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Please Kids punta a 6 milioni di fatturato nel 2017

Oltre 200.000 capi nel 2016 e un turnover di 2,5 milioni di euro per Please Kids, marchio lanciato un anno fa da Imperial spa, azienda italiana attiva nel fast fashion internazionale. L'obiettivo è di arrivare a 6 milioni di euro entro la fine del 2017.

L’etichetta di moda bimbo, partita a gennaio 2016, ha dato vita alla società Magico Kids (controllata da Imperial) che ha assunto in affitto un ramo d’azienda della Gieffe Moda con sede a Sant’Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo.

L’espansione maggiore del business ha riguardato Italia, Germania e Francia mentre il 2017 il brand, spiega Imperial in una nota stampa, focalizza l’attenzione su Spagna, Cipro, Russia, Ucraina, Belgio e Paesi Arabi. "Uno sguardo particolare sarà rivolto all’Iran, con il quale l’azienda ha già avviato una partnership promettente", si legge nella nota.

"L’ordine medio per cliente è cresciuto del 25 percento rispetto alla prima uscita a seguito del lancio della primavera estate 2016 e tutto lascia ben sperare che il successo continui sia con la primavera estate 2017, sia con le nuove proposte del Back to School autunno inverno 17-18. In un mercato caratterizzato dalla forte frammentazione dell'offerta, il marchio si aspetta di diventare un punto di riferimento del childrenswear", ha detto Adriano Aere, presidente del Gruppo Imperial.

Foto: Please Kids press office
Brunello Cucinelli: collocato il 3,02 percento del capitale

Mediobanca, in qualità di sole bookrunner, ha comunicato di aver concluso il collocamento di n. 2.050.623 azioni ordinarie Brunello Cucinelli spa (pari a circa il 3,02 percento del capitale sociale), attraverso un "Accelerated bookbuilding offer", presso investitori istituzionali italiani ed esteri, a un prezzo di 21,09 euro per azione. II regolamento dell'operazione (consegna dei titoli e pagamento del corrispettivo) avverrà in data 24 gennaio 2017.

A vendere non è Fedone, la holding del fondatore della griffe del cachemire, Brunello Cucinelli.

Secondo i conti preliminari del 2016, l'azienda umbra ha chiuso l'anno con ricavi netti pari a 456 milioni di euro (+10,1 percento a cambi correnti).

Il fatturato è aumentato in tutte le aeree geografiche: mercati internazionali +10,7 percento e Italia +7,3 percento in confronto al 2015.

“Si è chiuso un altro anno splendido per la nostra industria con una crescita del fatturato a due cifre e un’immagine a livello universale che ci pare gradevolissima. Vista la qualità delle vendite, ci aspettiamo altresì la stessa cosa per quanto riguarda i profitti. Il buonissimo riscontro sui sell- out dell’inverno 2016 e l’ottima campagna vendite estate 2017, ci fanno ben immaginare per l’anno in corso una sana crescita a due cifre sia del fatturato che dei profitti", ha detto Brunello Cucinelli, presidente e amministratore delegato dell'azienda una decina di giorni fa commentando i dati.

Foto: Brunello Cucinelli website
Marcolin, Lvmh verso acquisizione del 10 percento

C'è movimento nel mondo dell'occhialeria, dopo la fusione Luxottica-Essilor, della scorsa settimana, toccherebbe ora a Marcolin. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Reuters, Lvmh è vicina all'acquisto di una quota fino al 10 percento del gruppo di occhialeria italiano Marcolin nell'ambito di un più generale accordo produttivo.

Marcolin, che al momento non commenta queste indiscrezioni, è stata acquisita nel 2012 da Pai Partners e poi delistata.Nel 2015 ha realizzato un fatturato di 435 milioni.

