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Altagamma: l'ecommerce raggiunge 20 miliardi con +25 percento in un anno

La quarta edizione dell’Altagamma Digital Luxury Experience – Dle3(ecommerce, experience e enterprise), realizzato in partnership con McKinsey&Company, che è stata presentata ieri mattina a Milano, identifica nell'agilità verso il cambiamento il vero elemento critico di successo.

Il consumatore del lusso è sempre più digitalizzato, soprattutto attraverso l’uso del mobile, ha messo in evidenza il rapporto dell'associazione che riunisce il gotha del lusso. I punti di contatto con il cliente crescono, l’aspettativa di una relazione personalizzata con brand e prodotti è sempre più diffusa e gli strumenti per crearla sono sempre più accessibili alle imprese. Tuttavia, sono ancora poche quelle che sono riuscite a completare il processo di sviluppo digitale.

Altagamma: nel 2025 le vendite online cresceranno fino a 74 miliardi (1/5 dei consumi totali)

I temi della digitalizzazione del lusso sono stati affrontati, con il coordinamento di Armando Branchini, vice presidente di Altagamma, da Antonio Achille, senior partner e global head of luxury di McKinsey&Company, con lo studio che analizza il Digital Luxury dai punti di vista dell’experience, delle imprese e delle prospettive future, da Luca Solca, head of luxury goods di Exane Bnp Paribas, con un’analisi sull’integrazione del retail fisico e digitale.

Secondo Armando Branchini, “lo sviluppo impetuoso del digitale sta cambiando profondamente le logiche organizzative e gestionali delle aziende di lusso. Nella fase del rapporto con il consumatore finale questo è già avvenuto; ora tocca a tutte le altre fasi e funzioni dell’impresa: dalla progettazione alla produzione, alla distribuzione”.

“Il digitale non è più solo un canale di vendita o di comunicazione. Deve diventare un test continuo a cui l’intera azienda si sottopone per verificare quali opportunità possa cogliere e a quali rischi sia esposta. Non parlo solo degli elementi più evidenti, come la distribuzione e la comunicazione per le quali le aziende si stanno ormai attrezzando. Il nuovo vantaggio competitivo verrà colto da chi riesce a far diventare digitale la propria impresa, sia sugli aspetti di diretto impatto sul consumatore sia su quelli legati ai processi produttivi interni. Entriamo nell’era del reverse omnichannel, in cui il digitale diventa centrale ed educa scelte sul resto dell’offerta di un marchio: pensare a come il proprio prodotto possa catturare l’attenzione non più sulle vetrine o su un magazine, ma su una pagina Instagram; come lo storytelling possa diventare uno storytelling collettivo, animato e arricchito dai consumatori, che nel “reverse omnichannel” hanno un ruolo co-primario, non solo da pubblico pagante”, ha detto Antonio Achille, senior partner e global luxury head di McKinsey.

Per Luca Solca, "il lusso ha ormai riconosciuto l’importanza strategica del digitale. Teoricamente l’ecommerce dovrebbe portare benefici all’industria, grazie al suo impatto positivo sulla produttività dello spazio, sui margini, sul ritorno sul capitale investito e, di conseguenza, sul rendimento per gli investitori. In pratica, questo accade solo per i marchi che hanno un buon controllo della distribuzione fisica dei loro prodotti. Infatti, per chi dipende molto dal canale wholesale, l’ecommerce si trasforma in una lente di ingrandimento che esalta le debolezze (scarsa disciplina di prezzo, eccesso di distribuzione, parallelo) che una volta potevano essere condonate”.

Nel 2025 si prevede che le vendite online cresceranno fino a 74 miliari (1/5 dei consumi totali). Le vendite esclusivamente offline ammontano a 56 miliardi (22 percento), quelle offline ma influenzate dall’online a 178 miliardi (70 percento). Il 78 percento delle vendite totali di beni di lusso per la persona è quindi influenzato dal digitale. Tra i principali mercati del lusso, la penetrazione digitale è più alta in Uk (12 percento circa) e più bassa in Brasile (3 percento). La Cina è il principale mercato retail online (543 miliardi per prodotti di ogni segmento), ma i rischi di contraffazione e frodi portano i consumatori cinesi a diffidare degli acquisti online di beni di lusso: solo il 16 percento dei consumatori cinesi di lusso prevedono di incrementare la loro spesa online nel corso del prossimo anno.

