Legalità e trasparenza della supply chain al centro del Venice Sustainable fashion forum

Moda
Il Venice Sustainable fashion forum si svolgerà a Venezia il 5 e 6 novembre Credits: Pexels, Efrem Efre
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Presentata ieri, a Milano, la quinta edizione del Venice Sustainable fashion forum, dal titolo “Shaping tomorrow”, in programma il 5 e 6 novembre a Venezia, sull’Isola di San Giorgio, presso la Fondazione Giorgio Cini.

Promosso da Confindustria Moda e Confindustria Veneto Est, con Teha Group in qualità di advisor scientifico, il forum coinvolge direttamente le rappresentanze dei settori collegati alla moda e agli accessori, pelletteria, calzatura e occhialeria con l’obiettivo di ampliare il perimetro di osservazione e integrare queste filiere in una visione e in una strategia di crescita più ampie.

Il forum è stato presentato da Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, Andrea Favaretto Rubelli, vice presidente del Gruppo Sistema Moda di Confindustria Veneto Est, Andrea Crespi, vice presidente di Confindustria Moda con delega Esg, sostenibilità, tecnologie e innovazione, con il contributo di Matteo Rimini, Teha Group, Professional.

Tra i relatori il pm Paolo Storari, la ceo di Pellemoda, Azzurra Morelli e Mario Jorge Machado presidente di Euratex

Tra i relatori che saranno a Venezia il 5 e 6 novembre, anche Luca Solca (managing director, luxury goods, Sanford C. Bernestein) Paolo Storari, sostituto procuratore presso il Tribunale di Milano (qui, in questo articolo, parte del suo pensiero su caporalato e misure di contrasto), Bruno Conterno (presidente di Rir Face Design, un organismo promosso dalla Regione Veneto che riunisce università, centri di ricerca e aziende, espressione dell’eccellenza veneta nel settore della moda), Azzurra Morelli (ceo di Pellemoda srl, che recentemente, al Global fashion summit, ha parlato di adattamento climatico), Mario Jorge Machado (presidente di Euratex), Tiziano Giordano (csr & sustainability manager di Scarpa spa), Veronica Bovo (chief sustainability officer di Hind), Sandro Veronesi (presidente di Oniverse).

"La sostenibilità di tutta la moda italiana significa prima di tutto sostenibilità di tutto il suo ecosistema: dobbiamo dunque difendere un insieme unico di imprese, brand, territori, competenze e persone e, nello stesso tempo, accompagnarlo nel cambiamento. Legalità, innovazione, intelligenza artificiale, capitale umano e circolarità non sono capitoli separati: sono parti della stessa strategia per rendere più forte e competitiva questa industria così importante per il nostro Paese. Il futuro non può essere semplicemente atteso: dobbiamo costruirlo oggi, mettendo le imprese nelle condizioni di investire e di continuare a produrre in Italia e in Europa", ha sottolineato, ieri, Sburlati.

Luca Sburlati Credits: Confindustria Moda
Il titolo della kermesse, “Shaping Tomorrow” (letteralmente “dare forma al domani”), nasce da un’idea semplice: il futuro della filiera non si attende, si costruisce oggi, governando le trasformazioni già in atto.

La prima è quella tecnologica: l’intelligenza artificiale sta entrando nei processi industriali, dalla progettazione e prototipazione virtuale fino all’ottimizzazione della produzione, dalla gestione della supply chain alla riduzione degli sprechi. Un cambiamento che può ottimizzare produttività e competitività, ma che richiede investimenti e nuove competenze.

La seconda riguarda la sostenibilità e la circolarità: nuovi materiali, fibre innovative e bio-based, ecodesign, riciclo e responsabilità estesa del produttore stanno ridefinendo prodotti e processi. Parallelamente, il patrimonio tecnologico della filiera tessile italiana apre nuove opportunità anche in settori ad alto valore aggiunto come aerospazio, difesa, medicale e nautica.

La terza trasformazione investe direttamente l’integrità della supply chain. Legalità, trasparenza, due diligence, tracciabilità e corretta applicazione dei contratti diventano condizioni essenziali per tutelare imprese e lavoratori e per preservare la reputazione e il valore industriale del Made in Italy.

Al centro, hanno spiegato gli organizzatori del forum, resta il fattore umano. Formazione continua, attrazione dei giovani, trasferimento delle competenze e capacità di integrare persone e nuove tecnologie saranno determinanti per mantenere in Italia quel patrimonio di saperi manifatturieri che rappresenta uno dei principali vantaggi competitivi della moda nostrana.

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