma a partire da giovedì 22 aprile.

L'etailer intende così rispondere alle esigenze dei consumatori pubblicate nel report esclusivo “It Takes two”, con dati specifici sull'Italia e dieci raccomandazioni, su come colmare il divario tra attitudini e comportamenti dei consumatori nella moda sostenibile.

Più del 90 per cento dei consumatori della Generazione Z afferma che le aziende hanno la responsabilità di proteggere l'ambiente

Stando all'indagine, infatti, gli italiani sono in prima posizione, più della metà degli intervistati, nel richiedere alle aziende di offrire opzioni di moda di seconda mano per aiutarli ad agire in modo più sostenibile.

"Se guardiamo all’Italia, in prima posizione rispetto ad altri paesi europei, più di un italiano su due, richiede alle aziende di offrire opzioni di moda di seconda mano per essere aiutato ad agire in modo più sostenibile. Al secondo posto i francesi (55 per cento), al terzo gli spagnoli (46 per cento)", ha spiegato il management in una nota.

La nuova offerta “second hand” prevede spedizioni e resi gratuiti entro 100 giorni, diversi metodi di pagamento e velocità delle spedizioni. "Per permettere di gestire i propri acquisti ancora più facilmente, è stata aggiornata anche la lista desideri dello store: i clienti vedranno ora in automatico tutti gli articoli che hanno acquistato su Zalando e potranno caricare i capi acquistati altrove già in loro possesso, per venderli con pochi clic", spiega l'azienda con quartier generale a Berlino.

"Dopo aver venduto gli articoli, i clienti italiani potranno scegliere se ricevere un buono Zalando del valore corrispondente o se fare una donazione a uno dei due partner coinvolti, Croce Rossa e WeForest. Tutti gli articoli di seconda mano offerti da Zalando verranno sottoposti a un controllo di qualità e catalogati in un assortimento sempre aggiornato disponibile per milioni di clienti", prosegue la nota.

L'etailer ha scelto un packaging senza plastica per tutti gli ordini della categoria second hand, utilizzando carta riciclata.

La trasparenza diventa un valore sempre più rilevante

Tornando ai dati del report “It Takes two: How the industry and consumers can close the sustainability ‘attitude-behavior cap’ in fashion", è evidente che i consumatori devono dare la priorità alla sostenibilità nella moda tanto quanto in altre settori della propria vita quotidiana. Il riciclo è un ottimo esempio: un'abitudine normale per molte persone, ma non quando si tratta di capi di abbigliamento. Una necessità e richiesta molto importante, testimoniata da quanto emerso dal report: il bisogno di una moda più sostenibile spicca in particolar modo tra i consumatori più giovani. Più del 90 per cento dei consumatori della Generazione Z (di età compresa tra 18 e 24 anni) afferma che le aziende hanno la responsabilità di proteggere l'ambiente e avere un impatto sociale positivo.

Molti di questi consumatori desiderano che le proprie decisioni in materia di moda riflettano i propri valori, inclusi gli acquisti di seconda mano, il riciclo e la riparazione.

Dal report emerge, inoltre, che i due terzi dei consumatori di moda, a livello europeo, ritengono che la sostenibilità sia diventata più importante per loro dall'inizio della crisi e una percentuale simile si sentirebbe propensa a “boicottare” un brand che non riesce a fare la sua parte in termini di protezione del pianeta. La trasparenza diventa un valore sempre più rilevante: in media il 60 per cento dei consumatori ritiene, infatti, che la trasparenza da parte dei brand sia importante anche in termini di miglioramenti sul lungo termine. Gli italiani, in particolare, si posizionano ben oltre la media, al 71 per cento, seguiti dai francesi (62 per cento), tedeschi (57 per cento) e svedesi e inglesi (entrambi 55 per cento).

Tuttavia, pochi hanno abbracciato il concetto di circolarità: solo il 23 per cento ripara i propri vestiti e solo il 25 per cento acquista regolarmente articoli di seconda mano.