E’ in particolare nel settore dell’abbigliamento che la digitalizzazione sta penetrando in ogni fase della catena di valore, dal design, alla produzione (stampa 3D) al marketing.

Al termine del convegno sono stati assegnati gli Altagamma Digital luxury awards, che hanno premiato i migliori brand per le loro performance digitali, sulla base dei dati ContactLab: i premi per la migliore offerta digitale (globalizzazione della presenza e localizzazione dei contenuti) sono stati assegnati a Burberry (Best in class 2017) e a Fendi (Best improver 2015-2017); per la relazione con il consumatore (digital customer experience) sono stati assegnati a Louis Vuitton (Best in class 2017) e Chanel (Best improver 2015-2017).

Foto: Altagamma press office Scritto da Isabella Naef
Samsonite International archivia il trimestre a +29,3 percento

Samsonite International S.A. ha archiviato il primo trimestre, conclusosi il 31 marzo, con vendite nette in crescita del 29,3 percento, a cambi costanti, raggiungendo un fatturato di 733.5 milioni di dollari statunitensi. L’Ebitda rettificato per la trimestrale in analisi è cresciuto del 31,1 percento anno su anno per un valore pari a 110.4 milioni di dollari statunitensi.

Le singole aree geografiche hanno visto tutte una crescita a due cifre a parità di cambio, anno su anno. L'Asia ha registrato un +18 percento (+4,3 percento escludendo Tumi); il Nord America +46,4 percento (-0,9, escludendo Tumi); l'Europa un +26,4 percento (+13,4% escludendo Tumi) e l'America Latina un +23,5 percento (+23,5 percento escludendo Tumi).

"Abbiamo continuato a vedere sviluppi positivi in tutte le nostre Region. In Nord America, i contributi di Tumi hanno più che compensato il temporaneo rallentamento dei marchi American Tourister e High Sierra. In Asia, Giappone e Cina hanno incrementato la crescita delle vendite nette, mentre l'India e l'Australia hanno fornito ulteriori slanci positivi, contrastando il rallentamento in Corea del Sud e Hong Kong (tra cui Macao). L'aumento delle vendite nette del marchio Samsonite e l'accento sulla crescita di American Tourister hanno evidenziato che l'Europa ha conseguito risultati particolarmente positivi in questo trimestre e che abbiamo continuato a compiere notevoli progressi in tutti i nostri mercati chiave dell'America Latina", ha osservato Ramesh Tainwala, chief executive officer.

Il business di Tumi, la cui acquisizione è stata completata il primo agosto 2016, ha realizzato un totale di vendite nette pari a 135.8 milioni di dollari statunitensi nel primo trimestre 2017. Anche l’Europa ha beneficiato dell’acquisizione del marchio, facendo registrare in tutti i mercati chiave di quest’area una crescita a doppia cifra rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel complesso, l’Europa nel primo trimestre 2017 ha incrementato le vendite nette del 26,4 percento sull’anno precedente, per un valore pari a 146,1 milioni di dollari statunitensi. Escludendo le vendite nette attribuibili al business di Tumi, le vendite nette in Europa sono cresciute del 13,4 percento, guidate da una solida crescita in termini di vendite dei brand Samsonite (+13,5 percento) e American Tourister (+15,3 percento).

In questo scenario, l’Italia ha registrato vendite intorno ai 15 milioni di euro (16.603.500 dollari Usa), con una crescita dell’10,8 percento (escludendo il marchio Tumi), rispetto all’anno precedente.

