L'aristocratico merletto di Burano ha le carte in regola per salire in passerella
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Aristocratico, romantico ed elegante e da poco anche Igp, ossia Indicazione geografica tipica: il merletto di Burano ha tutte le carte in regola per trionfare sulle passerelle delle prossime sfilate e nelle collezioni dei marchi made in Italy. Raro e prezioso, nei secoli entrò a far parte del corredo di varie famiglie reali europee tanto che le merlettaie buranelle arrivarono anche alla corte di Luigi XIV, il quale, conosciuto come il re Sole, indossò un collare di merletto di Burano anche il giorno della sua incoronazione.
Assieme al Vetro di Murano, al cammeo e corallo di Torre del Greco, infatti, questo bellissimo ricamo è stata una delle prime quattro produzioni artigianali italiane pubblicate sul Bollettino nazionale delle Indicazioni geografiche protette per prodotti artigianali e industriali, le cosiddette Igp non-agri. Le Igp non-agri, infatti, rappresentano un nuovo titolo di proprietà industriale valido in tutta l'Unione europea, che è possibile richiedere dal primo dicembre 2025.
Esso estende alle produzioni artigianali e industriali (per esempio oggetti in legno, tessuti, gioielli, vetro, porcellana, cuoio, pietre naturali, pizzi, posate, strumenti musicali) la stessa tutela prevista per le indicazioni geografiche protette nel settore agroalimentare e consente di promuovere a livello internazionale i territori e le produzioni locali e regionali.
Aperto nel 1981, il museo ha sede negli spazi della storica Scuola dei merletti di Burano, fondata nel 1872 dalla contessa Andriana Marcello
Di tradizione antichissima il merletto di Burano ha anche un museo, che si trova in piazza Galuppi a Burano.
Aperto nel 1981, il museo ha sede negli spazi della storica Scuola dei Merletti di Burano fondata nel 1872 dalla contessa Andriana Marcello per recuperare e rilanciare una tradizione secolare. Dopo la chiusura della scuola, un consorzio creato dagli Enti pubblici veneziani e dalla Fondazione Andriana Marcello, inizia, a partire dal 1978, un’attenta attività di riscoperta e valorizzazione culturale di quest’arte: l’archivio dell’antica scuola, ricco di importanti documenti e disegni, viene riordinato e catalogato; la sede viene ristrutturata e trasformata in spazio espositivo.
Nasce così il Museo del merletto. Vi sono esposti oltre cento preziosi esemplari della ricca collezione della scuola, oltre a testimonianze della produzione veneziana dal XVI al XX secolo. Incluso dal 1995 nei Musei civici di Venezia, questo spazio offre oggi non solo l’esposizione di pezzi di grande valore, ma anche la possibilità di osservare dal vero le tecniche di lavorazione proposte dalle merlettaie, ancora oggi depositarie di quest’arte e presenti al mattino in museo. Inoltre è a disposizione degli studiosi l’archivio, fonte di documentazione storico, artistica, con disegni, foto e varie testimonianze iconografiche.
La Scuola dei merletti di Burano, che è stata operativa dal 1872 al 1970, è stata aperta con il patrocinio di Margherita di Savoia a fine Ottocento. Ne furono poi create altre a Venezia, nel litorale, in terraferma. I decori erano tratti dai repertori del passato: si riproducevano tutte le tipologie stilistiche, spesso con una precisione tecnica superiore alle originali. L’attività proseguì per decenni grazie a generose commissioni dei reali e a finanziamenti della famiglia Marcello, ma il mutare delle mode e la diminuita disponibilità finanziaria generale, stravolta dalla grande guerra, la tendenza a persistere su modelli iconografici del passato, l’altissimo costo del fatto a mano rispetto al prodotto industriale, la concorrenza dei numerosi altri centri sorti in Italia, resero vano ogni sforzo.
Nel secondo dopoguerra si realizzarono accessori minori e souvenir per un turismo meno élitario e negli anni Settanta scomparvero scuole e laboratori. Un decennio dopo, però, l’iniziativa di un consorzio voluto da enti pubblici e privati, dalla Fondazione A. Marcello, portò, come raccontato, nel 1981 all’apertura del Museo della Scuola del merletto.