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Brandsdistribution firma un accordo con Paris Hilton

Paris Hilton, modella, cantante, attrice, imprenditrice, stilista statunitense e pronipote ereditiera di Conrad Hilton, fondatore della catena di hotel di lusso Hilton, ha scelto Brandsdistribution.com, per la realizzazione e la distribuzione della sua nuova collezione di calzature per la collezione primavera/estate 2018.

La collaborazione prevede la produzione di una linea di scarpe firmata Paris Hilton, che punti sull’iconicità del design italiano, con un accordo di distribuzione esclusiva con Brandsdistribution.com in Europa e in Russia.

“Collaborare con Paris Hilton avvalora il nostro decennale percorso distributivo che ci ha portato, nelle ultime settimane, a chiudere accordi importanti come quello con Love Moschino", ha commentato, in una nota stampa, Carlo Tafuri, coo di Brandsdistribution.com.

“Oggi avere un canale distributivo come Brandsdistribution.com è un modo per dare più valore al mio marchio”, ha sottolineato, nel comunicato, Paris Hilton.

L'azienda ha un network di oltre 200.000 rivenditori registrati e distribuisce in oltre 170 Paesi. Fondata nel 2008, l’azienda di Torino ha chiuso il 2016 con un fatturato che ha superato i 20 milioni di euro.

Foto: Carlo Tafuri, credit Brandsdistribution press office
Altagamma: cinesi e millenial fattori di crescita del lusso

Il 30 percento dei consumi totali del lusso nel mondo (900 miliardi, +6 percento) è in capo a soli 18 milioni di consumatori di elite. Cinesi e millennial, suddivisi in diverse tipologie di profili, sono i principali fattori della crescita attuale e di quella stimata al 2024 (1.260 miliardi).

Protagonisti i nuovi ricchi dei Paesi emergenti e i giovani abitanti delle grandi metropoli del mondo.

Secondo l'Altagamma consumer and retail insight continua il trend positivo del lusso casual

Continua il trend positivo del lusso casual, mentre i social media diventano la prima fonte di informazione per i consumatori. Per il retail la sfida è l’integrazione completa tra online e offline e la scelta dei canali giusti per l’ecommerce in Cina. Questi alcuni dei dati e delle analisi presentati ieri, a Milano, nel corso del convegno “Altagamma Consumer and Retail Insight”, la quinta edizione del True-Luxury Global Consumer Insight condotto con The Boston Consulting Group e la sesta dell’Altagamma Retail Evolution condotto con Exane Bnp Paribas.

La ricerca “True-luxury global consumer insight”, effettuata da The Boston Consulting Group (Bcg) in collaborazione con Altagamma, giunta alla sua quinta edizione, è effettuata su più di 10.000 consumatori analizzati con una spesa media in beni di lusso di circa 37mila euro anno all'anno, in 10 Paesi con la più alta spesa in beni di lusso (Usa, Uk, Italia, Francia, Germania, Brasile, Cina, Giappone, Corea del Sud e Russia), ha evidenziato che nel 2017 il mercato del lusso ha raggiunto un valore di 915 miliardi di euro (330 miliardi di lusso personale, 585 miliardi di lusso esperienziale) e si stima che il valore possa raggiungere 1.260 miliardi di euro nel 2024 (410 miliardi di lusso personale, 850 miliardi di lusso esperienziale), crescendo del 5 percento l’anno.

Tra il 2017 e il 2024 ill lusso esperieniale dovrebbe crescere più velocemente del lusso personale mentre in quest'ultima categoria profumi, cosmetici e accessori saranno le categorie con il maggiore tasso di crescita.

Quanto ai millennial, indicati ormai da anni come i maggiori attori della crescita, il loro contributo sarà pari al 130 percento della crescita del lusso personale e nel 2024 rappresenteranno il 50 percento del mercato.

I consumatori cinesi contribuiranno al 70 percento della crescita rappresentando il 40 percento del mercato nel 2024.

Come detto i millenial sono suddivisi in vari profili. All’intersezione dei due principali driver della crescita del lusso nei prossimi anni, i consumatori millennial e cinesi, ci sono due segmenti: il megacitier e il rich upstarter. Il segreto per capitalizzare la crescita dei millennial e dei cinesi, quindi, passa dai megacitier e dai rich upstarter, anche se rimane importante analizzare i comportamenti del little prince e dell’absolute luxurer per i Millennial, così come del fashionista per i cinesi.

