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L'abbigliamento-accessori registra il tasso più alto, pari all’80%, di piani di chiusura dei negozi

Per le nuove aperture l'abbigliamento-accessori esprime una forte preferenza per centri commerciali e retail park
Retail
I centri commerciali rappresentano il canale d’elezione per il 75% delle catene Credits: FashionUnited, immagine generata con l'ausilio dell'Intelligenza artificiale
Scritto da Isabella Naef

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Rispetto al 2025 il centro studi Confimprese, in collaborazione con Global Strategy, certifica una crescita del 5,9% nelle aperture. Nel dettaglio altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, palestre e cura della persona), è al primo posto con 2.892 nuovi punti vendita, la ristorazione a quota 1.718; fanalino di coda abbigliamento-accessori con 1.353 che registra anche il tasso più alto pari all’80% di piani di chiusura contro il 25% della ristorazione.

Le aziende stanno investendo in modo mirato, privilegiando location ad alto potenziale

I centri commerciali rappresentano il canale d’elezione per il 75% delle catene, il 38% sceglie i negozi di prossimità, il 28% i retail park.

La lettura dei dati del Centro studi Confimprese in collaborazione con Global Strategy sull’anno in corso fotografa un mercato in leggero positivo per il retail, nonostante un mese di febbraio al -0,7%.

"Il rallentamento dei consumi, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza legata agli scenari di guerra in Medio Oriente, sta incidendo sulle scelte di spesa delle famiglie italiane. In questo contesto complesso, il retail si trova a operare in un quadro di maggiore prudenza e selettività. Eppure, accanto a questa dinamica, si registra un segnale che merita attenzione: i piani di apertura di nuovi negozi da parte di molte imprese del settore", si legge in una nota di Confimprese. Non si tratta di una crescita espansiva indiscriminata, bensì di una ricomposizione strategica delle reti commerciali. I consumi reagiscono nel breve, mentre gli investimenti delle aziende guardano a 3-5 anni.

Nel 2025 le aperture del segmento abbigliamento-accessori ammontano a 1.353 punti vendita, in coda dopo altro retail e ristorazione

"Le aziende stanno investendo in modo mirato, privilegiando location ad alto potenziale, format più efficienti e una maggiore integrazione tra fisico e digitale. In una fase di incertezza, gli investimenti non si fermano, ma diventano più selettivi e orientati al medio-lungo periodo. I consumi, per loro natura, risentono delle dinamiche di breve termine; le strategie delle imprese, invece, guardano a orizzonti più ampi, puntando su innovazione, prossimità e qualità dell’esperienza", ha sottolineato Mario Resca, presidente Confimprese.

"Le nuove aperture riflettono quindi un retail che cambia pelle: negozi più vicini ai territori, più connessi ai canali digitali e sempre più centrati sui bisogni di un consumatore in trasformazione. È in questa capacità di adattamento che il settore dimostra la propria resilienza. Pur in un contesto complesso, il retail continua a rappresentare un motore fondamentale per l’economia e l’occupazione, contribuendo alla vitalità dei centri urbani e delle comunità. La sfida, oggi, è coniugare prudenza e visione: gestire l’incertezza del presente senza rinunciare a costruire le basi della crescita futura", ha aggiunto Resca.

Dall’analisi semestrale sulle stime di aperture di nuovi punti vendita in Italia, condotta sulla base associativa ripartita in modo omogeneo tra ristorazione, abbigliamento-accessori e altro retail, emerge che la quasi totalità delle aziende pari al 97% prevede nuove aperture. Cresce al 60% la percentuale delle aziende che dichiara di subire l’impatto della debolezza dei consumi sui propri piani di sviluppo (il 50% nel 2025). Le dinamiche vedono delle differenze all’interno dei settori: le chiusure sono pianificate dall’80% delle aziende di abbigliamento-accessori contro solo il 25% nella ristorazione. Un segno della debolezza dei consumi che il comparto fashion ha registrato nel corso del 2025.

