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Benetton: fatturato in calo dell’8,5 percento nel FY 2016

Il 2016 è stato ancora un anno travagliato per il gruppo veneto Benetton. Per Benetton Group, infatti, il bilancio del 2016 si è chiuso con una perdita di gruppo pari a 81 milioni di euro, quasi il doppio del rosso di 46 milioni registrato nel 2015. Il dato è contenuto nel bilancio consolidato di Edizione srl, che controlla anche il gruppo dell’abbigliamento.

Per la capogruppo Benetton il 2016 si è chiuso con una perdita di 37,2 milioni

I ricavi sono stati pari a 1,38 miliardi, in flessione rispetto agli 1,5 miliardi dell’anno prima. Il risultato operativo ha segnato un rosso pari a 38 milioni (erano 19 milioni nel 2015).

“Nel 2016 Benetton Group ha sofferto il perdurare della stagnazione economica in Europa, registrando un deterioramento delle vendite e della redditività che si è tradotto in un indebolimento della posizione finanziaria, ma non ha rallentato i progetti di trasformazione in corso e il piano di investimenti, riuscendo a realizzarli come da programma senza ricorrere all’indebitamento”, si legge sul bilancio di Edizione.

Lo scorso aprile Benetton Group ha annunciato le dimissioni dell'amministratore delegato Marco Airoldi.

Alla sua uscita il ruolo di direttore operativo è andato a Tommaso Brusò, mentre il presidente, Francesco Gori, si è fatto carico delle deleghe dette «staff centrali», ossia di tutto ciò che operativo non è.

Tornando ai dati 2016, guardando invece al bilancio di esercizio della capogruppo Benetton, il 2016 si è chiuso con una perdita di 37,2 milioni (in diminuzione rispetto ai quasi 58 milioni di rosso del 2015).

“Nel corso del 2016 il gruppo ha proseguito nel percorso pluriennale di consolidamento e trasformazione intrapreso all’inizio del 2015 che prevede l’aggiornamento del modello di business per renderlo più aderente alle nuove condizioni del mercato e della concorrenza (che impongono maggior velocità, forte reattività e rigoroso presidio del canali)”, riassume il bilancio di esercizio.

Foto: Benetton
Il gruppo Armani riorganizza i brand

Vendite in flessione del 5 percento, a quota 2,511 miliardi, per il gruppo Armani nel 2016. L'azienda sta mettendo a punto un piano di riorganizzazione del portafoglio marchi: le linee scenderanno da sette a tre.

Tornando ai conti del 2016 l’utile netto è passato dai 241 milioni del 2015 a 271, segnando un +12 percento. Al 31 dicembre 2016 la liquidità segnava un + 35 percento rispetto a un anno prima, a quota 881.

Da metà settembre, Giorgio Armani, Emporio Armani e A|X Armani Exchange avranno account separati e dedicati su Facebook, Instagram e Twitter

Insomma, Armani procede bene anche perché sa adeguarsi ai mutamenti dei mercati e sa invertire la rotta quando le vendite, come nel 2016, sono in calo. E' questo il principale motivo su cui poggia il riassetto dei marchi. La maison, infatti, studia la focalizzazione su Giorgio Armani, che comprende l’alta moda della collezione Privé e Armani/Casa, Emporio Armani, cui faranno capo Armani Collezioni e Armani Jeans, e A/X Armani Exchange.

Il gruppo Armani riorganizza i brand

Giorgio Armani ha spiegato il rallentamento delle vendite del 2016 anche alla luce delle tensioni socio-politiche, del terrorismo, del freno nella crescita della Cina e, solo in parte, causate da un cambiamento dei consumi e delle attitudini dei consumatori. Ciononostante lo stilista ha affermato che i risultati raggiunti dal gruppo testimoniano la solidità del marchio e la sua resilienza.

La riorganizzazione delle linee coinvolgerà anche il web. La nuova strategia di comunicazione, infatti, sarà volta a dare a ciascuno dei marchi la giusta visibilità. E' così che, da metà settembre, Giorgio Armani, Emporio Armani e A|X Armani Exchange avranno account separati e dedicati su Facebook, Instagram e Twitter.

Foto: Armani via Facebook

Jimmy Choo comprato da Michael Kors per 1 miliardo di euro

Il marchio americano Michael Kors compra Jimmy Choo, in vendita da aprile, per un miliardo di euro (896 milioni di sterline).

