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Poletto (Pitti Immagine): lo scouting tiene conto del corretto rapporto prezzo/qualità

Moda |INTERVISTA-SERIE "LO SCOUTING DEI BRAND"

Scritto da Isabella Naef

5 mag 2020

Quali sono i fattori fondamentali che distinguono un marchio in grado di raccogliere consensi sui mercati, da uno che ha poche chance di emergere, quali sono le piattaforme web oppure le fiere dove scovare le etichette giuste e quali i passi falsi da evitare per potersi presentare con le carte giuste? FashionUnited ha cercato di dare risposte concrete a queste domande che in molti si stanno facendo proprio ora, in un periodo di grandi riflessioni a causa della pandemia che ha messo sotto scacco tutto il sistema della moda. Oggi pubblichiamo la seconda intervista della serie dedicata alla scouting. Questa settimana abbiamo intervistato Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine, società che organizza, tra gli altri, uno dei saloni dedicati alla moda uomo più importanti a livello internazionale: Pitti Uomo, la cui 98esima edizione si svolgerà dal 2 al 4 settembre, alla Fortezza da Basso di Firenze. Il 9 e il 10 giugno, invece, andrà in scena Pitti Bimbo.

Quali sono i fattori fondamentali che distinguono un marchio in grado di raccogliere consensi da uno che ha poche chance di emergere?

Creatività, realismo e modestia sono tre elementi che contribuiscono alla riuscita di un progetto. Un marchio non può prescindere dalla capacità stilistica, dalla comunicazione e dalla capacità distributiva e commerciale. A questo aggiungo anche che è fondamentale trovare il giusto rapporto prezzo e qualità.

Ma cosa intende esattamente quando parla di creatività e come si capisce concretamente se un marchio oppure una collezione può funzionare?

E' necessario partire dal presupposto che Pitti si propone come un mondo particolarmente assortito, che comprende sezioni tematiche che vanno dallo sport, allo street style, al formale. In questo senso, quindi, c'è spazio per diversi registri stilistici e i compratori che frequentano i nostri saloni sono abituati a muoversi in un ambiente che propone contaminazioni diverse. Noi studiamo i loro percorsi in fiera e ne ricaviamo una lettura della manifestazione. Questo sistema ci permette di confrontarci con le informazioni raccolte, con i desideri e le aspirazioni dei buyer stessi e di prepararci per l'edizione successiva. Dal lato dei brand questo significa che Pitti non subisce gli alti e bassi legati a un "tema" come può accadere per e fiere dedicate a un determinato stile creativo.

C'è differenza nei criteri di selezione dei marchi rispetto al mercato in cui questi ultimi devono essere venduti?

No, l'orizzonte di riferimento è il mercato internazionale, c'è una totale ampiezza della ricerca, dello scouting dei marchi, così come della provenienza degli stessi (a Pitti Uomo del gennaio 2020 erano presenti 1203 marchi di cui 540 esteri e 265 tra nomi nuovi e rientri, ndr). Per quanto riguarda questo ultimo aspetto ci tengo a sottolineare che pensiamo anche a percorsi collettivi di marchi provenienti dallo stesso Paese.

Quali sono i posti giusti dove scovare i brand che possono proporre abbigliamento e accessori interessanti?

Si va dalle fiere, alle fashion week, agli show room. Quello che è determinante è l'atteggiamento, la tensione rivolta all'esplorazione. Utilizzando una metafora posso dire che chi fa lo scouter di mestiere pesca con una rete e non con la canna, come farebbe, invece, chi pratica lo sport della pesca per divertimento. Le reti sono le immagini, le sensazioni, le idee.

Come è cambiato il modo di fare scouting e ricerca nell'era digitale?

Il digitale ha ampliato moltissimo gli orizzonti della ricerca che, grazie al web, è esplosa. Impulsi creativi ed esperienze locali ora hanno la possibilità di proporsi a una cerchia molto più vasta. Bisogna però ricordare che lo scouting non è l'attività isolata di un "geniaccio" creativo ma è una rete, nel nostro caso formata da 10-11 persone del marketing che lavorano alle nostre manifestazioni e che sono abituati a girare per fiere, fashion week, show room e, naturalmente, sul web. A questa rete si aggiungono i corrispondenti in Giappone, Germania, Francia, Cina e anche gli esperti del nostro Centro ricerca. A prescindere dal luogo dove si svolge la ricerca, inoltre, va detto che il lavoro dello scouter deve essere accurato e implica la capacità di cogliere una molteplicità di riferimenti, di culture e linguaggi.

Può dare qualche suggerimento ai marchi giovani desiderosi di farsi strada nella moda?

Innanzitutto, oltre a quanto ho sottolineato in precedenza, va tenuta in considerazione l'aspettativa dell'industria ed è necessario essere realisti anche a dispetto dell'"irruenza creativa" stessa. Il credere in quel che si fa non può prescindere dalla capacità di comunicarlo al meglio e dalla capacità distributiva e commerciale del marchio.

La terza intervista della serie dedicata allo scouting sarà pubblicata martedì prossimo, 12 maggio, mentre la prima a Massimiliano Bizzi, fondatore di White, è disponibile qui

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Foto: Agostino Poletto, dall'ufficio stampa Pitti Immagine