Foto: Massimo Renon general manager commerciale mondo Marcolin, press office
Moda bimbo: export a quota 37,8 percento del turnover

Secondo le stime preliminari messe a punto dal Centro studi di Smi, Sistema moda Italia, nel 2016 la moda junior (accezione che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi/e di età tra 0-14 anni, intimo e accessori inclusi) assisterebbe a una prosecuzione del trend positivo del giro d’affari. Il turnover settoriale dovrebbe infatti sperimentare un moderato aumento, nell’ordine del +1,2 percento, superando così i 2,7 miliardi di euro.

Centro studi Smi: il giro d'affari della moda bimbo chiude il 2016 a +1,2 percento

I dati sono stati diffusi alla viglia di Pitti Bimbo, la kermesse dedicata al childrenswear al via da domani, 19 gennaio, a sabato 21, alla Fortezza da Basso di Firenze.

Guardando alle performance oltreconfine, Smi ha evidenziato che per la moda junior si prevede una crescita media annua delle vendite estere corrispondente al +3,1 percento. L’export dovrebbe, pertanto, concorrere al 37,8 percento del turnover settoriale.

Con riferimento all’import, analogamente a quanto registrato per il complesso della filiera tessile-moda, Smi ha rilevato una brusca decelerazione, che ha portato a una stima dello 0,4 percento su base annua.

La dinamica prevista per i flussi commerciali in entrata e in uscita dall’Italia determinerebbe un miglioramento del deficit commerciale di comparto (da -790 a -765 milioni di euro).

Secondo le previsioni, i consumi nazionali dovrebbero archiviare il 2016 quasi sui livelli del 2015.

Per quanto riguarda il panorama distributivo, la moda bimbo vede confermata la leadership delle catene, forti di una quota pari al 50,9 percento del mercato; nel periodo monitorato il sell-out intermediato risulta in crescita del +3,2 percento, grazie soprattutto al segmento ‘bambina’ e ‘neonato’.

La grande distribuzione organizzata, con un’incidenza del 26,9 percento, si legge nella nota del Centro Studi Smi, presenta un aumento double-digit del sell-out intermediato, contabilizzato a +13,2 percento. La dinamica a doppia cifra interessa, peraltro, i segmenti principali, mentre il neonato contiene la crescita al +3,2 percento.

In controtendenza rispetto al tessile-moda complessivamente considerato, l’ecommerce ha sperimentato una flessione degli acquisti di junior, pari al -4,8 percento. Tuttavia, il calo va imputato essenzialmente al neonato, che ha ceduto oltre il 40 percento, a fronte di un boom del +90 percento messo a segno nella stagione autunno inverno precedente; bambina e bambino, al contrario, sono cresciuti rispettivamente del +10,4 percento e del +2,1 percento.

Foto: Laura Biagiotti Dolls Pitti bimbo website
Luxottica si fonde con Essilor: un' operazione da 50 miliardi

Luxottica mette a segno una fusione con la francese Essilor: un'operazione da 50 miliardi di euro.

Lo hanno annunciato oggi, ufficialmente, le due società realizzando una delle più grandi fusioni "cross border" in Europa. Nasce così il colosso dell'occhialeria "EssilorLuxottica", che sarà quotato a Parigi, avrà più di 140.000 dipendenti e vendite in oltre 150 Paesi. La nuova realtà sarà quotata a Parigi.

Nasce così EssilorLuxottica, che sarà quotata a Parigi

Stando ai dati annuali del 2015 delle due realtà, il nuovo gruppo avrebbe realizzato ricavi netti per oltre 15 miliardi e un Ebitda netto combinato di circa 3,5 miliardi.

Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica sarà il maggiore azionista della società. A Del Vecchio, che guiderà l'azienda in qualità di presidente esecutivo e amministratore delegato, farà capo una quota compresa tra il 31 e il 38 percento.

Leonardo Del Vecchio sarà il maggiore azionista della nuova società

La società di occhialeria Luxottica ha archiviato il terzo trimestre del 2016 con un fatturato reported in aumento del 3,2 percento, a 2.225 milioni di euro a cambi correnti, un fatturato divisione wholesale in flessione del -3,2 percento, a cambi correnti a 800 milioni e un giro d'affari della divisione retail in aumento del +7,2 percento a cambi correnti a 1.425 milioni di euro (+7,9 percento a cambi costanti).

