Confimprese: "il retail conferma piani di sviluppo del primo semestre: quasi 6mila le nuove aperture entro il 2026"
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Secondo Confimprese il retail conferma i piani di sviluppo annunciati a inizio anno con quasi 6mila aperture per oltre 35mila nuovi posti di lavoro entro la fine del 2026. L’85% dei retailer conferma i piani di sviluppo anche all’estero.
Nei settori merceologici, la ristorazione conferma i piani di sviluppo con 1.718 aperture, abbigliamento-accessori ne prevede 1.353, altro retail, che, dopo la lunga flessione del 2025 dovuta al rimbalzo delle vendite negli anni del post-Covid, sta ritrovando vigore e stima 2.892 nuovi negozi.
Confermate le quasi 6mila aperture, sia dirette sia in franchising con una ricaduta occupazionale di oltre 35mila nuovi addetti
Quanto ai fatturati previsti per la chiusura del 2026, le aspettative restano sostanzialmente stabili e segnalano una crescita del +0,5% per la fine dell’anno. Questi alcuni dei dati emersi nei giorni scorsi, a Baveno, durante l’annuale Retail summit, evento di Confimprese, Jakal e Tig, The Innovation Group sul futuro del retail. La lettura dei dati del centro studi Confimprese sull’anno in corso fotografa, quindi, un mercato sostanzialmente stabile, che conferma le stime dei piani di sviluppo annunciate a inizio 2026.
Dall’analisi semestrale condotta sulla base associativa ripartita in modo omogeneo tra ristorazione, abbigliamento-accessori e altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia e cura della persona), emerge che i retailer, nonostante le incertezze sullo scacchiere internazionale, gravato da conflitti e guerre commerciali, non hanno cambiato le strategie di sviluppo delle reti distributive nei tre macrosettori. Si confermano le quasi 6mila aperture, sia dirette sia in franchising, annunciate nel I semestre 2026 con una ricaduta occupazionale di oltre 35mila nuovi addetti. I piani di sviluppo, infatti, si confermano una leva strategica di lungo periodo: la maggioranza continua a investire per rafforzare la presenza sul mercato. Le aziende pianificano le aperture con uno sguardo che va dai 3 ai 5 anni. Questo spiega la differenza tra l’andamento altalenante dei consumi e le previsioni delle aperture sia in Italia sia all’estero. Può accadere che oggi i consumi siano deboli, ma che le imprese ritengano che il mercato italiano rimanga interessante nel medio periodo.
Nei settori merceologici, la ristorazione conferma i piani di sviluppo con 1.718 aperture, abbigliamento-accessori ne prevede 1.353, altro retail, che, dopo la lunga flessione del 2025 dovuta al rimbalzo delle vendite negli anni del post-Covid, sta ritrovando vigore e stima 2.892 nuovi negozi.
Certo, le aperture non crescono più ai ritmi degli anni pre-Covid. "Concludere il 2026 con una riconferma delle stime tracciata a inizio anno in un momento storico in cui lo scenario geopolitico ed economico è stato messo in discussione, è un atto di fiducia nel futuro e nella stessa tenuta del retail. Anche la debolezza dei consumi con cui si è inaugurato il I quadrimestre 2026 a -0,5% lascia spazio a margini di miglioramento, con un mese di maggio a +3,7% che riporta il consuntivo annuo in territorio positivo. È un momento di ossigeno per il retail dopo mesi di performance negative, anche se è presto per tirare le somme, ha sottolineato Confimprese attraverso una nota.
Le aziende stanno investendo in modo mirato privilegiando location ad alto potenziale
"Le aziende stanno investendo in modo mirato privilegiando location ad alto potenziale, format più efficienti e una maggiore integrazione tra fisico e digitale. In una fase di incertezza, gli investimenti non si fermano, ma diventano più selettivi e orientati al medio-lungo periodo. I consumi, per loro natura, risentono delle dinamiche di breve termine; le strategie delle imprese, invece, guardano a orizzonti più ampi, puntando su innovazione, prossimità e qualità dell’esperienza", ha detto Mario Resca, presidente Confimprese. "Le nuove aperture riflettono, quindi, un retail che cambia pelle: negozi più vicini ai territori, più connessi ai canali digitali e sempre più centrati sui bisogni di un consumatore in trasformazione. È in questa capacità di adattamento che il settore dimostra la propria resilienza. La sfida, oggi, è coniugare prudenza e visione: gestire l’incertezza del presente senza rinunciare a costruire le basi della crescita futura", ha spiegato Resca.
Sempre nel mese di maggio, nei settori merceologici abbigliamento-accessori, contro le aspettative, registra la performance migliore con un +6,2%. Segue la ristorazione a +4,5%. Altro retail con un –0,4% è l’unico comparto in territorio negativo. Quanto ai canali di vendita, i centri commerciali registrano a maggio un buon risultato a +5,2%, i negozi di prossimità chiudono a +3,9%, mentre le high street, dopo un primo quadrimestre in negativo, sono a +0,8% (dati Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala).
Quanto ai fatturati previsti per la chiusura del 2026, le aspettative restano sostanzialmente stabili e segnalano una crescita del +0,5% per la fine dell’anno, segnale di un retail ancora prudente. Le differenze tra i settori risultano contenute: da altro retail (+2,0%) ad abbigliamento-accessori (-2%) alla ristorazione (+0,3%).
Confimprese è l’associazione italiana attiva nel retail che raggruppa operatori con reti dirette e franchising, ne tutela gli interessi e favorisce lo sviluppo di punti vendita e marchi in Italia e all’estero. L'associazione opera sull’intero territorio nazionale e riunisce imprese eterogenee per merceologia e leader di mercato; in Italia Confimprese rappresenta 500 marchi commerciali, 100mila punti vendita e 1,2 milioni di addetti.