Commercio: le imprese sono più forti, ma ci sono meno negozi sul territorio
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"Occorrono interventi destinati alla crescita imprenditoriale della Gdo, degli esercizi commerciali specializzati e delle imprese di prossimità. Insomma, è importante un'Agenda urbana che valorizzi il ruolo del terziario di mercato nelle città. In una parola, serve una scelta politica di fondo che consideri il commercio non come un settore tra gli altri, ma come una vera e propria infrastruttura economica e sociale del Paese", queste le parole di Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ieri, a Roma, durante la presentazione del primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia.
Lo studio evidenzia che tra il 2018 e il 2025 gli esercizi al dettaglio calano da 666mila a 570mila (-14,4%), ma aumentano produttività ed efficienza. In forte aumento la quota di società di capitali. Il Sud mantiene una maggiore capillarità commerciale, grazie anche a turismo e autoimprenditorialità.
Tra il 2018 e il 2025 il numero delle unità locali del commercio al dettaglio è passato da 666.479 a 570.313
Insomma, il commercio italiano cambia, si rafforza sul piano economico, aumenta efficienza e produttività, ma perde presenza fisica sul territorio. Tra il 2018 e il 2025, infatti, il numero complessivo delle unità locali del commercio al dettaglio è passato da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%. Il calo riguarda soprattutto gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%).
Allo stesso tempo, però, gli addetti diminuiscono con intensità molto minore, da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%) e aumenta sensibilmente (dal 12,2% al 17,4%) la quota delle società di capitali nel commercio al dettaglio. Tutti segnali, questi, di una rete più rarefatta ma mediamente più strutturata. Il dato più rilevante riguarda le performance economiche: il fatturato complessivo del commercio al dettaglio sale da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato per addetto passa da 172mila a 220mila euro (+27,9%), un risultato che conferma la capacità del settore di recuperare efficienza, anche in una fase segnata da inflazione, trasformazione dei consumi e crescente integrazione tra canali fisici e digitali.
L’analisi delle formule distributive evidenzia forti differenze con i discount alimentari che registrano la crescita numerica più marcata (+7,4%) e un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), confermando la ricerca di convenienza da parte delle famiglie. Cresce anche il numero di attività legate all’aggregato ecommerce, porta a porta e distributori automatici (+13,6%), con un aumento del fatturato del 41,9%, mentre, sempre in termini di fatturato, risultano in difficoltà gli ipermercati (-8,4%) e gli ambulanti (-14,9%).
Sul piano territoriale, il Mezzogiorno mantiene una maggiore capillarità commerciale rispetto al resto del Paese. Una tenuta legata anche alle minori opportunità di lavoro dipendente, che favoriscono l’autoimprenditorialità, al ruolo degli incentivi e all’aumento dei flussi turistici.
Merita particolare attenzione il calo delle unità locali che si osserva su tutto il territorio nazionale da oltre un decennio e che, negli ultimi anni, sembra essersi ulteriormente accentuato.
Il fenomeno interessa la maggior parte dei segmenti del commercio, con poche eccezioni, ed emerge con particolare evidenza nel comparto degli esercizi specializzati, che registra una contrazione tra il 2018 e il 2025 del 14,3%, e nel commercio ambulante (-27,3%). Si tratta di una dinamica che colpisce soprattutto le attività di piccole dimensioni e a forte radicamento territoriale, come i piccoli negozi alimentari (-17,9%) e gli esercizi dedicati ai consumi culturali e ricreativi (-21,9%). Tra le poche eccezioni spiccano le farmacie (+4,2%), sostenute dalla natura meno elastica della domanda e dall'ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi per la salute e la cura della persona.
Dal rapporto emerge anche la crescita dei canali distributivi non basati sul punto vendita fisico tradizionale
La diminuzione di attività come edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali, penalizzate anche dalla crescente digitalizzazione dei consumi culturali e ricreativi, deve destare preoccupazione in quanto determina un impoverimento del tessuto urbano, si legge nel rapporto. Si tratta infatti di esercizi che, oltre alla loro funzione economica, svolgono un importante ruolo sociale e relazionale, contribuendo alla vitalità dei quartieri.
Dal rapporto emerge anche la crescita dei canali distributivi non basati sul punto vendita fisico tradizionale. Le attività che operano prevalentemente attraverso il commercio online, la vendita porta a porta e i distributori automatici registrano tra il 2018 e il 2025 un incremento del fatturato pari al 41,9%. L’espansione di queste modalità di vendita, in particolare del commercio online, rappresenta una delle principali sfide competitive del settore, che deve indurre gli operatori tradizionali a investire nell’integrazione tra canali fisici e digitali.
L'analisi del fatturato per addetto offre un'ulteriore chiave di lettura delle trasformazioni in atto nel commercio. Tra il 2018 e il 2025 l'indicatore cresce nella quasi totalità dei comparti considerati. Tale andamento suggerisce un generale miglioramento dell'efficienza operativa e della produttività del lavoro, coerente con i processi di razionalizzazione e consolidamento delle imprese del commercio già evidenziati. L’incremento risulta particolarmente marcato tra gli esercizi specializzati (+29,4%), in particolare carburanti e tabacchi (+50,4%), piccoli negozi di prodotti Ict (+40,5%) e piccoli negozi alimentari (+38,1%). Anche nel commercio non specializzato si osserva una crescita del fatturato per addetto, sebbene più contenuta, in particolare per i discount (+33%) e i minimercati (+24,3%).