(annuncio pubblicitario)
(annuncio pubblicitario)
Maje apre a Milano il quarto store in Italia

L'etichetta francese Maje ha tenuto a battesimo il suo primo indirizzo milanese, oggi quarto store in Italia (sono due i punti vendita a Roma e uno a Firenze).

Inaugurato a New York nel 2014, il concept di una moderna “boutique nomade” è quindi arrivato anche a Milano, in via Alessandro Manzoni, area considerata tra le vie più importanti della moda milanese.

Già presente a La Rinascente che dedica, questa settimana, otto vetrine al brand, mettendo in mostra i capi più iconici della maison parigina e la capsule “Denim” di jeans patchwork, Maje ha aperto a Milano uno store caratterizzato da grandi pouf assemblati con una serie di cinghie in pelle scamosciata e pavimenti in legno che riscaldano l’ambiente, mentre tende di feltro grezzo delimitano l’area spogliatoi. I tappeti multicolore di tela caratterizzano gli spazi.

Lo spazio interpreta l’armonia tra differenti nuance e materiali in contrasto con la particolare modernità del marmo, la porta in ottone, e il tocco grafico e luminoso dato da una banda oro che veste le pareti con la firma Maje.

Il marchio fa capo a Smcp Group, fondato da Judith Milgrom nel 1998. Oggi l'etichetta conta 445 punti vendita nel mondo e opera in 32 Paesi.

Foto: Maye press office
Miamastore cresce all'estero

MiamaStore, l'azienda italiana specializzata nella vendita via Internet di abiti da sposa low cost, con sede a Montecorvino Pugliano, in provincia di Salerno, sta consolidando la sua presenza anche all'estero. Il sito è disponibile anche il inglese, francese, rumeno e giapponese e l'azienda spedisce in tutto il mondo. A partire dal 2014, inoltre, l'azienda ha aperto negozi fisici in Italia e all'estero.

Oltre ai vestiti da sposa e i vestiti da cerimonia, sul sito sono in vendita scarpe da sposa, i veli e i coprispalle e altri accessori. Il costo degli abiti va mediamente dai 250 euro ai 450 euro.

Miamastore cresce all'estero

Fondata nel 2011 da Mauro Senatore, l'azienda realizza il 15 percento delle vendite in Giappone. L'obiettivo principale dell'azienda è quello di fornire un servizio di qualità anche a chi non ha molta disponibilità economica. Gli abiti proposti su Miamastore sono fatti su misura con spedizione gratuita e consegna garantita entro 45 giorni. In alcuni casi è prevista anche la pronta consegna su abiti già realizzati.

Foto: Miamastore website
Pimkie spinge sul retail e rinnova gli store

L'etichetta francese di abbigliamento fast fashion, Pimkie, rafforza la presenza sul mercato italiano continuando la strategia di espansione retail e il rinnovamento del design degli interni degli store. Con l’apertura del nuovo store di oltre 170 metri quadrati, presso il centro commerciale di Verona Adigeo, in agenda per il 30 marzo, il brand mette in atto una strategia di restyling dei punti vendita strategici per il business del brand come gli store di Bergamo Orio al serio, Brescia Lonato, Savignano, Torino Beinasco, Brescia Roncadelle, Milano Novate Milanese, Bologna, Torino, Cagliari, Modena, Sassari e Roma Tuscolana.

I punti vendita rispecchieranno il nuovo concept inaugurato per la prima volta in Italia, a Milano nel settembre 2015 con il restyling del flagship store di via Torino. Quello di via Torino è stato il secondo negozio, dopo quello francese di rue de Rivoli, riaperto ad aprile 2015, con questa nuova filosofia che punta a un riposizionamento del marchio destinato a spartirsi quote di mercato con molte delle catene internazionali che popolano sia le vie del centro delle grandi città, sia i centri commerciali. L'insegna fa capo alla famiglia Mulliez proprietaria anche di Auchan, Leroy Merlin, Decathlon.

Attualmente in Italia il brand conta 85 punti vendita di cui 32 già con il nuovo concept. La strategia di restyling dei punti vendita del brand si attuerà entro il 2017.