Di conseguenza, lo studio di quest’anno analizza i true-Luxury consumer Insights con gli occhi di questi segmenti, riflettendo su cosa troviamo nel loro guardaroba? Come definiscono il loro stile? Come interagiscono con i brand? Dove comprano e perché?

Per esempio, guardando consumatore globale del lusso il trend è che il lusso casual continua a crescere di importanza rispetto al lusso formale, con il 73 percento degli intervistati che conferma di muoversi verso l’abbigliamento casual. Il driver principale è la tendenza “forever young” delle generazioni più mature. Le ragioni specifiche che portano i più senior a comprare abbigliamento casual sono la saturazione dell’abbigliamento formale e il potersi sentire maggiormente a proprio agio/più confortevoli.

Per quanto riguarda il made in, il report mette in evidenza che l’Italia guida il sondaggio con il 30 percento dei rispondenti che esprime una preferenza per il made in Italy. Il gap tra Italia e Francia (22 percento preferisce il made in France) aumenta per effetto degli accessori e dell’abbigliamento. Il made in France, invece, è preferito per cosmetici e profumi.

Foto: Armando Branchini e Angela Wang, credit Altagamma press office
Monoprix compra Sarenza

La filiale del Gruppo Casino, Monoprix, ha annunciato ieri, lunedì 19 febbraio, l'intenzione di acquisire l'etailer di calzature Sarenza.

L'obiettivo è di creare una piattaforma omnicanale di lifestyle. Con questa acquisizione Monoprix completerebbe la sua offerta. La società conta oggi circa 800 negozi, 21mila collaboratori e 5 miliardi di euro di giro d'affari nel 2017.

"Questa operazione si inserisce pienamente nella strategia dell'insegna", ha sottolineato in una nota stampa Régis Schultz, presidente di Monoprix. "Nei nostri negozi abbiamo un'offerta unica di prodotti alimentari, non alimentari e di servizi innovativi. E' quindi logico il fatto che intendiamo replicare questa offerta sul web". "Con Sarenza ci posizioneremo come un attore maggiore dell'ecommerce non alimentare", ha aggiunto Schultz.

Presente in 30 Paesi in Europa, con una selezione di oltre 650 marchi e 40mila modelli, Sarenza, fondata nel 2005, conta circa 8 milioni di clienti e oltre 25 milioni di paia di scarpe vendute dalla sua creazione.

Il giro d'affari dell'etailer è ammontato a 250 milioni di euro nel 2017.

L'operazione sarà finalizzata nelle prossime settimane ed è ora al vaglio delle organizzazioni dei lavoratori delle due realtà e all'approvazione dell'Autorità della concorrenza.

Foto: Sarenza
Vf corporation archivia il 2017 a +7 percento

Vf corporation, cui fanno capo i marchi Vans, Timberland, The North face, Wrangler e Lee, ha chiuso l'anno con ricavi pari a 11,8 miliardi di dollari, in aumento del 7 percento sul 2016. L’utile operativo è risultato in aumento del 10 percento, a quota 1,5 miliardi.

Per quanto riguarda i singoli marchi, Vans ha messo a segno un +19 percento, The North face ha registrato un aumento del 4 percento, Timberland è risultata in crescita del 2 percento. Wrangler è risultata in flessione dell'1 percento e Lee del 6 percento.

Nel primo trimestre del 2018 sono attese vendite pari a 2,9 miliardi di dollari.

A novembre Vf Corporation ha aderito al Fur Free retailer program nell’ambito di una partnership con la Fur Free Alliance, la coalizione internazionale di 43 organizzazioni per la protezione degli animali. Gucci, Zara, Armani, Vero Moda, Geox, Zalando, Ovs, Elisabetta Franchi sono solamente alcune delle altre aziende che hanno aderito.

In quanto Fur Free retailer (ossia azienda che non commercializza prodotti di pellicceria), il colosso americano dell'abbigliamento "va così a rafforzare la sua politica di non utilizzo della pelliccia che interessa i suoi oltre 20 marchi, tra cui Vans, The North Face, Timberland, Wrangler, Lee, Napapijri", ha spiegato l'azienda in una nota.