Foto: Samsonite press office
Carlo Capasa: Milano è diventata l'expo della moda

"Abbiamo trasformato la settimana della moda in una Expo del fashion. Milano sta vivendo una fase di nuovo Rinascimento", ha detto ieri mattina, Carlo Capasa, presidente di Camera della moda italiana, intervenendo al nono Luxury Summit del Sole 24 ore, a Milano. "Nel 2016 abbiamo realizzato il 41 percento lordo in Europa di oggetti di lusso e il 35 percento netto. Al secondo posto c’è la Germania, con l’11, seguita dalla Spagna con il 10 percento, dalla Francia con l’8 percento e dalla Gran Bretagna con il 7 percento. In pratica vantiamo 30 punti di vantaggio. Questo è un primato che va mantenuto e ciò significa accogliere sfide quali la digitalizzazione, la sostenibilità”, ha aggiunto Capasa.

Carlo Capasa: Milano è diventata l'expo della moda

Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda: "la sostenibilità è un tema fondamentale per la moda"

“Le esportazioni verso gli Stati Uniti, che l’anno scorso erano diminuite del 4,5 percento, nei primi due mesi del 2017 hanno registrato un ribasso dello 0,2, invece le vendite verso la Cina sono aumentate del 4,2 percento, dopo il -0,9 percento segnato l’anno scorso. Sono andate bene le vendite verso il Giappone, salite del 5,8 percento e anche quelle verso Hong Kong, migliorate dell’8,6 percento”.

Ma oltre ai numeri del fashion system italiano, al centro del dibattito del summit del quotidiano di Confindustria, c'è stata anche la sostenibilità. Come ha spiegato Claudio Marenzi, presidente di Sistema moda Italia, di Confindustria Moda e di Pitti Immagine, in collegamento da Roma, la sostenibilità è un tema fondamentale per la moda. "La tracciabilità di un capo e l'economia circolare sono importanti, è il futuro. I millenial sono molto sensibili a tutti i temi legati all'ambiente e al riciclo ma, purtroppo, sono sensibili anche ai prezzi", ha detto Marenzi.

"La sostenibilità ha dei costi e chi si compra un vestitino a 19,90 euro non sempre sostiene il prezzo che è necessario per garantirla", ha aggiunto il presidente di Confindustria moda, aggiungendo che bisognerebbe fare una maggiore comunicazione in tal senso. "Chi fa comunicazione su questo fronte è proprio chi vende gli abiti a 19 euro", ha proseguito Marenzi.

"Noi non solo tracciamo il percorso di un capo ma ne valutiamo il consumo energetico cercando di diminuire questi consumi. La tracciabilità di un capo e l'economia circolare sono due temi molto importanti", ha concluso Marenzi.

Foto: Luxury Summit Sole 24 ore, credit FashionUnited
De Rigo ed Escada rinnovano la licenza eyewear fino al 2023

De Rigo ha rinnovato il contratto di licenza per l'eyewear con Escada fino al 2023. Il rinnovo anticipato dell’accordo riflette la sintonia strategica e la solidità della relazione tra le due aziende che collaborano insieme dal 2004 e "che ha conseguito nell’ultimo periodo eccellenti crescite double digit nei principali mercati europei e dell’area asiatica", si legge in una nota dell'azienda di occhialeria.

Nell’ambito dei mercati europei in particolare, la società ha ottenuto buoni risultati nei paesi di lingua tedesca - Germania, Austria e Svizzera, in virtù del presidio diretto della distribuzione avviato nel 2016 con l’apertura della filiale commerciale De Rigo Vision D.a.c.h.

Coerentemente con la ridefinizione dell’immagine di Escada, prosegue la nota, e la strategia del brand di focalizzarsi su una donna contemporanea, le due aziende stanno collaborando a una nuova struttura dell’offerta, sviluppando una gamma di prodotto ancora più ampia e completa. "Siamo particolarmente orgogliosi di questa collaborazione strategica per il nostro gruppo che consolida ulteriormente la lunga e solida relazione tra le nostre aziende nata nel 2004 e che prosegue con reciproca soddisfazione”, ha affermato Michele Aracri, amministratore delegato De Rigo Vision.