Foto: Pimkie press office
Versace apre a Lisbona

Versace ha aperto un nuovo store a Lisbona. Il negozio si sviluppa su un’area di 440 metri quadrati e fonde la tradizione architettonica italiana con il dinamismo e l'energia del marchio della medusa. Mosaici in marmo ed elementi in ottone caratterizzano lo spazio dove sono in vendita collezioni prêt-à-porter donna, uomo e accessori.

"Il concept Versace è un omaggio al grande patrimonio culturale dell'Italia. Per me la boutique è un dialogo ininterrotto tra il nostro passato e il nostro futuro, tra Versace e i nostri clienti", ha affermato Donatella Versace-

Lo store ha pavimenti in mosaico ispirati alle chiese bizantine del IX secolo. Il tracciato circolare dei pavimenti riprende il movimento delle pareti.

Lo scorso novembre è uscito nelle librerie "Versace" il libro scritto da Donatella Versace con Maria Luisa Frisa, professoressa alla Università Iuav di Venezia, critica e fashion curator, e Stefano Tonchi, direttore di W Magazine. Il libro, di 336 pagine, contiene 250 fotografie a colori e in bianco e nero, costa 95 euro ed è pubblicato da Rizzoli.

Diventata direttore artistico della maison nel 1997, dopo la tragica perdita del fratello Gianni, l’enigmatica figura di Donatella Versace ha da allora catapultato il brand nel futuro. "Questo libro racconta e illustra l’interpretazione che Donatella ha dato di Versace e ripercorre il suo straordinario lavoro di cura e definizione dell’identità della maison attraverso il ventunesimo secolo", ha spiegato la maison nella nota.

Foto: Versace press office
Geox apre a Kuala Lumpur

Geox ha tenuto a battesimo, a Kuala Lumpur, all’interno dello shopping mall Pavilion, un nuovo store con una superficie di 110 metri quadrati.

L'apertura si aggiunge ai 7 negozi presenti nel Paese, di cui 3 a Kuala Lumpur e ai 19 corner nei principali department store.

Nel negozio sono disponibili tutte le collezioni e le tecnologie brevettate Geox, dalla sneaker Nebula, con sistema di traspirazione 3D, alla Amphibiox, una linea di prodotto che assicura perfetta impermeabilità e traspirabilità in tutte le condizioni climatiche e, infine, la linea kid dedicata ai più piccoli che ne accompagna ogni passo e movimento lungo tutto il percorso della crescita, confermando i suoi quattro principi cardine di benessere, qualità, comfort e stile.

In vendita anche la collezione abbigliamento uomo e donna.

Il gruppo Geox ha registrato nel 2016 un utile netto pari a 2,01 milioni di euro contro 10 milioni nel 2015.

Le vendite sono aumentate del 3 percento, a 900,8 milioni. Le calzature hanno rappresentato il 91 percento dei ricavi consolidati, attestandosi a 815,5 milioni, con un aumento del 3,9 percento rispetto al 2015 (+4,2 percento a cambi costanti). La divisione abbigliamento (9 percento dei ricavi consolidati) si è attestata a quota 85,2 milioni (-4,6 percento). Il risultato operativo (Ebit) si è attestato a 12,8 milioni (1,4 percento dei ricavi), contro 24,9 milioni di euro del 2015 (2,8 percento dei ricavi). Il risultato operativo lordo (Ebitda) è ammontato a 47,6 milioni, pari al 5,3 percento dei ricavi, rispetto a 61,8 milioni del 2015 (7,1 percento dei ricavi).

Foto: Geox press office
Due store in Portogallo per Ovs

Ovs entra nel mercato portoghese e apre due nuovi negozi. Il primo è stato tenuto a battesimo nei giorni scorsi ai piedi del celebre Cristo Rei, nella città di Almada, proprio di fronte a Lisbona. Lo store copre una superficie di 800 metri quadrati ed è dedicato alle collezioni donna, uomo e bambino. Il secondo, sempre di 800 metri quadrati aprirà nel mese di maggio a Sintra, cittadina Patrimonio dell’umanità, negli spazi del Sintra Forum.

