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Ovs: vendite in crescita nell'H1 2017

Ovs ha archiviato il primo semestre con risultati in crescita: il risultato netto normalizzato è risultato in crescita del 24,8 percento a 38,4 milioni.

Le vendite nette sono risultate in aumento dell’ 8,9 percento, a quota 697,1 milioni, grazie anche all'aumento del perimetro e della quota di mercato che ora raggiunge il 7,55 percento guadagnando 18 punti base rispetto a inizio periodo e 40 punti rispetto al primo semestre del 2016. L'Ebitda è pari a 82,1 milioni, in aumento del 9,4 percento rispetto al 2016.

La posizione finanziaria netta è risultata pari a 363,3 milioni.

Nel periodo chiuso il 31 luglio il retailer ha avviato 13 punti vendita diretti e 32 in franchising. All'estero ha inaugurato 19 negozi prevalentemente Kids.

"Riteniamo che la validità della nostra strategia", ha detto l'amministratore delegato Stefano Beraldo, "permetta di continuare il consolidamento di un mercato, quello Italiano che, seppure in flessione, continua a premiare i pochi player versatili e in grado di beneficiare di economie di scala. Al contempo l’espansione nei mercati esteri porterà benefici tangibili per Ovs, principalmente grazie al roll-out dell’accordo commerciale con Charles Vögele, i cui effetti cominceranno a diventare materiali nella seconda metà dell’anno in corso".

Nel dicembre 2016 Ovs ha chiuso l'operazione di acquisizione della catena svizzera Charles Vogele, il gruppo elvetico storico dei grandi magazzini di abbigliamento con circa 760 punti vendita in Svizzera, Germania, Olanda, Belgio ed Est Europa.

Nel dettaglio, l'azienda ha completato l'acquisizione di una quota di minoranza del 35 percento di Sempione Retail, che si inserisce nell'ambito dell'offerta pubblica sulle azioni al portatore quotate di Charles Vogele Holding, un retailer svizzero che opera nel settore dell’abbigliamento.

Foto: Ovs
Stefanel: ok ad aumento di capitale, entrano Oxy e Attestor

I soci di Stefanel hanno approvato ieri l‘aumento di capitale da dieci milioni di euro che farà di Oxy Capital e Attestor i nuovi soci di controllo del gruppo di abbigliamento e salverà la società dal fallimento e dalla liquidazione.

Come riporta l'agenzia di stampa Reuters, il nuovo amministratore delegato Stefano Visalli, che è anche managing partner di Oxy, è soddisfatto di un passaggio formale ma necessario a chiudere la complessa operazione di ristrutturazione della società avviata lo scorso marzo con la firma di un accordo quadro con il fondatore Giuseppe Stefanel.

Giuseppe Stefanel resta presidente

L'aumento di capitale riservato e l'emissione di strumenti finanziari partecipativi, è da realizzarsi entro il 31 dicembre 2017. Approvato ieri anche la modifica dello statuto sociale.

I dieci milioni di ricapitalizzazione riservata ai due fondi verranno dalla conversione di parte del debito bancario. E’ prevista l‘emissione di strumenti partecipativi non quotati per 15 milioni nominali sempre da conversione di debito.

Nel dettaglio, l'iniezione di nuove risorse arriverà da un finanziamento post omologa da 23,8 milioni (al tasso del 9 percento annuo) che sarà utilizzato in parte per rimborsare i 10 milioni già prestati d‘urgenza da Trinity, veicolo di Attestor, per garantire la continuità aziendale. Dei 23,8 milioni citati, 11,25 milioni saranno versati da Trinity e Oxy Capital, 11,3 milioni verranno dalle banche e 1,25 milioni da Giuseppe Stefanel. Il fondatore del marchio d‘abbigliamento resta presidente. L‘aumento avrà un effetto diluitivo del 71 percento per gli attuali soci, che si vedranno quindi nel complesso al 29 percento del capitale.

L'azienda ha chiuso i primi sei mesi con ricavi netti a 59,1 milioni di euro (67,5 milioni di euro nel primo semestre 2016) per effetto di vendite like-for-like in diminuzione di circa l’8,4 percento per Stefanel. I ricavi netti della business unit Interfashion sono risultati stabili.