Tornando all'operazione di fusione annunciata oggi, Del Vecchio ha detto che "con questa operazione si concretizza il mio sogno di dare vita a un campione nel settore dell'ottica totalmente integrato ed eccellente in ogni sua parte.Sapevamo da tempo che questa era la soluzione giusta ma solo ora sono maturate le condizioni che l'hanno resa possibile".

"Continueremo a investire in Italia e in Francia, vogliamo essere un campione europeo che mantenga forte le sue radici", ha aggiunto Del Vecchio.

L’amministratore delegato di Essilor, Hubert Sagniéres, sarà il vice presidente esecutivo e vice amministratore delegato.

Foto: Luxottica website
Tod's: Bonomi investe con il 3 percento

Andrea Bonomi ha investito nel gruppo di Diego Della Valle, con una quota che ha superato la soglia del 3 percento. Strategic Capital, società di investimento che fa capo a BI-Invest, la holding della famiglia Bonomi, ha in portafoglio il 3 percento del capitale di Tod's, in un'ottica di investimento di medio-lungo periodo.

Come riporta l'agenzia di stampa Reuters, l'investimento nel gruppo controllato dalla famiglia Della Valle ha un'ottica di medio-lungo termine. "Strategic Capital", ricorda una fonte dell'agenzia di stampa, "opera con la logica del fondo sovrano: investe in aziende quotate, con quote di minoranza, partecipando in maniera discreta" alla governance".

Come ha sottolineato Della Valle ieri, commentando l'operazione, Bonomi ha individuato in "Tod's un'opportunità di investimento e crede nel piano di rilancio.

Il gruppo Tod's ha archiviato i primi nove mesi dell'anno a quota 757,7 milioni di euro, in flessione del 3,7 percento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Foto: Diego Della Valle al Milano Fashion Global Summit. Foto press office Class Editori

Nei piani di Woolrich c'è l'Ipo alla Borsa di MilanoINTERVISTA

A distanza di un mese e mezzo dell'annuncio della nuova holding prende forma, passo dopo passo, la nuova strategia di Woolrich International. A fine novembre, Woolrich Inc., azienda made in Usa di abbigliamento outdoor, e Woolrich Europe, società del gruppo bolognese W.P. Lavori in Corso licenziataria del marchio per l'Europa e l'Asia, hanno annunciato di aver completato una fusione che prevede la costituzione di una nuova holding, Woolrich International. Contestualmente è stato messo a punto anche un piano strategico che vede la quotazione nell'arco di un periodo di tempo dai 3 ai 5 anni, l'aumento degli store, che dagli attuali 25 dovrebbero passare a 60, una ulteriore spinta sull'ecommerce e l'incremento del personale che toccherà quota 500 persone. In occasione di Pitti Uomo, dove l'azienda ha debuttato con una linea di calzature uomo e donna caratterizzato da due suole realizzate in esclusiva per Woolrich da Vibram, FashionUnited ha intervistato Cristina Calori, presidente di Woolrich International per capire quali sono i prossimi passi dell'azienda.

La quotazione è uno degli obiettivi che avete in agenda, può dirci a quale piazza finanziaria state pensando?

Credo che Milano sarà la piazza finanziaria che sceglieremo e che ci è maggiormente congeniale per dimensione. Alla borsa americana sono quotate grandissime aziende con un giro d'affari molto importante (Woolrich International ha sede legale a Londra, con uffici operativi a New York, Woolrich in Pennsylvania, Bologna e Milano, ndr).

Nei piani di Woolrich c'è l'Ipo alla Borsa di Milano

Come sta andando quest'anno, a quanto chiuderete e qual è l'obiettivo di fatturato che vi siete posti?

Prevediamo di chiudere l’anno fiscale 2016 con un fatturato di 170 milioni di euro (erano 144 milioni nel 2015, ndr). Entro il 2020 puntiamo a un giro d'affari di 266 milioni entro il 2020.