“Il rinnovo del contratto di licenza rafforzerà la presenza di Escada in un mercato di forte interesse come quello eyewear, e siamo convinti che la nostra collaborazione fornirà a entrambe le aziende preziose opportunità di crescita”, ha detto Iris Epple-Righi, ceo Escada.

L'azienda di eyewear ha una distribuzione in circa 80 Paesi, soprattutto in Europa, Asia e Americhe, attraverso 16 società e oltre 100 distributori indipendenti.

Foto: De Rigo website
LVMH: presentata l'offerta per l'acquisizione di Dior

Semyrhamis (società che fa capo al gruppo della famiglia Arnault) ha depositato ieri, 22 maggio, presso l'Autorità dei mercati finanziari francese il progetto di offerta pubblica semplificato per l'acquisizione della totalità delle azioni Christian Dior non detenute dalla famiglia, secondo i termini che sono stati resi noti il 25 aprile.

Attualmente la famiglia, tramite Semyrhamis, detiene il 74,1 percento del capitale e l'84,9 percento dei diritti di voto.

Al via a giugno offerta per l'acquisizione della totalità delle azioni di Christian Dior da parte di Lvmh

Il progetto ha avuto il via libera dal comitato indipendente di amministratori e dal consiglio di amministrazione di Christian Dior di che si è riunito ieri. Anche il consiglio di amministrazione di Christian Dior Couture ha dato parere favorevole alla cessione di Christian Dior Couture a LVMH. Inoltre, dopo il via libera del comitato di esperti indipendente che ha giudicato equi i termini economici dell'operazione e del comitato costituito ad hoc, i consigli di amministrazione di LVMH e di Christian Dior hanno approvato all'unanimità la firma dell'accordo definitivo di acquisizione di Christian Dior Couture da parte di LVMH per un valore di 6,5 miliardi di euro.

La finalizzazione di queste operazioni segna una tappa importante per la realizzazione di questo progetto strategico. Se l'Autorità dei mercati finanziari francesi di l'ok, sarà rispettato il calendario annunciato ad aprile che prevede l'apertura dell'offerta a giugno.

"L'obiettivo di questa doppia operazione è quello di accorpare il marchio Christian Dior dentro LVMH (che già aveva la divisione profumi,ndr)", ha sottolineato, nel corso di una conference call lo scorso aprile, il direttore finanziario di LVMH, Jean-Jacques Guiony.

"Questo progetto rappresenta una pietra miliare importante per il gruppo. Le relative operazioni permetteranno la semplificazione delle strutture, a lungo richieste dal mercato, e il rafforzamento della divisione Fashion & Leather Goods di LVMH grazie all'acquisizione di Christian Dior Couture, una delle marche maggiormente iconiche in tutto il mondo", aveva sottolineato Bernard Arnault, patron di LVMH.

Foto: Christian Dior

Cover 50: dividendo a 0,50 euro per azione

L’assemblea ordinaria di Cover 50 ha approvato il bilancio di esercizio del 2016 dell’azienda, chiuso con ricavi per 25,277 milioni di euro, in crescita del 2,1 percento sull’anno precedente.

Approvata la distribuzione di un dividendo pari a 0,50 centesimi, per un controvalore complessivo pari a 2.200.000. Il dividendo per azione in distribuzione corrisponde a uno yield del 4,4 percento circa e a un payout ratio del 71 percento circa. Lo stacco cedola è previsto per il 29 maggio 2017 (record date il 30 maggio 2017) e sarà in pagamento a partire dal giorno 31 maggio.

Cover 50 ha chiuso il 2016 con ricavi a 25,277 milioni di euro

L’assemblea degli azionisti ha inoltre nominato per gli esercizi 2017-2019 e più precisamente fino all’assemblea ordinaria che approverà il bilancio al 31/12/2019, il consiglio di amministrazione, nelle persone di Pierangelo Fassino (presidente), Edoardo Fassino (amministratore) e Aldo Milanese (amministratore indipendente), e il collegio sindacale composto da Angelo Frascina (presidente), Luca Asvisio e Sergio Salvatore Frascina.

