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Pitti Bimbo parte domani, a Firenze, con 100 collezioni kidswear

Allo studio l'idea di integrare il salone di moda per bambini Pitti Bimbo nel concept menswear
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L'ultima edizione di Pitti Bimbo Credits: Pitti Immagine
Scritto da Isabella Naef

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Al via domani, mercoledì 21 gennaio, a Firenze, la 102esima edizione di Pitti Immagine Bimbo. In scena fino a giovedì 22 gennaio al piano attico del Padiglione Centrale della Fortezza da Basso di Firenze, la kermesse presenta oltre 100 collezioni autunno inverno 2026-27, di cui più del 65% internazionali.

“Pitti Bimbo n. 102 è frutto di una vicinanza particolare al mercato e ai protagonisti stessi del kidswear ottenuta grazie a un’attività di networking internazionale che abbiamo svolto nei mesi scorsi insieme ad aziende, retailer, distributori ed esperti del settore in molte parti d’Europa e d’Italia", ha spiegato Antonio Cristaudo, direttore commerciale di Pitti Immagine.

“Questa edizione invernale di Pitti Bimbo e anche quella del prossimo giugno sono molto importanti per il salone, perché da esse aspettiamo una risposta, e confidiamo sia una conferma positiva, alla nuova impostazione che abbiamo dato all’offerta espositiva, per metterla in sintonia con le profonde trasformazioni dell’abbigliamento e degli accessori per l’infanzia, che nelle ultime stagioni sono proseguite a ritmi velocissimi", ha sottolineato il ceo di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone. In futuro, infatti,potrebbe prendere corpo l'idea di integrare il salone di moda per bambini Pitti Bimbo nel concept menswear. La ragione, secondo Napoleone, è che molti buyer che si occupano di entrambi i settori scelgono di partecipare a un solo evento, evitando di recarsi a Firenze due volte.

"La scomposizione della struttura produttiva, la polarizzazione tra lusso e fast fashion, il ridimensionamento drastico dei negozi al dettaglio, per non parlare delle dinamiche demografiche regressive e dei loro effetti su modelli e quantità dei consumi. Era inevitabile che tutto ciò rimettesse completamente in discussione l’intero sistema fieristico internazionale, compreso il nostro salone. Non ci nascondiamo le difficoltà quindi, i prossimi passaggi sono cruciali, ma Pitti Bimbo resta l’appuntamento più importante in Europa e l’unico promotore dell’industria italiana di settore, un’industria di qualità e di lunga storia", ha aggiunto il ceo.

In contemporanea, sempre in Fortezza e con uno specifico spazio espositivo, ci sarà Pitti Filati (21-23 gennaio 2026), il salone che presenta l’eccellenza dei filati e della maglieria a livello internazionale, le cui aziende e visitatori avranno un loro accesso riservato.

Secondo le stime le esportazioni della moda junior sono in flessione del 3,2%

Il 2024 si è chiuso per il comparto della moda junior (accezione questa che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi/e di età tra 0-14 anni, intimo ed accessori inclusi) con una contrazione del -2,1%. Anche nel 2025, sulla base delle stime preliminari effettuate dall’Ufficio Studi economici e statistici di Confindustria Moda, la moda junior italiana dovrebbe rimanere in area negativa. In particolare, il fatturato settoriale dovrebbe risultare in flessione del 3,2%, attestandosi a poco più di 3 miliardi di euro.

Un andamento riflessivo è atteso anche per il valore della produzione (variabile che, si ricorda, prova a quantificare l’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati) per il quale si stima una riduzione del -4,8% su base annua.

Sul fronte degli scambi con l’estero, le esportazioni della moda junior sono attese in flessione del -3,2% nel corso del 2025; il valore complessivo delle vendite oltreconfine dovrebbe così ridursi a 1.487 milioni di euro, concorrendo al 48,9% del turnover settoriale. Di segno opposto risulta invece la dinamica delle importazioni, per le quali si prevede una crescita del +1,8%, che porterebbe il valore complessivo a quasi 2,6 miliardi di euro. L’evoluzione attesa dei flussi commerciali in entrata e in uscita dall’Italia determinerebbe un disavanzo del saldo commerciale settoriale pari a circa 1,1 miliardi di euro.

Infine, secondo le previsioni dell’Ufficio studi economici e statistici di Confindustria Moda, anche i consumi nazionali (in tale accezione comprensivi dei consumi delle famiglie, dei consumi extra-familiari e delle scorte) sono destinati a chiudere il 2025 in territorio negativo, con una flessione stimata intorno al -2,0% rispetto ai livelli raggiunti nel 2024.

Relativamente ai mercati esteri, è possibile circoscrivere l’analisi al solo abbigliamento per neonati (per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza e, quindi, i flussi commerciali con l’estero per Nazione). Secondo quanto rilevato da Istat, con riferimento ai primi 9 mesi 2025, l’export di moda bebè, che nel medesimo periodo del 2024 era calato del - 4,4%, ha nuovamente accusato una flessione, perdendo il -3,9%, attestandosi a 112,7 milioni di euro. La dinamica negativa ha caratterizzato sia le aree Ue sia quelle extra-Ue, il mercato comunitario mostra un calo del -1,2%, mentre le aree extra-Ue flettono del -5,9%.

A fronte degli andamenti registrati, il mercato extra-Ue copre il 55,3% dell’export totale di abbigliamento per neonati, confermandosi il miglior “acquirente”, mentre il mercato comunitario assorbe il 44,7% delle vendite.

Nel periodo in esame, gli Emirati Arabi Uniti si confermano la prima destinazione dell’abbigliamento per neonati, grazie ad una crescita del +18,1%, che li porta a raggiungere i 10,3 milioni di euro, pari al 9,2% dell’export totale. Nonostante una contrazione del -2,3%, la Spagna sale al secondo posto e si assicura un peso del 9,1%; la Francia conquista il terzo posto grazie ad una crescita del +1,3%.

Gli Stati Uniti, mercato strategico per la moda bebè, sono scivolati in quarta posizione a seguito di una marcata flessione (-17,0%), con 8,6 milioni di euro e un’incidenza del 7,6%. Anche il Regno Unito e la Germania, rispettivamente quinto e sesto mercato di destinazione, registrano una contrazione, ma con ritmi molto differenti: il Regno Unito segna un calo contenuto del -3,6%, con un valore di 6,8 milioni di euro, mentre la Germania subisce una perdita più marcata del -16,0%, con un fatturato pari a 4,8 milioni di euro, corrispondente al 4,3% dell’export totale di comparto.

La locandina di Pitti Bimbo Credits: Pitti Immagine
Antonio Cristaudo
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