Obiettivi ambiziosi che hanno richiesto anche una ristrutturazione a livello manageriale?

Sì, certo, abbiamo nominato un amministratore delegato che è poi l'avvocato che ci ha seguiti nell'operazione di fine novembre e che, quindi, conosce benissimo la nostra realtà. Anche sul fronte creativo abbiamo nominato una figura professionale che segue il marchio a 360 gradi: Andrea Canè, direttore creativo globale di Woolrich International.

Visto che siete presenti sia in Europa, sia in Usa, su un totale di 45 Paesi, state pensando a una diversificazione delle collezioni?

Diciamo che siamo ancora in una fase di studio e di analisi dei vari mercati e non escludiamo di realizzare delle collezioni ad hoc per determinati mercati. La nostra forza è da sempre (W.P. Lavori in Corso è partner di Woolrich dal 1984,ndr) la capacità di accompagnare il cliente, di vederlo come socio, come amava dire mio padre Giuseppe, con cui nel 1982 ho fondato W.P. Lavori in Corso, e non come un antagonista. La missione di Woolrich è diventare un brand leader a livello globale nell’outerwear.

Quali sono i mercati su cui puntate e con quale strategia?

Gli Stati Uniti e il Canada in primis, ma anche Uk e Francia. Pensiamo a una ulteriore espansione e sviluppo globale della linea Woolrich John Rich & Bros., attiva nel segmento outerwear, grazie a significativi investimenti nel marketing, all’espansione della rete di vendita diretta (negozi monomarca e shop in shop), alla crescita del canale ecommerce e allo sviluppo di nuove partnership con qualificate catene di vendita. In atto anche il rilancio della linea Woolrich Outdoor mediante un nuovo piano di sviluppo globale e un piano di sviluppo per l’area cinese attraverso la costituzione di una società dedicata. In agenda anche il rafforzamento e lo sviluppo del potenziale del lanificio Woolen Mill (Woolrich PA), uno dei più antichi lanifici americani ancora attivo.

Nei piani di Woolrich c'è l'Ipo alla Borsa di Milano

Quanto conta oggi l'ecommerce?

Conta naturalmente molto, soprattutto negli Usa dove le persone sono abituate a comprare online e hanno già iniziato a disertare i negozi fisici. In termini percentuali sul totale del fatturato l'ecommerce pesa per un 10 percento e l'anno prossimo dovrebbe crescere di qualche punto.

State pensando anche una strategia digitale a livello globale?

Naturalmente si, stiamo puntando anche sul web marketing in quanto il canale online è molto importante così come l'integrazione dei canali. Pensiamo che il retail sia comunque imprescindibile perchè il cliente deve poter toccare il prodotto, motivo per cui stiamo progettando anche l'apertura di monobrand in Usa.

Un piano di crescita che comporterà anche l'ampliamento dell'organico fino a raggiungere 500 persone. Che figure professionali assumerete?

Personale per il retail ma anche per il marketing. Devo dire che stiamo investendo molto sui giovani in azienda, chi meglio di loro sa interpretare i bisogni, le esigenze e i desideri dello loro coetanei? Anche nel team creativo abbiamo diversi giovani talenti.

Foto: Woolrich International press office

Fornarina passa a Bright Fame Holdings

Un altro marchio italiano passa in mani straniere. Questa volta è toccato a Fornarina che, dopo una trattativa che si è protratta per tutto lo scorso anno, è stata acquisita da Bright Fame Holdings, società con sede a Hong Kong che fa capo a People Group.

La realtà cinese opera nel design, nella produzione e distribuzione di calzature, borse e accessori per donna e uomo.

Bright Fame Holdings ha acquisito il 100 percento di Fornarina

Nel dettaglio, l'azienda cinese ha acquisito il 100 percento del marchio street style lo scorso novembre, da Fornari Spa. Dopo l'acquisizione da parte di People Group è stata creata Fornarina Srl, che gestirà le attività del marchio.