Fondato 20 anni fa dallo stilista di origini malesi Jimmy Choo e da Tamara Mellon, una redattrice del magazine Vogue che aveva aperto una prima boutique a Londra, l'azienda Jimmy Choo commercializza scarpe alto di gamma indossate anche da Michelle Obama, Kate Middleton, Nicole Kidman e Lady Gaga.

Jimmy Choo ha chiuso il 2016 con un giro d'affari di 364 milioni di sterline

La griffe aveva svelato ad aprile che aveva intenzione di mettersi sul mercato, due anni dopo il suo sbarco alla Borsa di Londra. Michael Kors ha proposto 230 pence par azione di Jimmy Choo, stando a quanto riferisce una nota dell'azienda. La società americana ha precisato che non intende aumentare il prezzo dell'offerta, a meno che un'altra società faccia una contro offerta.

La società Usa intende mantenere l'attuale management del marchio di calzature e intende sviluppare sia il retail fisico, con l'apertura di nuovi store, sia l'ecommerce. "Jimmy Choo è una marca di lusso di alto di gamma che propone delle calzature eccezionali, delle borse e degli altri accesori", ha sottolineato Michael Kors, presidente onorario e responsabile creativo dell'etichetta che porta il suo nome.

Jimmy Choo conta oltre 150 boutique nel mondo ed è presente nei grandi magazzini ddel lusso. Nel 2016 l'azienda ha realizzato un giro d'affari pari a 364 milioni di sterline.

Michael Kors, conosciuta per gli accessori e per la linea ready to wear, è stata lanciata nel 1981.

Foto: Jimmy Choo website

Imperial: export al 50 percento del giro d'affari nel 2016

Imperial, azienda del fast fashion a cui fanno capo i marchi Imperial, Please e Dixie, ha chiuso il 2016 a quota 207,597 milioni di euro.

Con una produzione annuale di oltre 10 milioni di capi all’insegna del “made in Italy”, l'azienda prosegue nella conquista dei mercati esteri che a oggi costituiscono il 50 percento del turnover complessivo. Se la Germania e i Paesi del Nord Europa si confermano per il gruppo una parte fondamentale del business, segnando crescite importanti, i Paesi dell’Ex Unione Sovietica e la Francia, dove l’azienda ha una filiale dedicata, hanno realizzato nel 2016 performance di tutto rispetto, spiega il management in una nota. In particolare, proprio quest’ultima ha registrato nel 2016 un giro di affari pari a 15 milioni e, nel primo semestre 2017, ha segnato un + 35 percento.

Inoltre, i piani di sviluppo del gruppo proseguono anche in Asia dove Imperial distribuisce a Singapore, Giappone, Indonesia e Hong Kong.

“Il 2016 è stato per noi un anno di consolidamento in quanto abbiamo fatto scouting di nuovi mercati e abbiamo investito in un potenziamento dell’azienda. Per il 2017 stiamo costatando un trend di crescita positivo frutto anche degli sforzi compiuti in precedenza. Uno dei nostri obiettivi principali rimane l’espansione all’estero in particolare per l’anno in corso guarderemo con grande interesse al Medio Oriente e alle sue potenzialità per la crescita del nostro business", ha sottolineato Adriano Aere, presidente di Imperial.

Foto: Imperial
Cortefiel: Pai e Cvc comprano la partecipazione di Permira

Il gruppo Cortefiel passa di mano: Pai e Cvc, che fino a oggi controllavano il 33 percento dell'azienda di moda, hanno comprato un altro 33 percento da Permira.

I due fondi hanno annunciato venerdì che rilanceranno Cortefiel. L'operazione, annunciata attraverso una nota stampa, è stata valutata oltre un miliardo.

I due fondi diventano titolari del 50 percento delle azioni ciascuno. L’operazione prevede anche una riduzione del 40 percento dell’attuale debito, quantificato in 895 milioni di euro.

Il delisting di Cortefiel risale al 2006

“Il rinnovato sostegno di Cvc e Pai conferma il piano strategico che il team manageriale del Gruppo Cortefiel, guidato dall’amministratore delegato Jaume Miquel, ha avviato da settembre 2016″, spiega il comunicato.

Cvc, Pai e Permira hanno comprato Cortefiel per 1.440 milioni di euro nel 2005. A quel tempo l'azienda era quotata in Borsa (il delisting risale al 2006) e faceva capo alla famiglia Hinojosa, agli eredi del fondatore che creò l'azienda nel 1880.

In questi dodici anni la proprietà ha pensato di quotare nuovamente l'azienda ma il progetto è stato poi accantonato.

