Gli studenti di Polimoda creano il visual merchandising dello store Aspesi a Firenze

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La vetrina del negozio Aspesi di Firenze Credits: Aspesi
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Per il secondo anno del progetto, Aspesi Studio ha avviato una collaborazione con Polimoda. L’iniziativa si è sviluppata all’interno di Window to wonder, nuovo capitolo di Case of wonders, il format ideato da Fabio Messana e Paolo Convinto che invita gli studenti a confrontarsi con brief reali provenienti dall’industria creativa.

Protagonisti del progetto sono stati gli studenti del corso in Fashion styling, chiamati a sviluppare una proposta di visual merchandising per Aspesi a partire da una keyword semplice e aperta all’interpretazione: pool. Suddivisi in quattro gruppi, gli studenti hanno partecipato a un workshop intensivo di due giorni a stretto contatto con il team del marchio. Dopo un approfondimento dedicato all’universo del brand, ciascun gruppo ha elaborato una proposta completa, sviluppando concept creativi, moodboard, direzione styling, progettazione scenografica e allestimento espositivo.

Il percorso si è concluso con la realizzazione della proposta selezionata per una delle vetrine del flagship Aspesi di Firenze: “Underwater treasures”, un progetto che riflette sul tema della memoria nell’era digitale attraverso un linguaggio visivo immersivo e contemplativo.

Intitolata “Memories are what remain”, la vetrina nasce da una riflessione sul valore dei ricordi e sulla loro conservazione nel mondo contemporaneo. Se un tempo la memoria trovava spazio in oggetti, album e luoghi fisici, oggi è custodita all’interno dei dispositivi che accompagnano la nostra quotidianità: immagini, pensieri e frammenti di vita raccolti in archivi personali sempre accessibili, ma al tempo stesso fragili.

Un'altra vetrina del negozio Credits: Aspesi

Lo spazio espositivo si trasforma così in un paesaggio sommerso, sospeso e silenzioso, dove il tempo sembra rallentare. L’acqua diventa metafora di protezione e custodia, un ambiente capace di preservare ciò che conta davvero. Al centro della scena emerge un dispositivo trattato come un tesoro contemporaneo, circondato da riflessi, elementi sospesi e immagini che si dissolvono e riemergono come ricordi. Più che rappresentare un luogo reale, la vetrina costruisce uno stato emotivo. Un rifugio dedicato alla memoria, dove il superfluo scompare e ciò che resta acquista un nuovo significato.

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