Il marchio resterà in Italia. La sede si trova a MonteSan Giusto (Macerata). L'azienda è guidata da Mauro Gabrielli, manager e responsabile commerciale.

Fornarina passa a Bright Fame Holdings

"Affiancheremo Fornarina con le nostre competenze nel design, nella produzione, nella distribuzione e nelle vendite a livello mondiale, per garantire credibilità, autenticità e un Dna unico e riconoscibile", ha detto Laurence Mead, vice presidente della divisione brand Bright Fame Holdings. "Il nostro obiettivo sarà aiutare il brand a esprimere il proprio pieno potenziale in tutto il mondo", ha aggiunto Tina Liu, presidente di People Group.

Al momento non sono stati resi noti i termini economici dell'operazione. La trattativa non è stata semplice e si è prolungata per tutto lo scorso anno.

Foto: Fornarina website
Vente-privee investe 80 milioni in ricerca e sviluppo

Creata nel 2001 da Jacques-Antoine Granjon, l'azienda francese ha messo a punto una strategia che vede l'innovazione al centro degli investimenti. Vente-privee, infatti, investirà 80 milioni di euro, con lo scopo di continuare a sviluppare l’open innovation e potenziare la ricerca e sviluppo in-house.

Vente-privee assumerà 250 talenti dell'It

“Nell’era del digitale, in cui la competizione non si svolge più tra attori piccoli e grandi, bensì tra lenti e rapidi, vente-privee pone l’innovazione e la tecnologia al centro della sua strategia di crescita. Inventore del modello delle vendite-evento online, vente-privee è un retailer pure player che ha raggiunto una grande potenza, con oltre 4,5 milioni di visitatori unici al giorno. Abbiamo rivoluzionato alcuni codici del retail nel nostro settore storico e cuore della nostra identità, la moda appunto, e intendiamo portare avanti questa trasformazione”, ha spiegato Jacques-Antoine Granjon, presidente, direttore generale e fondatore del gruppo vente-privee.

Alla base di questa strategia la partnership con Station F, campus di start-up del mondo. "L’ambizione di questo nuovo campus vente-privee è quella di accompagnare le start-up capaci di immaginare soluzioni e servizi che puntino ad arricchire l’esperienza online degli acquirenti nel settore del fashion retail, o innovazioni tecniche e servizi mirati alla digitalizzazione e trasformazione dell’esperienza di shopping in negozio all’interno del settore moda", ha spiegato il management dell'etailer in una nota.

Nel concreto, Vente-privee mira a proporre a queste start-up delle reali prospettive di business rendendo il suo sito prima un laboratorio e successivamente un partner a pieno titolo, avvalendosi di una rete di oltre 6.000 marche partner e della dimensione internazionale del gruppo per sostenere questo aspetto fondamentale di crescita continua.

Il nuovo hub all’interno di Station F, prevede 80 postazioni e un team vente-privee dedicato che accompagnerà le start-up attraverso un programma completo: workshop con esperti del settore, sessioni di pitch training, reciproca consulenza su esigenze nell’ambito della creatività o delle competenze. Inoltre, gli imprenditori avranno la possibilità di presentare il proprio business al comitato per gli investimenti di vente-privee.

Per immaginare soluzioni innovative alle problematiche aziendali grazie alle capacità degli studenti, il colosso francese delle vendite evento ha deciso di collaborare con due scuole di riferimento nel settore high-tech, la scuola 42 ed Epitech, aprendo due laboratori dedicati all’innovazione. I team dell'etailer hanno selezionato una quarantina di studenti che lavoreranno su progetti di ricerca e sviluppo.

A partire dal 2 gennaio una ventina di studenti della scuola 42 è stata inserita nei team digitali di Vente-privee. “Le sinergie tra i nostri appassionati studenti e una delle più prestigiose realtà francesi non può che essere fonte d’innovazione e trasformazione” ha commentato Florian Bucher, co-fondatore e direttore generale della scuola 42.