L'azienda ha chiuso il 2016 a quota 1.129 milioni di euro e ha dato vita a una ristrutturazione per lanciare i marchi. Il piano è stato messo a punto dall'amministratore delegato Jaume Miquel e ha già cominciato a dare i suoi frutti. Nel primo quadrimestre, infatti, le vendite sono risultate in aumento del 10 percento.

L'azienda è impegnata anche in un piano di espansione internazionale. Recentemente i suoi marchi Springfield e Women'secret sono sbarcati in India, dove l'obiettivo è di dare vita a una crescita rapida delle due insegne.

Foto: Cortefiel
Hermès cresce nel secondo trimestre

La griffe del lusso Hermès ha registrato vendite in progresso dell'8,9 percento nel secondo trimestre, raggiungendo quota 1,36 miliardi di euro.

Questa crescita, trainata dalle attività principali, ossia pelletteria, abbigliamento e accessori, seta e tessile, è in sintonia con le previsioni defli analisti e lascia presagire dei buoni risultati finanziaria nel primo semestre dopo un 2016 da record.

Da gennaio a giugno, le vendite sono aumentate dell'11,2 percento, a quota 2,71 miliardi di euro. A tassi di cambio costanti, questa progressione è appena inferiore: +9,7 percento.

"Siamo molto felici di questi risultati. I dati dimostrano la stabilità della nostra crescita e la forza del nostro modello economico", ha sottolineato Axel Dumas.

In un mercato mondiale del lusso dominato dai gruppi francesi, il gruppo di Faubourg Saint-Honoré, famoso per i suoi foulard di seta, ha registrato vendite record nel 2016, pari a 5,2 miliardi di euro, in progresso del 7,4 percento.

Per quanto riguarda le singole aree geografiche, l'Asia è risultata in progresso del 14 percento, trainata dalla Cina. Il Giappone è risultato in aumento del 3 percento, mentre l'America del 9 percento. L'Europa ha segnato un progresso del 7 percento.

Per quanto riguarda le singole divisioni, invece, la pelletteria e selleria è risultata in crescita del 12 percento, mentre il comparto abbigliamento e accessori è aumentato del 10 percento. La divisione seta e tessile ha segnato un + 6 percento e i profimi un +8 percento.

Photo: Hermès

Stefanel: nuovo accordo di ristrutturazione del debito

Stefanel ha approvato e sottoscritto un nuovo accordo di ristrutturazione del debito e di rafforzamento patrimoniale. L'accordo era stato comunicato lo scorso 28 giugno 2017.

Del nuovo accordo sono parti: Stefanel River Tre spa Trinity Investments Designated Activity Company; Oxy Partners srl, Oxy Capital Italia srl; Credito Fondiario, Giuseppe Stefanel; Banca Monte dei Paschi di Siena; Unicredit; Intesa Sanpaolo; Cassa di Risparmio del Veneto; Banco Bpm; Banca Nazionale del Lavoro; Banca Mediocredito del Friuli Venezia Giulia; Veneto Banca S.p.A. e Banca Popolare di Vicenza.

L'ammontare della nuova finanza post omologa complessiva ammonterà a 23.763.051,00 euro. Una nota del gruppo precisa che in base al nuovo accordo il rafforzamento patrimoniale e finanziario avverrà tramite un aumento di capitale riservato, risolvendo la fattispecie di riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale per perdite.

Foto: Stefanel website

Piquadro: dividendo a 0,04

Piquadro ha approvato il bilancio di esercizio chiuso al 31 marzo 2017 e, a partire dal 26 luglio 2017 (record date il giorno 25 luglio 2017) sarà posto in pagamento il dividendo di 0,04 euro per azione, contro lo stacco della cedola n. 10 in data 24 luglio 2017.

Il gruppo opera nel settore degli accessori in pelle attraverso i marchi Piquadro e The Bridge. L'azienda è stata fondata nel 1987 da Marco Palmieri, oggi presidente e amministratore delegato, in provincia di Bologna, dove tuttora si trova il quartier generale. La rete distributiva si estende su oltre 50 paesi nel mondo e conta su 115 punti vendita che includono 100 boutique a insegna Piquadro (64 in Italia e 36 all’estero) e 15 boutique a insegna The Bridge (13 in Italia e 2 all’estero).

Il fatturato consolidato del gruppo, relativo all’esercizio 2016/2017 chiuso al 31 marzo, è pari a 75,91 milioni di euro con un utile netto consolidato di 3,4 milioni di euro. Dall’ottobre 2007 Piquadro spa è quotata alla Borsa Italiana.

