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Il contributo di Federazione moda Italia su Indicazioni geografiche protette per i prodotti artigianali e industriali

Per Federazione moda Italia è fondamentale la valorizzazione del retail come presidio economico, sociale e culturale, anello strategico della filiera del made in Italy
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Federazione moda Italia rappresenta 200mila negozi di moda italiani con oltre 360mila addetti Credits: FashionUnited, immagine generata con l'ausilio dell'Ia
Scritto da Isabella Naef

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Recentemente il Consiglio dei ministri, su proposta del ministero delle Imprese e del made in Italy, ha approvato un decreto legislativo che adegua l’ordinamento nazionale al Regolamento (Ue) 2023/2411, introducendo una tutela unitaria e rafforzata per le Indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali, in analogia con quanto già previsto nel settore agricolo.

Il 28 gennaio Federazione moda Italia–Confcommercio è intervenuta in IX Commissione del Senato, portando la voce di 200mila negozi di moda italiani nell’audizione sullo schema di Decreto Legislativo (Ag n.367) di attuazione del Regolamento Ue 2023/2411 sulle Indicazioni geografiche protette per i prodotti artigianali e industriali.

Federazione moda Italia rappresenta 200mila negozi di moda italiani con oltre 360mila addetti

Nel dettaglio, in rappresentanza di 200mila negozi di moda italiani con oltre 360mila addetti, la Federazione moda Italia, ritiene fondamentale la valorizzazione del retail come presidio economico, sociale e culturale dei territori, anello strategico della filiera del made in Italy.

Nel corso dell’audizione il segretario generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Massimo Torti, ha sottolineato il fatto che "i negozi di moda non sono solo luoghi di vendita, ma presìdi economici, sociali e culturali dei territori, anelli strategici della filiera del made in Italy e primi interlocutori del consumatore".

Federazione moda Italia–Confcommercio ha espresso una valutazione positiva dell’estensione delle Igp al settore moda, evidenziandone il valore in termini di: qualificazione del prodotto, rafforzamento della narrazione commerciale, differenziazione dall’offerta standardizzata, sostegno alle filiere locali, all’occupazione, alle competenze tradizionali, crescita dell’attrattività dei territori e del turismo.

La federazione ha sottolineato la necessità di procedure semplici, comunicazione chiara ai consumatori, controlli credibili

In questo quadro, lo schema di decreto legislativo di attuazione del Regolamento (Ue) 2023/2411 sulle Indicazioni geografiche protette anche per i prodotti artigianali e industriali in particolare dei tessuti, pizzi, calzature, cuoi, pelli, piccola pelletteria, accessori come, per esempio, guanti, cravatte e cappelli, ha un impatto diretto e rilevante anche sul settore della distribuzione al dettaglio, non solo su produttori e associazioni di produttori.

Affinché le Igp diventino uno strumento realmente efficace, la federazione ha però sottolineato la necessità di procedure semplici, comunicazione chiara ai consumatori, controlli credibili e un coinvolgimento attivo del commercio nelle politiche di valorizzazione.

Per questo sono state proposte campagne informative, iniziative di formazione per i negozi, strumenti di promozione integrata e un confronto strutturato tra istituzioni, produzione e retail, ha sottolineato Federazione moda Italia.

Dal punto di vista dei punti vendita è inoltre "fondamentale evitare oneri eccessivi e garantire sanzioni proporzionate, distinguendo chiaramente le responsabilità tra chi produce e dichiara la conformità Igp e chi distribuisce il prodotto. In questo senso, la federazione ha proposto una norma a tutela dei dettaglianti in buona fede, rafforzando i controlli a monte della filiera. Le Igp rappresentano una grande opportunità per la moda italiana solo se includono davvero il commercio, riconoscendone il ruolo di ambasciatore dei territori e del made in Italy".

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