Il saldo totale tra aperture in franchising e punti vendita diretti ritocca del 5,9% i dati del 2025 con 5.963 nuovi esercizi commerciali (5.580 nel 2025) con una ricaduta occupazionale di oltre 35mila nuove assunzioni a fronte di una carenza strutturale di circa 10mila figure professionali tra addetti alla vendita, commessi, camerieri e personale di sala.

Sullo scacchiere distributivo italiano il settore che mostra i segnali maggiori di debolezza è abbigliamento-accessori che vede la propria rete in aumento con 1.353 punti vendita, spinta decisamente minore rispetto allo scorso anno, mentre la ristorazione pianifica 1.718 nuove aperture. "Questi dati segnalano un settore dell’abbigliamento in difficoltà e che riflette la maggiore saturazione del mercato, contro la ristorazione dove il retail organizzato in rete ha ancora spazi di espansione", specifica Confimprese. Altro retail prevede un’espansione di 2.892 esercizi commerciali. Interessanti i contrasti tra le reti diretti e in franchising nel 2026. Le reti in franchising si sviluppano ad un ritmo tre volte più veloce. In particolare, il settore abbigliamento-accessori si differenzia rispetto alla media e vede un aumento dello 0,5% nelle reti dirette contro il 5,7% in franchising.

In abbigliamento-accessori, Confimprese segnala i piani di sviluppo del Gruppo Teddy con 75 nuovi punti vendita e 504 assunti, Morellato 15 negozi e 101 assunti, Stroili Oro 12 negozi e 80 assunti, Takko Fashion 10 punti vendita e 63 assunti, Cisalfa Sport 5 store e 33 persone.

Accanto alle nuove aperture, emerge un altro segnale importante: le chiusure previste restano limitate, mentre cresce il numero degli interventi di refitting (ammodernamento o rinnovamento del locale) adottato da 4 aziende su 5 e riqualificazione dei negozi esistenti prevista dal 64% dei retailer. Queste due strategie vedono un aumento da parte dei retailer rispetto al 2025 (razionalizzazione strutture). Anche in questo caso, abbigliamento-accessori spicca rispetto agli altri settori per refitting al 100% e relocation (73%). Sempre più imprese scelgono, infatti, di investire nel rinnovamento degli spazi di vendita, puntando su format più moderni, esperienziali e sostenibili. La fotografia che emerge dalle stime per il 2026 racconta quindi un settore dinamico, che continua a evolvere e ad adattarsi ai cambiamenti dei consumi, con investimenti sia nell’espansione delle reti commerciali sia nella trasformazione dei punti vendita già presenti sul territorio.

I nuovi negozi sono sempre più progettati come spazi esperienziali, in cui il momento dell’acquisto si integra con servizi, tecnologia e attenzione alla sostenibilità. Cresce inoltre l’integrazione tra canali fisici e digitali, con punti vendita pensati come hub di relazione con il cliente oltre che come luoghi di vendita.

Il 75% dei retailer sceglie il centro commerciale

Quanto ai canali di vendita, le scelte dei retailer variano per settore. In generale, il canale preferito rimane il centro commerciale per il 75% delle aziende, seguono i negozi di prossimità e provincia (38%), infine i retail park (28%).

Nell’analisi dei singoli settori, abbigliamento-accessori esprime una forte preferenza per centri commerciali e retail park, altro retail mostra uno sviluppo distribuito sui diversi canali, mentre il 57% della ristorazione opta per i centri commerciali, seguiti dal 43% che apre nei retail park e dal 43% nelle aree periferiche nelle città metropolitane.

Nei canali dove avvengono le maggiori chiusure, emergono trend diversi a seconda del settore. In linea generale, il centro commerciale rimane in cima alle preferenze di chiusure dei retailer per il 56%, segnale di importante dinamicità del canale. Al secondo posto, vi è la preferenza di chiudere nelle high street e le vie dello shopping, canale che ha registrato le peggiori performance di fatturato nel 2025. Per abbigliamento-accessori le aziende chiuderanno principalmente nei centri commerciali e nei negozi di prossimità e provincia. Il settore della ristorazione chiuderà principalmente nei retail park e nelle aree periferiche delle metropoli, in controtendenza rispetto al mercato.

confimeprese
gruppo teddy
Mario Resca
Stroili
Takko Fashion