Confcommercio: in Italia sono oltre 450mila i negozi sfitti
Nel 2026, solo il 36,6% dei negozi del commercio al dettaglio in Italia è di proprietà, ciò significa che solo il 63,4% dei negozi al dettaglio è in affitto. Entro il 2026 i negozi sfitti sul territorio nazionale raggiungeranno quota 458 mila, arrivando a rappresentare ben il 17% dell'offerta totale dei locali commerciali.
“Quasi mezzo milione di locali sfitti, piccoli comuni e borghi senza servizi essenziali, come alimentari, edicole e farmacie: è la drammatica fotografia di una desertificazione commerciale che avanza inarrestabile impoverendo le nostre città. Per questo, chiediamo al Governo di destinare adeguate risorse ai Comuni per realizzare piani di sostegno alle economie di prossimità con l’obiettivo di riaprire i locali vuoti, favorire nuove attività e ridare vita alle comunità”, ha affermato, attraverso una nota, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando l’analisi sui negozi sfitti in Italia presentata dalla Confederazione.
La quota stimata di negozi di proprietà varia dal 31,5% del Lazio al 46,5% della Basilicata
In altri termini, stando ai dati diffusi la settimana scorsa da una Indagine Confcommercio-Istituto Tagliacarne, poco più di un esercizio su tre è proprietario dell'immobile nel quale svolge la propria attività, mentre il restante 63,4% opera in locali in affitto.
"Il dato evidenzia la limitata diffusione della proprietà immobiliare nel commercio al dettaglio e la conseguente esposizione della maggioranza degli esercizi ai costi di locazione e alle condizioni del mercato immobiliare", ha sottolineato, attraverso una nota Confcommercio.
Il ricorso agli affitti risulta ancora più diffuso nelle principali realtà urbane, accentuando l'esposizione delle attività commerciali ai costi di locazione: nelle otto grandi città considerate dall'indagine, Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Bologna e Firenze, la quota stimata di esercizi in affitto raggiunge, infatti, il 69,8%, dunque, meno di un negozio su tre in queste città (30,2%) è di proprietà, con una differenza di 6,4 punti percentuali rispetto al dato nazionale.
A livello regionale emergono differenze significative. La quota stimata di negozi di proprietà varia dal 31,5% del Lazio al 46,5% della Basilicata, con uno scarto di 15 punti Le città italiane rischiano di desertificarsi sempre di più, soffocate dal fenomeno dei locali commerciali abbandonati. Secondo la prima stima condotta dall'Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con l'Istituto Tagliacarne, entro il 2026 i negozi sfitti sul territorio nazionale raggiungeranno quota 458 mila, arrivando a rappresentare ben il 17% dell'offerta totale dei locali commerciali.
L'analisi, presentata da Mariano Bella, direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio-Imprese per l'Italia, mappa una crisi strutturale che colpisce in modo disomogeneo il Paese, ma che evidenzia criticità profonde soprattutto nel piccolo commercio e nei servizi.
"A pagare il prezzo più alto di questa trasformazione economica sono il piccolo commercio non alimentare, che da solo conta circa 172 mila vetrine spente, e il settore della ristorazione e dei bar, dove si stimano quasi 90 mila locali vuoti", sottolinea Confcommercio.
Il negozio di vicinato sta attraversando una profonda trasformazione culturale e politica
Il responsabile del Settore urbanistica e rigenerazione urbana di Confcommercio, Paolo Testa, ha sottolineato che "il negozio di vicinato sta attraversando una profonda trasformazione culturale e politica: non viene più considerato semplicemente come un’attività d’impresa, ma come una vera e propria infrastruttura civica indispensabile per la vita urbana". È questa la visione fondante di “Cities”, il progetto di Confcommercio nato con l'obiettivo di portare il valore sociale delle imprese di prossimità al centro dell'agenda delle istituzioni nazionali ed europee. Un locale di vicinato garantisce infatti presidio e sicurezza grazie alle sue vetrine accese, crea legami umani che alimentano una rete di welfare invisibile nei quartieri e contribuisce a mantenere lo spazio pubblico curato, vivo e vivibile.
Per affrontare la riqualificazione dei centri urbani, la strategia proposta da Confcommercio mira a superare l'approccio basato sull'emergenza, introducendo un metodo strutturale e duraturo. Se da un lato il sostegno all'offerta attraverso contributi ai singoli negozi rimane un elemento utile, la vera priorità risiede nella rigenerazione della domanda urbana. È necessario intervenire sulle condizioni generali di vivibilità, sicurezza, attrattività e qualità dell'abitare per spingere i cittadini a tornare a vivere, frequentare e fare acquisti nei propri quartieri. Il percorso operativo delineato richiede che ogni città si doti di un proprio Piano d’azione territoriale, uno strumento strategico pensato per riaprire i locali sfitti, rivitalizzare i centri storici e restituire energia ai quartieri periferici. Per rendere concreti questi piani, Confcommercio evidenzia la necessità impellente che l'Italia stanzi adeguate risorse finanziarie a supporto dei Comuni.
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