Spazi contemporanei ed essenziali che si caratterizzano per il design dalle linee pulite e grande attenzione all’ecosostenibilità nella scelta dei materiali sono alla base del nuovo concept, come spiega il management del brand in una nota.

Ovs spa, con i marchi Ovs e Upim è attiva in Italia nel value fashion retail con una quota di mercato pari al 7,37 percento (dati dicembre 2016, fonte Sita Ricerca). Il marchio conta complessivamente circa 1500 negozi a gestione diretta e in franchising. Quotata a Borsa Italiana dal marzo 2015, l'azienda ha chiuso il 2015 con un fatturato pari a 1.319,5 milioni di euro.

A fine febbraio, Stefano Beraldo, amministratore delegato del gruppo, ha annunciato le principali strategie della società in un'intervista al CorrierEconomia. Nei piani dell'azienda anche la cessione dei grandi magazzini Coin, 40 department store a insegna con circa 400 milioni di ricavi. Secondo CorriereEconomia, la cessione chiuderebbe un percorso avviato da Beraldo da qualche anno, che punta a trasferire in altre mani la gestione del retail di fascia alta per concentrarsi su Ovs, quotata a Piazza Affari e di cui gruppo Coin resta principale azionista.

Foto: Ovs press office
Quattro shop in shop Amedeo D. da Coin

Coin rafforza la sua partnership con Amedeo D., insegna milanese sinonimo di "urban street fashion”, con quattro nuove aperture di shop in shop nel 2017. Dopo l’esordio nel 2014 nel Coin di Milano, di piazza 5 Giornate, seguito dagli opening di Bergamo, Brescia e Roma San Giovanni, il format del marchio approda per la prima volta in Veneto: domani, sabato 4 marzo, sarà la volta dello store Coin di Treviso, mentre in aprile sarà il Coin di Padova a ospitare l’insegna meneghina.

I due shop in shop veneti copriranno rispettivamente una superficie di 250 metri quadrati e di oltre 300 metri quadrati e saranno caratterizzati da un mood anni ’80, in un’ambientazione dal gusto vintage legata al mondo dei videogame. Previste nel secondo semestre le aperture negli store Coin di Sassari e Catania.

Carhartt, Cheap Monday, Element, Kelto, Levi’s, Obey, Volcom, Adidas, Converse, New Balance, Nike, Vans, Eastpak, Herschel, The North Face, Diadora, Iuter, Scotch&Soda, Reebok, Franklin&Marshall, sono solamente alcuni dei marchi proposti dall'insegna milanese.

Coin è presente su tutto il territorio nazionale, all’interno dei più importanti centri storici e nelle principali vie dello shopping, con 40 negozi diretti e 50 store a insegna Coincasa tra Italia ed estero.

Foto: Coin press office
MMD: Frankie Morello apre un flagship in corso Venezia a Milano

E' stato tenuto a battesimo ieri, primo giorno di Milano moda donna, al numero civico 2 di corso Venezia, il flagship store di Frankie Morello. Il negozio copre una superficie di 600 metri quadrati su tre piani.

Un’installazione artistica dedicata alla collezione autunno inverno 2017-18 ha segnato il ritorno dell'etichetta nel cuore di Milano. Il concept si sviluppa partendo da un modulo quadrato perfetto, che viene poi scomposto e destrutturato, che si moltiplica all'infinito grazie alla sua superficie specchiata, diamantata, estrusa. Il bianco e il nero sono i colori predominanti che fanno da base alle collezioni del marchio. Superfici lucide, di vetro come di tessuto, rivestono le pareti.

MMD: Frankie Morello apre un flagship in corso Venezia a Milano

Una lingua in marmo nero marquinia, materiale caratterizzato da una superficie lucida con venature bianche in contrasto, crea l’illusione di una passerella, rafforzata dalle proiezioni continue delle sfilate del brand realizzate attraverso una particolare tecnologia a led.

Foto: Frankie Morello press office

Mes Demoiselles apre a Milano e punta sugli Usa

Mes Demoiselles, la maison francese di ready to wear, ha aperto una boutique monomarca a Milano. L'azienda sta mettendo a punto una strategia retail che porterà l'etichetta nelle principali piazze dell’Europa.