Foto: Timberland press office
Indagine Mediobanca: America ed Europa mercati del lusso

Nel 2016 il giro d’affari mondiale dei beni di lusso per la persona si è attestato a 250 miliardi di euro, un dato leggermente in calo sul 2015 (-0,4 percento), ma in crescita sul 2012 (+17,9 percento). Positive le stime per il 2017 (+5 percento sul 2016).

I mercati principali restano le Americhe, seppur in flessione (-2,4 percento), e l’Europa, ciascuno con 83 miliardi, ma l’area più dinamica è il Giappone, con 23 miliardi e +15 percento rispetto al 2015.

Questi alcuni dei dati dell'area studi Mediobanca contenuti nell'indagine annuale sul settore moda in Italia dal 2012 ai primi nove mesi del 2017. In particolare, lo studio ha analizzato le 146 maggiori aziende della moda con sede in Italia e con almeno 100 milioni di fatturato nel 2016, con un focus sui 15 principali gruppi italiani a confronto anche con i top 15 francesi.

Luxottica e Prada hanno registrato le performance migliori

Per quanto riguarda i singoli comparti, la pelletteria si è confermata il segmento predominante, con 75 miliardi di euro (+2,7 percento), la cosmesiprofumeria ha segnato un +6 percento a 53 miliardi di euro. Soffrono invece l’abbigliamento (58 miliadir e -3,3 percento) e la gioielleria (55 miliardi e -5,2 percento).

Tra i principali big spender del lusso figurano i cinesi, con una spesa nel 2016 di ben 75 miliardi (pari al 30 percento dei ricavi totali), seguiti dagli americani con 58 milairdi (23 percento) e dagli europei con 45 miliardi (18 percento).

L'online dovrebbe segnare +24 percento nel 2017

Oltre la metà dei beni di lusso è ancora acquistata presso negozi monomarca (30 percento) e boutique specializzate (22 percento), ma è l’online a crescere più velocemente: un giro d’affari che vale 18 miliardi, con una previsione di +24 percento nel 2017.

Quanto alle aziende che hanno registrato le performance migliori, nel 2016, al primo posto si conferma Luxottica con 9,1 miliardi di fatturato, quasi tre volte più grande di Prada (seconda con 3,2 miliardi). Ma a crescere maggiormente nel periodo 2012-2016 è Valentino (+155,6 percento), seguita da Moncler (+66,8 percento) e Calzedonia (+41,6 percento).

Nel confronto tra le Top 15 italiane e francesi, le aziende d’oltralpe hanno fatturato e sono cresciute di più e sono più redditizie, mentre le italiane risultano più solide e molto più liquide.

Foto: Prada

Moda femminile a +13 percento nel FY 2017

"Il giro d’affari dell'industria della moda femminile dovrebbe raggiungere un incremento pari al +2,7 percento nel 2017 superando dunque,ampiamente, la soglia dei 13 miliardi di euro", ha affermato Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, ieri, duarnte la conferenza stampa di Super, fiera in agenda dal 24 al 26 febbraio, a Milano.

Nel dettaglio, secondo le stime preliminari elaborate dal Centro studi di Confindustria moda, il mercato estero si è rivelato soddisfacente durante tutto l’anno: le vendite internazionali si sono mosse su ritmi vivaci, sempre superiori al 3 percento per l’intero 2017, portandosi così al 62,1 percento del turnover settoriale. Meno bene per i consumi nazionali che si sono mostrati complessivamente ancora riflessivi, nonostante alcuni distinguo per prodotti e canali rivelatisi favorevoli.

Per il terzo anno consecutivo, best performer si rivela la camiceria femminile, interessata da una crescita non solo sui mercati esteri ma anche in ambito nazionale. La maglieria e, pur in misura minore, anche la confezione dovrebbero archiviare il 2017 in territorio positivo; per entrambi questi segmenti i buoni risultati in campo internazionale sono gravati dalle perdite interne. "La pelle sta calando, ed è in sofferenza dal 2015", ha sottolineato Napoleone.

Il valore della produzione effettuata in Italia, sintetizzando le dinamiche produttive che hanno interessato i singoli comparti, è stimato in aumento, nell’ordine del +1,2 percento.

Relativamente al mercato italiano, nel 2017, dopo una primavera estate archiviata con un calo del -2,9 percento, in base ai primi dati provvisori relativi alla stagione autunnale si prevede una flessione per i dodici mesi del -2,1 percento su base annua grazie al recupero registrato soprattutto nell’ultimo bimestre.