Foto: Marco Palmieri, Piquadro press office
Sergio Tacchini sigla un accordo con Gem Lunetterie

Il brand italiano di abbigliamento sportivo Sergio Tacchini debutta nel segmento dell'occhialeria. L'azienda, infatti, ha siglato un accordo di licenza con la francese Gem Lunetterie. L’accordo è stato raggiunto dopo la negoziazione di Img, società partner di Sergio Tacchini dal 2012 per la ricerca di licenze a livello internazionale.

L’offerta del brand, a oggi, comprende abbigliamento, sia tennis, sia sportswear, intimo, beachwear, calzature, collezione bimbo, profumi, orologi, homewear, e dal prossimo anno, anche gli occhiali da sole e da vista. La nuova collezione sarà disponibile a partire da febbraio 2018 presso i principali rivenditori del marchio e presso ottici in tutta Europa. Tutti i modelli che comporranno la nuova collezione saranno presentati in anteprima nel mese di ottobre in occasione del salone Silmo Paris 2017.

Il marchio di abbigliamento sportivo è stato fondato nel 1966 da Sergio Tacchini, tennista italiano. Tra i testimonial dell'etichetta anche John McEnroe, Jimmy Connors, Vitas Gerulaitis, Mats Wilander, Gabriela Sabatini, Pete Sampras, Pat Cash, Martina Hingis e Novak Djokovic.

Gem Lunetterie, fondato nel 1978, ha sede in Oyonnax, Francia, nella culla dell’industria dell’occhialeria in plastica che si è sviluppata immediatamente dopo la seconda guerra mondiale.

Foto: Sergio Tacchini press office
Inditex fa rotta su Cina e Bielorussia e investe nell'economia circolare

L'India e la Bielorussia sono nel mirino di Inditex, come è stato annunciato ieri, durante il general meeting annuale dell'azienda spagnola, dal suo presidente e ceo Pablo Isla.

Il gruppo, cui fanno capo tra gli altri, Zara, Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka e Oysho, ha chiuso il 2016 con una crescita del 10 percento dell'utile netto a quota 3,16 miliardi, grazie soprattutto all'espansione internazionale. Il giro d'affari è risultato in aumento del 12 percento, a quota 23,3 miliardi (+10 percento con numero di punti vendita comparabile). Il dividendo per azione è stato pari a 0,68 centesimi con una crescita del 13,3 percento anno su anno e del 89 percento negli ultimi 5 anni.

Nel 2016 Inditex ha creato 9.596 posti di lavoro, di cui 2.480 in Spagna

Nel corso dell'anno il colosso dell'abbigliamento spagnolo, con i suoi 8 marchi, ha registrato 279 aperture raggiungendo 7.292 punti vendita in 93 paesi.

Tornando alle novità che coinvolgeranno il colosso spagnolo nei prossimi mesi, figura l'apertura dell'online store in India a ottobre, e, in agosto, lo sbarco in Bielorussia con le insegne Zara, Pull&Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius, Oysho e Zara Home.

L'azienda, inoltre, ha sottolineato l'impegno costante nel raggiungimento di una produzione sostenibile e dell'economia circolare. A questo proposito va detto che Inditex rientra nei 143 marchi impegnati nell'economia circolare che hanno sottoscritto la "Call to Action for a Circular Fashion System", dell'organizzazione Global Fashion Agenda, impegnandosi ad accelerare la transizione verso un sistema circolare in seno alla moda.

Tra le altre aziende che hanno sottoscritto la Call to Action for a Circular Fashion System" risultano Asos, Adidas, Bestseller, Guess, Hugo Boss, H&M Group, Kering, Reformation, Tommy Hilfiger e VF Corporation.

L'obiettivo di Inditex, come ha ribadito Isla, è una strategia di crescita sostenibile, che permetta di generare valore per la società. Rientra in questa strategia anche il riciclo degli abiti usati. Nell'anno appena concluso, grazie ai container nei negozi, negli uffici e nella piattaforme logistiche dell'azienda, sono state riciclate 7100 tonnellate di abiti, scarpe e accessori.

Sempre in tema di sostenibilità, inoltre, Isla ha sottolineato che oltre 4500 negozi, ossia circa il 71 percento della totalità dei punti vendita della catena, ha adottato sistemi di risparmio energetico e di acqua.

Quanto ai livelli occupazionali, infine, il presidente del gruppo spagnolo ha affermato che l'azienda impiega 162450 persone che rappresentano 99 nazionalità e che, nel 2016, sono stati creati 9.596 posti di lavoro, di cui 2.480 in Spagna.

Foto: Inditex press office