Il Lab‘innovation Epitech, aperto a una ventina di studenti, è stato invece inaugurato all’inizio dell’anno all’interno di uno spazio di 300 metri quadrati nei locali di Epitech.

"I Lab innovation saranno un’interessante opportunità per individuare e reclutare i talenti di domani", ha aggiunto il management della società francese di vendite evento.

L'azienda, infatti, ha messo a punto un piano di assunzioni di oltre 250 talenti tra sviluppatori, project manager, architetti, amministratori dei database, responsabili ricerca e sviluppo, tecnici, esperti della sicurezza, ingegneri operativi e gestionali del settore, Ux designer, data scientist, titolari dei prodotti.

Foto: Vente Privee

Brunello Cucinelli: ricavi netti a + 10 percento nel FY 2016

Ieri il consiglio di amministrazione di Brunello Cucinelli ha esaminato i conti preliminari del 2016. L'anno si è chiuso con ricavi netti pari a 456 milioni di euro (+10,1 percento a cambi correnti).

Come spiega l'azienda di Solomeo in una nota, il fatturato è aumentato in tutte le aeree geografiche: mercati internazionali +10,7 percento e Italia +7,3 percento in confronto al 2015.

Gli investimenti nel 2016 sono stati pari a circa 30 milioni di euro, a completamento del progetto iniziato nel 2013 (circa 150 milioni di euro investiti nell’arco dei quattro anni), "che ha reso possibile consolidare le fondamenta dell’azienda a supporto della crescita di medio-lungo periodo, del prestigio del brand, e dell’esclusività del posizionamento, sia nel canale “tradizionale”, sia in quello “online”, si legge nella nota.

“Si è chiuso un altro anno splendido per la nostra industria con una crescita del fatturato a due cifre e un’immagine a livello universale che ci pare gradevolissima. Vista la qualità delle vendite, ci aspettiamo altresì la stessa cosa per quanto riguarda i profitti. Il buonissimo riscontro sui sell-out dell’inverno 2016 e l’ottima campagna vendite estate 2017, ci fanno ben immaginare per l’anno in corso una sana crescita a due cifre sia del fatturato che dei profitti", ha detto Brunello Cucinelli, presidente e amministratore delegato dell'azienda.

Il canale monomarca retail di Brunello Cucinelli ha messo a segno una crescita del fatturato pari al 17,1 percento

Per quanto riguarda i singoli canali di vendita, il management ha sottolineato che c'è stato un "importante trend di crescita sia nel canale monomarca diretto, sia nel canale multimarca, con una performance supportata dal cliente locale e dal flusso di turisti di fascia altissima; i sell-out di vendita molto positivi, che hanno contribuito al raggiungimento del risultato finale.

Nel canale monomarca retail la crescita del fatturato è stata pari al 17,1 percento, con vendite che hanno raggiunto i 226,3 milioni di euro (49,6 percento l’incidenza sul totale), rispetto ai 193,2 milioni di euro al 31 dicembre 2015. Per il canale monomarca wholesale, l'andamento dei ricavi è stato positivo, pari a 34,2 milioni di euro al 31 dicembre 2016 (7,5 percento il peso relativo), in crescita del 2,4 percento rispetto ai 33,4 milioni di euro al 31dicembre 2015. Il network complessivo rimane invariato negli ultimi 12 mesi, e pari a 36 boutique. Negli ultimi 12 mesi il network del canale monomarca complessivo è passato dalle 117 boutique al 31 dicembre 2015 alle attuali 122 boutique, invariato nella seconda parte dell’anno.

Il canale di vendita multimarca ha segnato un incremento delle vendite pari al 4,2 percento, con ricavi che hanno raggiunto i 195,5 milioni di euro al 31 dicembre 2016 (42,9% il peso sul fatturato totale), rispetto ai 187,6 milioni di euro a fine 2015 (45,3 percento il relativo peso).

La Brunello Cucinelli è stata fondata nel 1978 dall’omonimo stilista e imprenditore e conta oggi oltre 1.400 addetti.

Foto: Brunello Cucinelli website