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Zalando apre il nuovo hub logistico a Nogarole Rocca (Verona)

Il nuovo hub centrale di Zalando, annunciato lo scorso agosto, sorgerà a Nogarole Rocca (Verona). I lavori di costruzione inizieranno nella primavera 2018. Con questo centro l’azienda rafforzerà il servizio offerto alla clientela italiana, velocizzerà le spedizioni nei mercati del Sud Europa e creerà oltre 1.000 nuovi posti di lavoro.

Il centro di distribuzione Zalando sarà di circa 130.000 metri quadrati e impiegherà oltre 1.000 dipendenti

Le assunzioni per la struttura di Nogarole Rocca avverranno nella seconda parte del 2018 a opera del partner selezionato.

“La notevole crescita di Zalando in Italia e negli altri mercati del Sud Europa è il frutto di un costante miglioramento del servizio offerto alla clientela”, ha commentato Jan Bartels, vicepresident customer fulfillment & logistics di Zalando.

“Intendiamo proseguire lungo questa direzione, sostenendo gli ulteriori sviluppi con importanti investimenti, avendo sempre al centro delle nostre attenzioni il consumatore e i nostri brand partner”, ha aggiunto il manager.

La struttura di Nogarole Rocca avrà una superficie logistica di circa 130.000 metri quadrati, simile agli altri hub centrali già presenti in Germania (Erfurt, Mönchengladbach, Lahr) e Polonia (Gryfino e Gluchow).

La vicinanza ai mercati del Sud Europa, la disponibilità di manodopera, l’infrastruttura di alto livello, specialmente per quanto concerne l’accesso alle autostrade A22 e A4, sono alcune delle ragioni che hanno determinato la scelta di questa area.

L’azienda prevede l’impiego di oltre 1.000 persone nel medio periodo. Le operazioni all’interno della struttura saranno gestite da un partner esterno, la cui selezione avverrà attraverso gara d’appalto.

Per quanto concerne la costruzione, i lavori sono stati affidati a Vailog, parte di Segro, un fondo d’investimento che opera nel settore del Real Estate in Regno Unito e tra i principali proprietari, asset manager e sviluppatori di magazzini e applicazioni industriali leggere.

Nei primi nove mesi dell'anno i ricavi di Zalando sono risultati in crescita del 23,9 percento, a quota 3,155 miliardi (erano 2,547 miliardi nei primi nove mesi del 2016). “I risultati sottolineano ancora una volta che la nostra forza risiede soprattutto nei ripetuti investimenti in infrastrutture tecnologiche e logistiche, così come in quelli nella costumer experince”, ha sottolineato in una nota Rubin Ritter, co-ceo di Zalando.

L'etailer ha annunciato che entrerà nel mercato del beauty nella primavera del 2018 per sfruttare le opportunità legate al settore online del comparto e per completare l’attuale assortimento di moda. Il lancio avverrà sul mercato tedesco.

Foto: Zalando, credit FashionUnited
Furla apre un flagship store a Pechino

Furla ha tenuto a battesimo il suo primo flagship store a Pechino, presso il Bejing Wf Central.

Il flagship store è il primo negozio aperto a Pechino, nella Cina continentale, e fa seguito a quello dello Shangai Citic Square.

Il negozio è sviluppato su una superficie di 208 metri quadrati, e la sua atmosfera è definita dai dettagli in satin color champagne e dall’utilizzo di materiali naturali, che includono vetro opaco e legno.

Una collezione ad hoc è stata creata per l’inaugurazione: è la Panda Collection. Ispirata all’animale simbolo della Cina e alla grande capitale Pechino, la collezione comprende l’iconica tracollina Furla Metropolis e un portachiavi a forma di Panda pon-pon.

Presentata e lanciata in esclusiva nel negozio di Pechino, la linea, successivamente, sarà disponibile anche negli altri negozi del marchio in Cina.

"Crediamo fortemente che il Wf CentralL sia il centro della trasformazione in atto nel distretto di Dongcheng, a Pechino. L’apertura di questo nostro flagship store rimarca la determinazione con la quale stiamo mettendo in atto una dinamica strategia di espansione in Cina, con lo scopo di fornire ai nostri clienti la migliore e più emozionante esperienza d’acquisto possibile", ha spiegato il ceo di Furla Alberto Camerlengo.