Foto: Stefanel website

Eleventy fa rotta sugli Usa e rafforza il management

Il marchio Eleventy spinge l'acceleratore sulla strategia retail e rafforza il management. L'azienda, infatti, ha appena tenuto a battesimo una boutique in Cananda, a Toronto (Canada), all’interno del Yorkville Village, che si aggiunge al recente corner uomo a Calgary.

Il nuovo store, aperto al numero 87 di Avenue Road in partnership con Tnt The New Trend, il mall noto per le creazioni di lusso, è stato progettato dallo Studio Parisotto+Formenton e si sviluppa su una superficie di 200 metri quadri che accolgono le collezioni uomo e donna del brand.

"L’America rappresenta per noi un mercato importante su cui abbiamo puntato fin da subito costituendo la società Eleventy Usa, destinata al presidio del mercato nordamericano”, hanno detto i fondatori e direttori creativi Marco Baldassari e Polo Zuntini. “La nostra sfida è accelerare il processo di internazionalizzazione, portando la vocazione Made in Italy oltre confine”.

Il Gruppo è distribuito in oltre 30 paesi tra i quali Russia, Turchia, e Far East, per una quota export pari al 70 percento. Con 20 store all’attivo, 10 in Italia, 2 in Austria, 1 in Francia, 6 in Corea, 1 in Canada, e una rete di shop-in-shop in department stores in Usa, Giappone, Russia, Europa, l’azienda ha chiuso il 2016 con un incremento del +35 percento e prevede, per l’anno in corso, un + 25 percento pari a un fatturato di 25milioni.

Nell’ambito di una politica di crescita, rientra anche l’annuncio dell’ingresso di due nuovi manager. Entrano nel team Eleventy, in qualità di responsabile commerciale Italia, Sebastiano Giorgini, dopo una lunga attività in Etro; e, per gestire lo sviluppo del gruppo, Franco Vivaldi, che ha maturato una ventennale attività professionale in Corneliani e, poi, in Incotex.

Eleventy - First Class Made in Italy è stata fondata nel 2007 da Marco Baldassari, Paolo Zuntini e Andrea Scuderi, che tutt’ora dirigono l’azienda. Nel 2014 Vei Capital, la holding dedicata alle attività di private equity del Gruppo Pfh, ha rilevato la maggioranza del capitale sociale.

Foto: Eleventy press office
Inditex archivia i primi sei mesi con ricavi a +11,5 percento

Inditex ha archiviato i primi sei mesi dell'anno con un utile netto pari a 1,4 miliardi di euro, in crescita del 9 percento rispetto agli 1,3 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente. I ricavi sono risultati in crescita dell'11,5 percento a 11,7 miliardi.

Le vendite "like-for-like", ossia negli store aperti da almeno un anno sono cresciute del 6 percenti rispetto al +11 percento registrato l'anno precedente. Inditex staccherà, il prossimo 2 novembre, una cedola di 34 cent.

Negli ultimi dodici mesi Inditex ha creato oltre 11mila posti di lavoro

Negli ultimi dodici mesi, spiega il management del gruppo spagnolo in una nota, l'azienda ha creato oltre 11mila posti di lavoro, 2933 dei quali in Spagna.

Inditex archivia i primi sei mesi con ricavi a +11,5 percento

Il gruppo, guidato dal ceo Pablo Isla, ha aperto nuovi negozi in 35 mercati negli ultimi sei mesi, raggiungendo un numero di 7405 store. Il 4 ottobre, inoltre, l'ecommerce di Zara sarà lanciato in India. L'insegna ha da poco tenuto a battesimo un flagship store a Mumbai. Il negozio copre una superficie di 4,800 metri quadrati.

Gli investimenti del gruppo sono volti anche alla realizzazione di nuovi centri logistici a A Laracha (Galizia, Spagba), e a Lelystad in Olanda.

Tra le aperture degli ultimi sei mesi figura anche il flagship store di Parigi di Pull&Bear in rue de Rivoli e l'apertura delle insegne Zara, Pull&Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius, Oysho, Zara Home e Uterqüe nel Puerto Cancún shopping centre di Quintana Roo, in Messico.

Foto: Inditex website

Via Montenapoleone e via Condotti nella top ten della high street

Via Montenapoleone a Milano e via Condotti a Roma, rispettivamente al sesto e nono posto, sono tra le prime 10 high street del mondo per costi di locazione. L'andamento immobiliare nel retail, come confermano i dati di World Capital nel Fashion & high street report di Federazione moda Italia, è in crescita in città come Milano, Verona, Firenze e Bari, mentre ha rallentato le proprie performance a Napoli e Genova.