Cover 50: dividendo a 0,50 euro per azione

Cover 50 è una società italiana che opera con il brand Pt, Pantaloni Torino nel settore dell’abbigliamento, segmento dei pantaloni “alto di gamma” commercializzati con i marchi Pt01, Pt05, Pt01 Woman Pants e Pt Bermuda. L'azienda commercializza i propri prodotti in circa 40 Paesi, tra cui Italia, Giappone, Benelux, Germania, Usa, Francia, Austria, Spagna, Portogallo, Turchia, Russia, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud, Cina e Australia.

Il brand ha showroom a Milano, New York, Tokyo e Monaco di Baviera.

Nel mese di aprile la società ha partecipato all’Aim Investor day durante il quale ha preannunciato il futuro lancio di nuovi modelli di pantaloni di alta gamma. Il 2017, inoltre, sarà infatti il primo anno in cui Cover 50 gestirà direttamente la presentazione di due collezioni (primavera/estate e autunno/inverno). E' previsto "il debutto di nuovi progetti con il lancio sul mercato di nuovi prodotti e marchi in grado di intercettare una clientela sempre più esigente", ha spiegato il management.

Foto: Cover 50 website
Profitti in calo del 21 percento per Burberry

Il blasonato marchio inglese Burberry ha archiviato l’esercizio fiscale 2017 con una contrazione dei profitti causata, almeno in parte, dalla debole domanda negli Stati Uniti e dagli effetti della sterlina. Nel dettaglio, l'etichetta ha chiuso il periodo con utili pretasse in flessione del 21 percento a tassi correnti (+10 percento a parità di valute) a quota 462,4 milioni di sterline (circa 542 milioni di euro a cambio di ieri) a fronte di ricavi per 2,8 miliardi di sterline, in crescita del 10 percento a cambi correnti (-2 percento a cambi costanti).

A luglio sarà operativo il nuovo ceo Marco Gobbetti

"Il 2017 è stato un anno di transizione per Burberry in un mondo del lusso che sta cambiando velocemente", ha sottolineato in un comunicato stampa", Christopher Bailey, direttore creativo e attuale ceo di Burberry.

Il canale retail ha contribuito ai ricavi per il 77 percento: a oggi l'azienda conta 209 negozi che vendono la prima linea, 200 licenze con department store, ecommerce e 60 outlet che hanno visto crescere le vendite del 3 percento a quota 2.127,2 milioni di sterline.

Lo scorso gennaio l'azienda ha annunciato che Marco Gobbetti è entrato nel gruppo il 27 gennaio per poi assumere in estate la carica di chief executive, al posto di Christopher Bailey. Bailey resterà alla guida di Burberry fino al 7 luglio per poi assumere gli incarichi di president e chief creative officer.

Gobbetti è attualmente chief executive e chairman di Céline, etichetta che fa capo al colosso francese LVMH, e lavora da venti anni nel segmento del lusso.

L'etichetta inglese aveva archiviato il primo semestre con profitti prima delle tasse in flessione da 155 a 102 milioni di sterline (da 172 a 113 milioni di euro circa). I ricavi avevano registrato un declino del 5 percento dei ricavi (4 percento la contrazione a perimetro costante) a 1,16 miliardi di sterline.

Foto: Burberry
Boglioli passa al fondo Phi Industrial Acquisitions

Wise Sgr attraverso una nota comunica di aver accettato un’offerta vincolante per la propria partecipazione detenuta in Boglioli, dal fondo internazionale Phi Industrial Acquisitions. Andrea Perrone è stato confermato nel ruolo di amministratore delegato della società, in accordo con i futuri azionisti

“Abbiamo messo in campo grandi energie durante questi mesi per garantire la continuità aziendale; ringrazio Wise per la fiducia riservatami, i nuovi investitori, tutti coloro che hanno creduto in noi, ma soprattutto la Boglioli che ha saputo e saprà continuare a lottare per il proprio successo”, ha sottolineato Perrone.