Nel primo semestre del 2017 il Gruppo Furla ha registrato un fatturato di 238 milioni di euro.

Nel primo semestre 2017 la regione dell'Asia Pacifico ha registrato una crescita del +63 percento. In particolare la Cina ha fatto registrare una espansione e una crescita like for like a doppia cifra. Cosi come la Korea e l’Australia che stanno avendo performance di rilievo.

Foto: Furla press office
Corte di giustizia Europea: divieti di distribuzione su piattaforme ammessi in ambiti ristretti

Può un produttore vietare a un distributore di vendere i suoi prodotti su piattaforme come Amazon ed Ebay? La settimana scorsa, la Corte di Giustizia della Comunità Europea (Cgce) ha risposto a questa domanda in una decisione di principio sull’ammissibilità dei cosiddetti modelli di distribuzione selettiva.

I divieti generici che limitano i canali di distribuzione sono inammissibili

La suprema Corte di Giustizia della Comunità Europea ha chiarito che limitazioni generiche alla vendita di merci su canali di vendita e piattaforme violano le leggi vigenti, pertanto i divieti generici che limitano i canali di distribuzione, come quelli definiti in passato da alcuni marchi, sono inammissibili.

Al contempo, la Corte di Giustizia della Comunità Europea ha chiarito in quali casi sussiste un interesse legittimo di produttori e distributori a pretendere una distribuzione selettiva e quindi la possibilità di far valere il proprio diritto a imporre limitazioni in merito ai canali di distribuzione.

Ciò significa che sono ammessi divieti ma che questi divieti richiedono una giustificazione dimostrabile. “Se sulla base di standard obiettivi, singoli canali di distribuzione, sia fisici, sia online, non rispettano reali requisiti di qualità, è possibile imporre una distribuzione selettiva anche in futuro al fine di tutelare produttori, rivenditori specializzati e consumatori. Ed è giusto così”, ha detto Gero Furchheim, Presidente dell’associazione federale per l’ecommerce e.V.

Sono ammessi canali di distribuzione selettivi per prodotti di lusso

I “sistemi di distribuzione selettiva” sono ammessi per prodotti di lusso se ciò serve per “tutelare l’immagine di lusso”. È quindi ammesso anche il divieto di distribuzione attraverso piattaforme terze anche ai sensi delle norme antitrust qualora sia possibile dimostrare che questo divieto è necessario per tutelare l’immagine di lusso.

Il caso concreto è stato sollevato dal gruppo produttore di cosmetici Coty che distribuisce i propri prodotti solo attraverso distributori autorizzati e vieta, ai sensi delle proprie clausole contrattuali, di rivenderli attraverso piattaforme come Amazon.

Coty ha quindi presentato ricorso al Tribunale superiore del Land di Francoforte sul Meno contro un suo distributore che ha distribuito i prodotti Coty su Amazon. Il Tribunale ha rilevato una possibile illegittimità delle clausole contrattuali di Coty rispetto al diritto dell’Unione Europea in materia di concorrenza e ha chiesto il parere della Cgce.

Le piattaforme sono una spina nel fianco per i marchi

Già da anni c'è insicurezza sul fatto se i produttori possano vietare ai propri distributori di rivendere i loro prodotti su piattaforme quali Amazon ed Ebay.

La legislazione antitrust vieta tali limitazioni alla libera concorrenza. In caso di violazioni accertate alla libera concorrenza, le aziende coinvolte sono punibili non solo con sanzioni, ma anche con l’obbligo di risarcire i danni a concorrenti e clienti.

Molti produttori di prodotti di marca vedono nel commercio online attraverso piattaforme terze e canali esterni un sistema di distribuzione “discount” incontrollato e quindi indesiderato. In tal senso, le piattaforme come Amazon ed Ebay sono rischiose perché non tutelano l’immagine del marchio di lusso costruita nel tempo arrecandole un danno.

Ora toccherà al Tribunale superiore del Land di Francoforte sul Meno occuparsi dei dettagli sul come sia possibile definire con precisione i prodotti di lusso.

Foto: Amazon
Nuovo canale b2c per Dixie

Dixie, brand entrato nella galassia del gruppo Imperial nel 2014, ha messo a nuovo il sito e creato un nuovo dominio www.dixiefashion.com. Il website è stato ideato per essere navigato attraverso lo smartphone come primo device.