Guardando ai mercati esteri, come accennato in precedenza, l’export della moda femminile italiana ha sperimentato una prosecuzione del trend favorevole, ripartito nel 2010. In particolare, per l’anno 2017 il fatturato estero dovrebbe infatti archiviare una crescita del +4,1 percento superando gli 8,2 miliardi di euro.

L’import di moda donna dovrebbe superare i 4,3 miliardi, in virtù di una crescita stimata al +1,1 percento.

A fronte del suddetto andamento degli scambi con l’estero in entrata e in uscita dall’Italia, il surplus commerciale di settore dovrebbe incrementarsi, portandosi oltre i 3,9 miliardi euro.

Foto: Raffaello Napoleone, credit Pitti Immagine press office
Under Armour cresce del 4 percento nel trimestre

Under Armour, Inc. ha chiuso il trimestre con una crescita del 5 percento, a quota 1,4 miliardi di dollari.

I ricavi della divisione wholesale sono risultati in flessione dell'1 percento, a 733 milioni di dollari, mentre le vendite dirette hanno segnato una crescita dell'11 percento, a quota 575 milioni di dollari nel quarter.

I ricavi del 2017 sono risultati in crescita del 3 percento a 5 miliardi di dollari; il wholesale ha segnato un -3 percento, a quota 3 miliardi di dollari e le vendite dirette si sono attestate a +14 percento, a quota 1,7 miliardi.

Per quanto riguarda le categorie merceologiche, l'abbigliamento ha segnato una crescita del 2 percento nel quarter a 952 milioni di dollari, mentre le calzature hanno registrato un +9 percento, a 246 milioni di dollari, guidate dal segmento running.

Per il 2018 il management del gruppo prevede una crescita a una cifra.

Foto: Under Armour website
Salco 1951 vuole crescere all'estero

Nuova strategia distributiva che punta sull’estero, un nuovo corso stilistico che vede protagonista una collezione donna femminile con capisapalla che possano vestire ragazze e signore da mattina a sera, un eccommerce che debutterà a breve e, fra qualche tempo, un monomarca, molto probabilmente a Milano. Il brand toscano Salco 1951, che nel giro di una decina di giorni porterà a White Milano la collezione autunno inverno 2018-19, ha messo a punto il piano di sviluppo dei prossimi anni.

Salco 1951 vuole crescere all'estero

Salco 1951 intende raggiungere i 4 milioni di fatturato entro il 2020

Tra le novità di quest’anno, l’azienda ha deciso di affidare la propria distribuzione all’estero allo showroom milanese It Elite, che ha sede in via della Spiga 42.

“Abbiamo deciso di affidarci a It Elite, dopo anni di presenza con un nostro showroom di proprietà nel quadrilatero della moda, perché siamo convinti che la loro competenza nella distribuzione a livello internazionale e nella creazione di sinergie tra i diversi mercati possano darci il giusto impulso per posizionarci con più forza sui nostri mercati esteri di riferimento”, ha sottolineato Stefano Salvadori, nipote del fondatore e attuale titolare dell'azienda.

A oggi la società, che ha chiuso il 2017 con un fatturato pari a 1 milione di euro, realizza il 15-20 percento del fatturato all’estero. Giappone, Corea e Russia sono i mercati meglio presidiati.

Salco 1951 vuole crescere all'estero

“Il nostro obiettivo è di arrivare al 30-35 percento all’estero e la parte restante sul mercato italiano", ha detto Salvadori, aggiungendo che la società intende raggiungere un fatturato di 4 milioni di euro entro il 2020.

Per centrare l'obiettivo, oltre a rivedere la strategia distributiva internazionale, quindi, la società, che fu fondata da Ricciotti Salvadori nel 1951, a Empoli, ha dato una decisa svolta anche all’aspetto stilistico, affidando il design delle collezioni alla designer toscana Renza Silvestri, che opera da anni nel settore con una specializzazione nel mondo del capospalla.

La collezione per il prossimo autunno inverno sarà presentata a White Milano, kermesse che aprirà i battenti il 23 febbraio, in zona Tortona. “Abbiamo deciso di tornare a White perché è la fiera di riferimento per la clientela italiana”, ha spiegato a FashionUnited Salvadori.

Partendo dall’iconico trench, la collezione si sviluppa in un percorso volto a esplorare forme inedite, tenendo però bene a mente le esigenze della donna contemporanea: proposte versatili adatte alle differenti occasioni della giornata.

