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Assocalzaturifici e Smi chiedono di riaprire i negozi esclusi dal Decreto Ristori

Scritto da Isabella Naef

13 nov 2020

Prosegue la protesta dell'industria della moda nei confronti del decreto ristori che non tiene conto di settori portanti del comparto. Oggi Confindustria moda, attraverso una nota, fa sapere che "apprende con preoccupazione l'esclusione dal Decreto Legge 9 novembre 2020, n. 149 (cosiddetto “Decreto Ristori”) di alcune attività commerciali importanti di prodotti per la persona in un momento critico quale quello che vaste aree del Paese oggi considerate in zona rossa stanno affrontando".

La situazione porterà la seconda più grande industria manifatturiera italiana a registrare un crollo stimato in 29 miliardi

Il riferimento è in particolare all'esclusione delle attività dei codici Ateco del commercio al dettaglio di biancheria personale, maglieria, camicie (47.71.30) e del commercio al dettaglio di calzature e accessori (47.72.20).

“È cruciale emendare il testo della Legge affinché tutte le categorie possano continuare a vendere i propri prodotti, sia per tutelare l’occupazione e la sopravvivenza delle aziende, sia per assicurare un approvvigionamento di beni essenziali alla persona. Esse rappresentano gran parte delle attività di vendita al consumatore finale su cui il comparto moda si mantiene in vita sul territorio nazionale e sono tutte oggetto di restrizioni da parte del Dpcm laddove esercitino in zone riconosciute a massimo rischio di diffusione pandemica”, hanno affermato Marino Vago, presidente Smi, Sistema moda Italia, e Siro Badon, presidente Assocalzaturifici.

Confindustria moda: necessario non tralasciare alcun possibile canale commerciale per tutelare tutto il settore nel complesso

"Questa esclusione danneggia ulteriormente le aziende italiane del tessile e calzaturiero, che già fronteggiano una situazione economica particolarmente critica. Come già annunciato con la recente presentazione dei dati della Terza congiunturale, i comparti rappresentati da Confindustria moda versano oggi in una situazione di sofferenza più grave rispetto a quella media dell’economia italiana", hanno aggiunto i vertici di Confindustria moda.

Il tutto si traduce in fatturati in calo, massiccio ricorso alla cassa integrazione il cui pagamento viene in larga parte anticipato dalle imprese, stress finanziario e crollo dei mercati internazionali. Una situazione che porterà la seconda più grande industria manifatturiera del Paese a registrare un crollo stimato in 29 miliardi, aggiunge l'Associazione.

"E' necessario non tralasciare alcun possibile canale commerciale per tutelare tutto il settore nel complesso, in quanto il tessuto economico di Confindustria moda è prevalentemente composto da piccole e medie imprese fortemente interconnesse, che creano la filiera integrata a monte e a valle che ci contraddistingue nel mondo", conclude la nota.

Foto: Pexels