Capi da colpo di fulmine, consigli e passaparola: vendite a +22% per lo store Wait and See anche senza shop online
Cosa ti svolta la giornata facendoti sentire meglio? Cosa ti rende felice? Lo puoi mettere in stagioni diverse e mischiarlo ad altri capi già in guardaroba? Queste sono alcune delle domande da farsi per riuscire a presentare una gamma di proposte di abbigliamento e accessori da "colpo di fulmine" e per giunta a prezzi abbordabili: Uberta Zambeletti, fondatrice, oltre 16 anni fa, di Wait and See, negozio milanese al civico 14 di via Santa Marta, pare aver trovato la ricetta magica per il suo concept store.
Intanto la fashion designer, trendsetter e fondatrice del negozio milanese ha deciso di debuttare nel beauty firmando "Il Rossetto", da lei creato in esclusiva per Wait and See. "Ne ho venduti 200 in una settimana", spiega Zambeletti, raccontando che non esce mai di casa senza perchè un tocco di rossetto "cambia tutto".
A poco più di un anno dalla chiusura dell'ecommerce quali sono i risultati delle vendite rispetto all'anno precedente?
A un anno esatto dalla chiusura definitiva del canale online, completata il 31 agosto 2025, le vendite del solo punto fisico sono cresciute del 22% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con un traffico in negozio in aumento del 10%, uno scontrino medio salito del 10% e un tasso di conversione che ha toccato il 44% (il 44% delle persone che entra in negozio, acquista, ndr). In crescita anche il peso della clientela internazionale, soprattutto Usa, Uk, Francia, Svizzera e Germania, ora quasi al 21% delle vendite, con un aumento di quasi 2 punti. Numeri che assumono ancora più rilievo se confrontati con il 2022, anno record per il negozio nella fase di piena riapertura successiva alla pandemia: la performance di cui abbiamo parlato lo ha superato del 7%, e le proiezioni sull'anno fiscale 2026 indicano un ulteriore miglioramento, pari a un +9% sul 2022.
Ma qual è il segreto di questo successo, come riesce a comprare le "cose giuste" che possano piacere a una clientela trasversale come la sua?
Io, effettivamente, vesto clienti dai 18 ai 90 anni e per tutte le occasioni. Faccio buying tenendo conto del fatto che voglio rendere felici molte donne; osservo molto le persone, anche per strada, e le ascolto. Prima di procedere agli acquisti vedo le collezioni per circa due mesi: scelgo un prodotto che possa coprire tutte le tipologie di donne, di età, di taglie. Alla base c'è la mia esperienza e competenza. Ci sono tanti parametri che concorrono nel decretare l'approdo di un capo da Wait and See: in primo luogo non c'è nulla di quello che acquisto che non metterei io stessa, poi penso che un capo vada "ammortizzato", ossia che debba poter essere messo in diverse stagioni con outfit diversi.
Cosa è cambiato nell'approccio con la clientela? Concretamente: come avete sostituito la possibilità di effettuare le vendite attraverso ecommerce?
Innanzitutto va detto che alla chiusura del canale online è stata affiancata una ristrutturazione del negozio fisico, ripensato per diventare il vero centro dell'esperienza di acquisto. Ho tenuto in piedi anche il customer care, che è tornato a essere il cuore del rapporto con la clientela, sia internazionale, sia italiana. Per esempio, quando vanno in onda le mie dirette su Instagram (la pagina di Wait and See conta 156mila follower) per mostrare i nuovi arrivi, le clienti fanno uno screenshot dei capi e degli accessori a cui sono interessate e il customer care manda tutte le informazioni che vengono richieste: dalla composizione del tessuto, alle taglie disponibili, alla vestibilità, oltre a eventuali nuove foto; insomma tutto quello che può essere utile per valutare e procede con l'acquisto. Per quanto concerne il rapporto con le clienti devo dire che la comunicazione di Wait and See è cambiata ed è molto incentrata su di me. Io sono più presente e trascorro sempre più tempo a contatto con le clienti, in negozio e sui canali digitali, con il profilo del negozio e il mio personale. Organizzo e conduco le dirette web su Instagram per presentare le collezioni, e propongo contenuti sui social media. C'è una maggiore vicinanza e fidelizzazione; basti pensare che il 25% delle clienti arriva da noi grazie al passaparola. Ho clienti straniere che vengono a Milano apposta per fare acquisti da Wait and See; quelle italiane che non vivono a Milano arrivano in negozio e concentrano gli acquisti in un giorno solo, cosa che ha fatto salire lo scontrino medio del 10%, come ho sottolineato prima.
I marchi della moda vivono un momento complesso, sia per la crisi dei consumi, sia per mutamenti che stanno stravolgendo il mondo del fashion: cosa ne pensa?
Penso che in questo particolare momento sia premiata la qualità, così come i marchi innovativi. Ormai l'acquisto di un oggetto legato esclusivamente allo status symbol non funziona più e credo che il mondo del lusso dovrebbe lavorare di più sul concetto di desiderabilità dei capi, dovrebbe arrivare al cliente con proposte da colpo di fulmine. Questo è quello che faccio io nel mio negozio ma con prezzi abbordabili (il capo medio si aggira intorno ai 200 euro circa e non supera gli 800, ndr).
E' in agenda l'apertura di un altro monomarca oppure di shop in shop o corner nei department store?
Sto facendo delle riflessioni e sto annusando delle possibilità su questo fronte. Diciamo che sono nella fase delle "chiacchiere" sull'argomento ma è probabile che ci siano degli sviluppi soprattutto pensando al fatto che il traffico in negozio generato dalla clientela di determinati Paesi è cresciuto molto. Il traffico cinese, per esempio, ha registrato un'impennata del 200%.
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