I prezzi vanno dai 450 euro in su per la collezione invernale, "naturalmente il prezzo sale se ci sono inserti in pelle o pelliccia", ha detto Salvadori.

Rafforzata anche la strategia social media che vede il marchio presente sui social network più gettonati come Instagram e Facebook. “Stiamo per dare vita anche all’ecommerce che sarà operativo a breve e non escludiamo nemmeno l’apertura di un monomarca in Italia, sicuramente a Milano”, ha aggiunto Salvadori.

Foto: Salco 1951 fall winter 2019, Stefano Salvadori, credit Salco press office

Imprima fa shopping in Usa

Imprima spa, holding controllata dal fondo di private equity italiano Wisequity IV, ha annunciato l’acquisizione di City Prints e di Premier Fabrics, aziende statunitensi specializzate nella stampa di tessuti.

Imprima, si legge in una nota, "grazie a questa operazione rafforza ulteriormente il proprio ruolo strategico nel settore, consolidando la propria presenza internazionale anche oltre oceano, diventando un player di riferimento nel settore della stampa e del finissaggio tessile per retailer e brand internazionali".

City Prints e Premier Fabrics, fondate nel 1997 e con sede a New York e Los Angeles, sono specializzate nella stampa tessile per il mercato programmato. Le società forniscono creatività e tessuti stampati a retailer americani come Walmart, Target e Macy’s, a brand di moda come Ralph Lauren, Calvin Klein e Tommy Hilfinger, e a retailer online come Amazon.

“Con questa acquisizione Imprima entra nel mercato americano con l’obiettivo di diventare il primo converter tessile dotato di capacità di stampa interamente digitale a servizio del mercato domestico. La profonda crisi che i principali retailer di abbigliamento americani stanno attraversando, li sta spingendo a rivedere le proprie strategie di sourcing, attualmente basate quasi esclusivamente su forniture dal Far East, avvicinandole al modello europeo del fast fashion", hanno sottolineato Valentina Franceschini e Gianluca Boni, rispettivamente presidente e vice presidente esecutivo di Imprima.

Foto: Valentina Franceschini, credit Imprima press office

Kering raddoppia l'utile nel FY 2017

Il colosso del lusso francese Kering ha registrato una crescita del giro d'affari superiore alle attese nel quarto trimestre. A trainare i conti è soprattutto il marchio Gucci.

I ricavi complessivi di Kering sono saliti a quota 4,26 miliardi di euro nel quarto trimestre, in rialzo del 27,4 percento anno su anno su una base comparabile.

Kering ha archiviato il 2017 con vendite superiori a 15 miliardi di euro

Il gruppo ha archiviato il 2017, con vendite superiori a 15 miliardi di euro e un utile netto che è più che raddoppiato a 1,7 miliardi di euro, rispetto agli 813,5 milioni del 2016. In aumento del 56,3 percento anche il risultato operativo ricorrente che arriva a 2,948 miliardi, superando le attese di 2,87 miliardi.

"Kering ha registrato un anno fenomenale. In un anno, abbiamo creato oltre 3 miliardi di euro di fatturato aggiuntivo", ha sottolineato l’amministratore delegato Francois-Henri Pinault.

"A inizio anno abbiamo annunciato di aver completato la nostra trasformazione in un player del lusso", ha aggiunto Pinault.

Pinault ha giudicato "spettacolare" la performance di Gucci, spiegando che il marchio rimane "desiderabile in tutti i mercati". Anche "Saint Laurent è in rapida crescita, mentre Bottega Veneta persegue la sua ridistribuzione e Balenciaga sta disegnando una traiettoria di sviluppo impressionante".

Lo scorso dicembre Kering ha nominato Grégory Boutté chief client and digital officer. Il manager riporta direttamente a Jean-François Palus, managing director di Kering, ed è membro dell'executive committee di Kering.

Nel suo nuovo ruolo il manager è stato chiamato a guidare la digital transformation, lo sviluppo dell'ecommerce, il crm e il data management del colosso del lusso.

Boutté, 45 anni, ha cominciato la sua carriera alla Procter & Gamble di Parigi per poi passare alla startup iBazar nel 2000, poi comprata da eBay nel 2001. Nel 2013 è approdato da Sidecar e nel 2015 ha raggiunto la startup Udemy.

Foto: Gucci website