La moda dice addio a Emanuel Ungaro

Negli anni '70 e '80 indossare un abito di Ungaro era sinonimo di quell'eleganza fatta di raffinatezza, gusto e un pizzico di irriverenza. Un couturier, uno degli ultimi degni di portare questo nome, che non solo ha segnato un'epoca, ma che ha saputo mixare le radici italiani con lo snobismo parigino e con l'allure della ville lumière. La scomparsa di Emanuel Ungaro, avvenuta il 21 dicembre, a 86 anni, nella sua casa di Parigi, dopo una lunga malattia, segna la fine di un'era che attende eredi illuminati.

Lo stilista, 86enne, si è spento a Parigi

Nato a Aix-en-Provence, nel 1933, Ungaro era figlio di un sarto pugliese, di Francavilla Fontana, esule in Francia perché antifascista. Lo stilista lascia la moglie, Laura Bernabei, e la figlia Cosima.

Ungaro creò la propria griffe nel 1965 e presentò la sua prima collezione durante il periodo d'oro della moda futurista. La sua cifra stilistica, oltre a una capacità ineguagliabile di far risaltare femminilità ed eleganza, si ritrova in un mix di stampe e sfumature luminose su drappeggio.

Fin da subito lo stilista scelse avenue Montaigne, a Parigi, come sede del suo primo negozio.

Nel 1996 la sua azienda fu acquistata dal gruppo italiano Ferragamo, ma il suo addio alla moda avvenne nel 2004. Nel 2005 Ungaro passò al fondo Usa Aimz, controllato dall’imprenditore Asim Abdullah. La storia della griffe è legata all'italia tanto quanto sono italiane le radici di Ungaro: in tempi diversi la produzione delle collezioni è stata affidata alle aziende italiane Aeffe e Modalis, per diversi anni la direzione creativa dell'etichetta è affidata a Giambattista Valli e a Fausto Puglisi ( dal 2012 al 2017).

Oggi lo stilista è ricordato come sinonimo di un'eleganza colta, raffinata e tradizionale, ma la forza di Ungaro, almeno inizialmente, fu quella di aver saputo creare abiti bellissimi ma per le donne del suo tempo. Lo stilista era maestro nel mescolare stampe, motivi, colori, ruches e drappeggi, nel fare vestiti capaci di sprigionare buon umore e, al tempo stesso, di conservare il gusto per la forma.

Trasferitosi a Parigi negli anni '50, lo stilista, figlio di un sarto, divenne assistente di Cristobal Balenciaga. In quegli anni maturò il desiderio di aprire la propria maison. Nel 1965 il sogno divenne realtà e avenue Montaigne divenne il suo regno dove quotidianamente approdavano aristocratiche europee, attrici e parigine in cerca dell'abito per le serate mondane che all'epoca si potevano davvero definire tali.

Foto: Pierre Guillaud / AFP

 

Notizie correlate

ALTRE STORIE

 

ULTIMI LAVORI

 

PIÙ LETTO