Il nuovo canale business to consumer è realizzato in 5 lingue.

Sono 10 le nazioni, oltre all’Italia, in cui lo store online prenderà vita in questa fase iniziale: Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Polonia, Romania, Spagna, Uk, Slovacchia e Slovenia.

Nel 2014 l'online fatturava complessivamente 28.718.000 euro e nel 2016 ha avuto un turnover di 33.000.000 euro, segnando un + 14,9 percento. Una leva di crescita importante è stato il mercato estero, che oggi vale il 60 percento del giro d’affari, e ha portato l’azienda a incrementare il fatturato del 50 percento.

“Sono molto orgoglioso del successo di questo marchio nel quale abbiamo creduto sin da subito. A oggi gli investimenti in media digitali hanno superato quelli tradizionali e il fatturato ecommerce è più che raddoppiato. Per il 2018 puntiamo all’apertura di nuovi estore a livello internazionale e a creare una sempre maggiore sinergia tra on e off line", ha sottolineato Adriano Aere, fondatore e presidente del Gruppo Imperial.

Foto: Dixie press office
Luisa Spagnoli: nuova strategia digitale che guarda a Russia e Cina

Luisa Spagnoli spinge l'acceleratore sul web. La griffe, infatti, ha lanciato il nuovo sito che unisce corporate ed ecommerce, nell’ottica di potenziamento della strategia di presenza sul web avviata dall’azienda negli ultimi anni.

Il sito ha un design rinnovato, nuovi contenuti e "un nuovo look & feel in cui la creatività diventa estremamente funzionale", ha spiegato il management del marchio in una nota.

Creato anche il primo account ufficiale Luisa Spagnoli su WeChat: l’app dominante in Cina

Il website luisaspagnoli.com è disponibile in italiano e in inglese e con funzioni di ecommerce. Sono oltre un milione di visitatori in tutto il mondo.

Il servizio eshop, già attivo in 51 paesi (compresi Australia e Stati Uniti), sarà implementato entro l’inizio del 2018 anche per il mercato russo dove il brand è presente con 20 negozi monomarca gestiti da partner locali.

Luisa Spagnoli: nuova strategia digitale che guarda a Russia e Cina

Caratterizzato da immagini di grande formato, unite a molti contenuti inediti come video e campagne, il nuovo sito permette di immergersi totalmente nell'universo del brand, fra collezioni di abbigliamento e accessori, con spazio agli abbinamenti e ai suggerimenti di stile.

Potenziato il servizio omnichannel, disponibile ora anche all’estero nei monomarca a gestione diretta, che permette alle clienti di scegliere e ordinare i capi online e ritirarli presso la boutique Luisa Spagnoli più vicina, avvicinando sempre di più l’esperienza online a quella offline. Il nuovo processo di acquisto offre notevoli plus: la possibilità di effettuare un cambio taglia direttamente in negozio, la sostituzione e il reso del prodotto nel pickup store prescelto, il servizio di sartoria in loco per la merce acquistata online.

Il nuovo portale è ottimizzato per tutti tipi di schermi. Accanto al sito ufficiale, l’azienda intende dare slancio a tutti i social channel più importanti, come strumento per coinvolgere i consumatori di tutto il mondo e per andare a presidiare nuovi mercati strategici per l’immediato futuro, come la Cina, per esempio.

Nasce in questa ottica il primo account ufficiale Luisa Spagnoli su WeChat:l’app, dominante in Cina.

Foto: Luisa Spagnoli press office

Splio, software house internazionale specializzata nella customer experience, ha tracciato un bilancio dell’andamento del Black Friday in Europa, estrapolando i dati relativi a 300 retailer clienti della sua marketing platform, relativamente al mese di novembre negli anni 2014, 2015, 2016, 2017.

"In Europa non si celebra il Ringraziamento, e nemmeno è festivo il giorno successivo, ma i retailer sono riusciti a creare dal nulla una nuova stagione di saldi, cogliendo l’opportunità regalata da questa festività con la promessa di offrire un nuovo tipo di customer experience", ha spiegato il management di Splio in un comunicato stampa.

Nel dettaglio, su un panel di 300 retailer, clienti Splio, nel 2014 solo il 17 percento di loro aveva incluso il Black Friday nel proprio calendario stagionale, nel 2015 il 30 percento e nel 2016 il 50 percento. I cinque settori più coinvolti sono abbigliamento fast fashion (34 percento), servizi e turismo (10 percento), cosmetica e benessere (l’8 percento).