Federazione moda Italia: i cinesi i più attratti dallo shopping made in Italy

Percentuali alla mano, come spiegato dalla Federazione moda Italia, tra le high street le variazioni più importanti sono state registrate in via XX Settembre a Genova (+15 percento con un canone massimo che raggiunge oggi 1.200 euro per metro quadrato all'anno, rispetto i 990 euro del 2016); in corso Buenos Aires (+14 percento con un canone massimo che raggiunge oggi 2.300 euro per metro quadrato all'anno, rispetto i 2.100 euro del 2016), via Torino e via Manzoni (entrambe con un incremento dell'11 percento), a Milano; via Garibaldi a Torino (+11 percento) e via della Vigna Nuova a Firenze (+9 percento). A Roma, oggetto del Focus del Fashion & high street report, è stato registrato un andamento stabile.

Insomma, come riporta una nota stampa, dopo anni di negatività, sembra affiorare in questo 2017, come testimoniato dai dati dell'Osservatorio Acquisti CartaSi per Federazione moda Italia sulle spese degli italiani con carta di credito nei negozi di moda, qualche segnale di reazione, dopo un 2016 di vendite non certo eccezionale, ma almeno con un segno più davanti allo zero (+0,4 percento). Ma ecco le percentuali per categoria merceologica: +0,8 percento l'abbigliamento; +3 percento gli articoli sportivi; +1,4 percento gli accessori; -4,7 percento le calzature e -4,3 percento la pelletteria/valigeria.

Performance positive delle vendite sono state registrate in Trentino Alto Adige (+6,4 percento), Sardegna (+2,3 percento), Sicilia (+1,9 percento), Lombardia (+1,7 percento), Veneto (+1,6 percento), Emilia Romagna (+0,6 percento), Marche (+0,4 perecnto).

Via Montenapoleone e via Condotti nella top ten della high street

Stabile l'Umbria e in calo le altre regioni, con Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Calabria.

Per quanto riguarda gli acquisti di stranieri, l'indagine di Global Blue per Federazione moda Italia, ha evidenziato che, dopo un 2016 in calo dell'8 percento (facilmente prevedibile per il dopo Expo), i primi 5 mesi hanno registrato un incremento medio del 6 percento degli acquisti degli stranieri extra Ue per vendite e valore nel comparto "Moda e Accessori", con i cinesi (28 percento) che restano al top della classifica dei clienti maggiormente attratti dallo shopping made in Italy, seguiti dai russi (15 percento), americani (7 percento), coreani (6 percento), arabi (5 percenti) e giapponesi (4 percento).

Milano resta meta privilegiata dei turisti extra Ue per gli acquisti di moda, seguita da Roma, Firenze e Venezia.

"Dopo anni di negatività, il 2016 si è concluso per i negozi di moda con un timidissimo segnale positivo che si conferma con analoghe e non ancora entusiasmanti percentuali anche nel primo semestre di quest'anno. È presto per tirare le somme. Un vero bilancio lo avremo solo a fine anno, ma vedere qualche reazione positiva ai flebili stimoli del mercato, incoraggia e fa sperare in un miglioramento nel secondo semestre. Serve ben oltre i semplici auspici, però, per superare i noti ostacoli delle troppe tasse, del costo del lavoro e della concorrenza senza regole e tassazione del web", ha sottolineato Renato Borghi, presidente di Federazione moda Italia e vice presidente di Confcommercio.

Foto: Renato Borghi, credit Federazione moda Italia press office; credit Confcommercio website

Calzaturiero: export a +3,5 percento nei primi cinque mesi del 2017

Riparte la produzione (+1 percento in volume e +3 percento in valore), grazie soprattutto all’export per il settore calzaturiero. Questi i dati relativi al settore delle calzature, rilasciati venerdì scorso da Assocalzaturifici, nel corso dell'assemblea di presentazione di The Micam.

“Il settore calzaturiero si presenta all’appuntamento autunnale con The Micam in un quadro congiunturale improntato alla stabilità”, ha affermato Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. “Siamo moderatamente ottimisti, pur se al tempo stesso molto cauti”.

A sostenere il settore è ancora una volta l’export, che nei primi 5 mesi dell’anno ha registrato un incremento del 3,5 percento in valore e dell’1,5 percento in quantità. Tra i mercati Ue (+0,6 percento in volume e +1,7 percento in valore nel complesso) riparte la Francia (+2,5 percento in quantità), ma stenta la Germania (-2,8 percento).