Il negozio di Milano si trova nel centro storico della città, in via Solferino 9, in uno spazio di oltre 80 metri quadrati. Il concept scelto dalla maison ricalca i suoi codici tradizionali con un tocco di lusso in più dato dal dialogo tra materiali nobili come vetro, metallo e legno.

In vendita l'abbigliamento donna con lavorazioni hand made.

Dopo aver consolidato la sua presenza nel territorio francese con 8 punti vendita e un giro di affari che realizza il 90 percento all’estero in oltre 800 multimarca in Europa e nel mondo, Mes Demoiselles punta, nel 2018, al mercato americano.

Il marchio ha debutatto nel 2006, nell'atelier parigino di rue Charlot. Anita Radovanovic è la stilista della maison.

Foto: Mes Demoiselles press office
Alibaba punta sul commercio integrato in Cina

Il commercio integrato, ossia l'utilizzo di canali tradizionali come i negozi fisici per la distribuzione dei capi e degli accessori comprati sul web è una tendenza in atto. Sono diversi, infatti, gli etailer che stanno mettendo in piedi progetti che vedono coinvolti i negozi. Il gigante dell'ecommerce cinese, Alibaba, infatti, ha appena annunciato un accordo strategico con una grossa società della distribuzione locale: Shanghai Bailian.

Questa azienda controlla 4.700 negozi in Cina, tra cui supermercati, grandi magazzini, boutique. L'idea alla base del progetto è di favorire le interazioni tra punti vendita fisici e le piattaforme di ecommerce. L'operazione segna una tappa chiave: "la distinzione tra commercio fisico e vendita online è obsoleta", ha detto Daniel Zhang, direttore generale di Alibaba. Non è un caso, quindi, che la scorsa estate Alibaba abbia sborsato oltre 4,2 miliardi di euro per acquisire il 20 percento di Suning, una catena cinese di negozi di elettronica.

Un numero elevato di giovani cinesi, infatti, guardano le vetrine mentre consultano lo smartphone al fine di mettere a confronto i prezzi e ordinare online, magari provando l'oggetto nel negozio. Circa l'80 percento degli acquisti sulle piattaforme di Alibaba sono realizzati via smartphone, contro il 65 percento di un anno fa.

Alibaba, quindi, darà a Bailian tutti gli strumenti e il know how teconologico per approcciare e analizzare la clientela, introducendo anche nei negozi delle opzioni come il riconoscimento facciale oppure il sistema di pagamento elettronico Alipay. Alibaba, invece, attraverso la geolocalizzazione, metterà a disposizione della clientela i negozi Bailian e i relativi programmi di fidelizzazione, studiando un sistema di cooperazione logistica.

Intanto, almeno negli Usa, Alibaba è sempre alle prese con un problema di immagine che lo lega a fenomeni di contraffazione. A fine dello scorso anno, infatti, gli Stati Uniti hanno “iscritto nuovamente” una divisione del gigante dell’ecommerce cinese nella lista nera della contraffazione. Insomma, a quanto pare, nonostante gli sforzi dell’ultimo anno compiuti da Alibaba per ridare lustro alla sua reputazione e cancellare l’immagine di un un rivenditore che tollera la vendita di merci contraffatte sulle proprie piattaforme di ecommerce, la realtà dei fatti pare ancora problematica. Nel dettaglio, l’ufficio United States Trade Representative (Ustr), che aveva rimosso Alibaba dalla black list un anno fa, ha iscritto la piattaforma online Taobao (che fa capo ad Alibaba) nella lista, sottolineando che l’azienda non ha fatto abbastanza per combattere la vendita di prodotti falsi.

Il gigante dell’ecommerce cinese si è detto deluso della decisione e ha risposto di aver migliorato la policy che dovrebbe incentivare la vendita di prodotti originali sul sito. "Nel 2016 abbiamo rimosso il doppio di prodotti non conformi rispetto al numero dei beni rimossi nel 2015”, ha detto Michael Evans, presidente di Alibaba Group in una nota. “Questa decisione ignora il lavoro effettivo che Alibaba ha fatto per proteggere la proprietà industriale e l’impegno per fare in modo che i contraffattori fossero portati a giudizio”, si legge nella nota.

Foto: Alibaba group