Inoltre, secondo la società esperta di customer experience, nelle campagne di marketing, i riferimenti al Black Friday eclissano il Cyber Monday (88 percento contro 12 percento).

Le campagne di marketing, chiaramente, puntano a generare traffico sia online sia in store, con la promessa di offrire ai clienti una nuova esperienza, diversa da quella del più lungo periodo di saldi, in arrivo a inizio 2018. Le campagne sono partite a pieno ritmo dal 20 novembre, una settimana prima del Black Friday, e hanno registrato un buon tasso d’apertura, attorno al 27 percento, che dimostra l’interesse dei consumatori nei confronti di questo evento.

E' il desktop a farla ancora da padrone ma, dal 2014, il mobile è in crescita strepitosa in Italia (193 percento), seguita dalla Francia (57 percento).

Il management di Splio, spiega il comunicato, "ha notato una crescita significativa di comunicazione via sms, il 300 percento dal 2014 su questo canale, solitamente utilizzato per accrescere la loyalty e la proximity dei clienti".

In Francia e Spagna gli esercenti hanno impostato con entusiasmo la comunicazione sul Black Friday, mentre l’Italia è restata indietro.

In Italia bisogna ancora lavorare sull’idea che il mese di novembre possa essere il momento perfetto per mostrare la brand strategy e offrire nuove esperienze d’acquisto, spiega il management in una nota.

Il gruppo Teddy prevede 100 aperture nel 2018

Prosegue lo sviluppo del gruppo Teddy, cui fanno capo le catene di negozi a insegna Terranova, Calliope e Rinascimento.

Tra fine anno e inizio 2018 sono previste nuove aperture in Svizzera, che rappresenta un nuovo mercato per l'azienda, e in Iraq.

Per il 2018 l’obiettivo di Teddy è quello di superare le 100 nuove inaugurazioni, aumentando la metratura dei punti vendita.

"Un ritmo di crescita che consente all’azienda di autofinanziare pressoché integralmente il proprio sviluppo" ha spiegato il management dell'azienda in una nota.

Per il 2018 l’obiettivo di Teddy è quello di superare le 100 nuove inaugurazioni

Nel dettaglio, per il prossimo anno l’obiettivo è di superare i 100 nuovi punti vendita, "con conseguenti positivi riflessi sul fatturato, aumentando contestualmente la metratura media dei negozi. Va infatti in questa direzione il riposizionamento del brand Terranova che sta arrivando a compimento dopo diversi anni di lavoro", si legge in una nota.

Il sogno di Vittorio Tadei, fondatore della società è di costruire “una grande azienda che guadagni molto per creare occupazione e una parte degli utili destinarli a opere sociali, sia in Italia, sia all'estero”.

Tra le direttrici delle nuove aperture nel 2017 Nord Africa, Medio Oriente e Asia Centrale con Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Kazakistan, Kirghistan e città quali Il Cairo e Abha. Anche l’Europa dell’Est è stata protagonista dello sviluppo della rete dei marchi di Teddy con espansione in Paesi come Russia, Bielorussia, Croazia, Serbia, Romania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

L’Italia, infine, è stata importante per i positivi sviluppi del Gruppo Teddy "con inaugurazioni da Nord a Sud della Penisola in capoluoghi come Torino, Verona, Parma, Mantova, Ravenna, Pesaro, Roma e Siracusa". “La forza di Teddy e il valore imprenditoriale del gruppo sono testimoniati dalla capacità di crescere in due mercati che hanno vissuto importanti criticità come Russia ed Egitto", ha detto il direttore sviluppo del gruppo Teddy, Pierluigi Marinelli.

“Due nostri pilastri strategici come la formula del franchising in conto vendita e la convinzione che il cliente finale debba essere al centro delle nostre scelte commerciali continuano a rivelarsi vincenti e contribuiscono a renderci protagonisti nel mercato globale del fast fashion”, ha concluso Marinelli.

Il gruppo, che oltre a Terranova e Calliope, commercializza anche i marchi Rinascimento e Miss Miss, è presente tramite le attività retail (negozi monomarca) e wholesale (ingrossi) in circa 50 nazioni di tutto il mondo.