A gennaio, l'azienda di Gambara, in provncia di Brescia, aveva fatto domanda in tribunale per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo.

Grazie ai nuovi ingressi e all’apporto di capitale finanziario, l'azienda presenterà rapidamente un piano di concordato preventivo, "con la prospettiva di ripartire con un solido piano di crescita, orientato anche all’espansione nei mercati internazionali", si legge nella nota.

Primo importante messaggio sarà il ritorno al Pitti Uomo con la collezione primavera estate 18.

Wise sgr è specializzata nella gestione di fondi chiusi di private wquity che investono in società di piccole e medie dimensioni con focus sull'Italia.

Foto: Boglioli
Venduto l'immobile dove ha sede 10 Corso Como

E' passato di mano il palazzo di corso Como che da anni ospita il negozio, il caffè e la galleria con libreria di Carla Sozzani, 10 Como. La famiglia Rusconi, che possiede l'immobile di circa 3mila metri quadrati, infatti, siglerà l’atto di vendita tra una decina di giorni.

L'operazione si aggira sui 20 milioni. Il nuovo proprietario sarebbe un privato italiano. Resta quindi da vedere quale sarà la sorte del celebre negozio, della libreria, della galleria e del ristorante annessi.

Il palazzo che ospita 10 Corso Como sarà venduto per 20 milioni di euro

Le voci di vendita sull'immobile circolano da parecchio tempo ma, a quanto pare, fino a oggi nessuna trattativa era andata in porto. Ora, invece, pare che si sia arrivati a un accordo.

L’iter per lo sfratto esecutivo della società che gestisce gli spazi era stato avviato a febbraio.

Venduto l'immobile dove ha sede 10 Corso Como

Un paio di anni fa 10 Corso Como aveva rischiato il fallimento. La situazione era rientrata nel settembre del 2015 grazie a un accordo economico tra Equitalia e la Dieci srl, con rinuncia reciproca alle azioni legali.

Equitalia, infatti, aveva fatto richiesta di fallimento, ma il 23 settembre si era svolta un'udienza preliminare e Dieci srl, a cui fa capo il concept store 10 Corso Como, e l’ente di riscossione avevano raggiunto un accordo che aveva definito positivamente i contenziosi in essere tra le parti, con conseguente rinuncia reciproca alle rispettive azioni legali.

Il negozio è stato lanciato nel 1990 da Carla Sozzani, delicata ma volitiva signora dai lunghi capelli biondi come la sorella Franca, direttrice di Vogue Italia scomparsa qualche mese fa. Per la stampa e gli operatori del settore 10 Corso Como è quasi una seconda casa visto che le griffe organizzano spesso presentazioni ed eventi nel cortile dello store.

Foto: 10 Corso Como website
Zalando: al via la consegna geolocalizzata

Zalando sta testando la consegna geolocalizzata, per ricevere il proprio pacco ovunque.

L'etailer tedesco ha pensato a come far recapitare i propri acquisti online a casa o sul luogo di lavoro dato che c'è chi non dispone del servizio di portineria a casa e non può farli arrivare sul posto di lavoro.

Questo servizio è in fase di test in Belgio e permette al corriere di geolocalizzare il cliente attraverso il gps del suo smartphone e di raggiungerlo quindi ovunque si trovi. L’obiettivo è di aumentare la flessibilità e la convenienza per i consumatori.

Il test verrà effettuato per un periodo di tre mesi nelle città di Bruxelles, Gent e Anversa in collaborazione con la startup belga Parcify.

Zalando ha chiuso il primo trimestre 2017 con ricavi in crescita del 23,1 percento, a quota 980,2 milioni di euro, (erano 796,1 milioni nello stesso periodo dello scorso anno). L’Ebit rettificato si è attestato ai livelli dello scorso anno a 20,3 milioni di euro (erano 20,2 milioni nel primo trimestre 2016) con un margine del 2,1 percento. L'etailer tedesco ha confermato le stime di crescita relative al fatturato annuo tra il 20 e il 25 percento e un margine Ebit rettificato tra il 5,0 percento e il 6,0 percento.