I ricavi netti consolidati del gruppo nel 2016 sono risultati in crescita del 10,4 percento rispetto al 2015 (563,9 milioni di euro), a quota 622,2 milioni per il gruppo del fast fashion Teddy, cui fanno capo i marchi Terranova, Calliope, Rinascimento e Miss Miss. Il 52,6 percento del fatturato consolidato è stato realizzato sui mercati esteri.

Foto: Gruppo Teddy press office

Nicol Caramel apre in via San Giovanni sul Muro, a Milano

Nicol Caramel, marchio di abbigliamento premaman, cambia casa e lo fa trasferendosi ancora più in centro a Milano, in via San Giovanni sul Muro, al civico 17, a pochi passi da Largo Cairoli.

"I capi della nuova collezione che ancora una volta sanno valorizzare il corpo delle donne in attesa di un bebè e si adattano, quasi magicamente, all’inevitabile variare del corpo femminile", ha sottolineato l'azienda in una nota.

Nicol Caramel è stata fondata nel 1976 con l'obiettivo di mettere la moda italiana a disposizione dell’abbigliamento per gestanti.

Foto: Nicol Caramel
Atelier Emé apre a Torino

Atelier Emé, il brand del gruppo Calzedonia, dedicato alla sposa e agli abiti per le occasioni speciali, ha tenuto a battesimo la sua prima boutique torinese.

L’atelier, sviluppato su due piani per 400 metri quadrati, nella Galleria San Federico, costituisce uno spazio dedicato a 360 gradi alle spose, grazie alla presenza della collezione party.

L’opening è stato celebrato con un cocktail giovedì 30 novembre alla presenza della direttrice creativa del brand, Raffaella Fusetti.

Tra le collezioni del marchio figura la Capsule Sposa & Party 2018. "Il classico romanticismo viene sferzato da una ventata di contemporaneità, per vestire le proprie spose sempre anticipando i nuovi trend della moda", si legge in una nota.

Foto: Atelier Emé

Harmont & Blaine fa rotta su Cina e Spagna

Harmont & Blaine spinge l'acceleratore sull'espansione internazionale e ha in agenda, per il 13 dicembre, il lancio di una piattaforma ecommerce.

Domani, 5 dicembre, sarà la volta dell’inaugurazione di una boutique a Hong Kong presso Times Square, shopping mall della città asiatica meta popolare per il turismo situata presso la Causeway Bay, il distretto più vivace della regione.

Harmont & Blaine ha in agenda, per il 13 dicembre, il lancio di una piattaforma ecommerce

L’opening della boutique di Hong Kong rappresenta il quarto punto vendita inaugurato negli ultimi 3 mesi in Cina, dopo le recenti aperture nel mese di settembre all’interno del Sogo Department store di Taipei City e nel New Yaohan Department Store di Macao e nel mese di ottobre presso lo Shopping mall elements di Hong Kong.

Opening che rientrano in un più ampio progetto di espansione in Cina, dove Harmont & Blaine prevede di aprire complessivi 27 punti vendita nei prossimi 5 anni, di cui già 10 nel primo biennio.

L’internazionalizzazione prosegue anche in Europa, con particolare attenzione alla Spagna, dove sono stati inaugurati 5 nuovi shop-in-shop presso El Corte Ingles nelle città di Bilbao, Santander, Malaga, Vigo e Gijon.

Con questi recenti 5 corner, che si aggiungono a quelli di Madrid, Valencia e Oviedo, salgono a 8 gli shop-in-shop del marchio in Spagna, che si conferma il primo mercato estero per le proposte del marchio.

Per il 2018 il brand prevede un ulteriore consolidamento della partnership con El Corte Ingles con l’apertura prevista di 14 nuovi spazi.

Parallelamente ai mercati esteri, prosegue il presidio del mercato italiano dove è stato inaugurato un corner presso il nuovo flagship de La Rinascente di Roma in via del Tritone.

Con le aperture citate, il numero complessivo di punti vendita dell'etichetta sale a oltre 140 location nel mondo.

L'azienda, che ottobre 2014 ha aperto il capitale sociale al fondo di investimento Clessidra. ha archiviato il 2016 con un fatturato di 81 milioni di euro, oltre 500 dipendenti diretti e più di 1.000 di indotto.

Foto: Il ceo Paolo Montefusco, credit Harmont and Blaine