Fuori dai confini comunitari invece (+3,5 percento in volume e +5,3 percento in valore globalmente) è proseguito il recupero della Russia (+33,5 percento in quantità) e di tutta l’area della Comunità degli stati indipendenti; è migliorata (almeno in volume, +5 percento) la domanda negli Usa e si è arrestato il calo in Medio Oriente (con un +4,4 percento in valore); in rallentamento, infine, il Far East, dove nonostante la crescita a doppia cifra della Corea del Sud (+19 percento in valore) e un incremento vicino all’8 percento in volume per la Cina, sono risultati in flessione Giappone e Hong Kong.

L'attivo del saldo commerciale settoriale è salito nei primi 5 mesi a 1,74 miliardi di euro (+8,2 percento).

Dati in chiaroscuro invece quelli inerenti il fronte occupazionale: se da un lato trova conferma il lento ma costante trend di crescita della dimensione media delle aziende (+2 percento) e un incremento degli addetti rispetto allo scorso dicembre pari a 282 unità (+0,4 percento), prosegue il processo di selezione tra le imprese. A giugno 2017 erano 80 i calzaturifici in meno (-1,7 percento in 6 mesi): un calo significativo, se si considera che nell’intero 2016 il numero complessivo delle chiusure è stato di 97 attività.

Foto: credit Ufficio stampa Assocalzaturifici

Fusione Essilor-Luxottica: l'Antitrust Ue incontra le aziende

I tempi per la fusione Essilor Luxottica potrebbero slittare al 2018, mentre la chiusura dell'operazione era stata preventivata a fine anno. Il via libera dell'Antitrust Ue, infatti, potrebbe tardare ad arrivare poichè i due colossi dell'occhialeria sono primo e secondo operatore in tutti i principali mercati di riferimento, motivo per cui l'Antitrust ha bisogno di maggior tempo prima di dare l'ok a una società da circa 50 miliardi di euro di capitalizzazione. L'Antitrust Ue incontrerà rappresentanti di Luxottica ed Essilor questa settimana per esprimere preoccupazione circa la loro fusione, ha scritto l'agenzia di stampa Reuters qualche giorno fa. Secondo l'agenzia, "la mossa dimostra che la Commissione vuole concessioni per affrontare le loro preoccupazioni e che sono pronti ad aprire un'indagine approfondita se queste non saranno date o saranno insufficienti". L'operazione di fusione è stata notificata il 22 agosto, e la Commissione prevede di rispondere entro il 26 settembre.

Secondo un report di Euromonitor, alle due aziende farebbe capo una quota del mercato dell’occhialeria pari al 40 percento in Nord America, al 41 percento in Australia e Asia, al 30 percento in America Latina, al 15 percento nell’est Europa e al 20 percento in Europa occidentale.

E' così che la fusione annunciata lo scorso gennaio, dalle due realtà e che porterà alla nascita del colosso dell'occhialeria "EssilorLuxottica", quotato a Parigi (che avrà più di 140.000 dipendenti e vendite in oltre 150 Paesi), si concretizzerà, forse, un po' più avanti rispetto a quanto preventivato.

Stando ai dati annuali del 2015 delle due realtà, il nuovo gruppo avrebbe realizzato ricavi netti per oltre 15 miliardi e un Ebitda netto combinato di circa 3,5 miliardi.

Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica sarà il maggiore azionista della società. A Del Vecchio, che guiderà l'azienda in qualità di presidente esecutivo e amministratore delegato, farà capo una quota compresa tra il 31 e il 38 percento.

Qualche mese fa Del Vecchio aveva sottolineato: "con questa operazione si concretizza il mio sogno di dare vita a un campione nel settore dell'ottica totalmente integrato ed eccellente in ogni sua parte.Sapevamo da tempo che questa era la soluzione giusta ma solo ora sono maturate le condizioni che l'hanno resa possibile".

L’amministratore delegato di Essilor, Hubert Sagniéres, sarà il vice presidente esecutivo e vice amministratore delegato.

Foto: Luxottica website
Italia Independent: fatturato a 16,058 milioni nell'H1 2017

Italia Independent group ha chiuso il primo semestre 2017 con un fatturato netto consolidato a 16,058 milioni di euro, pressoché in linea con il primo semestre 2016 (diminuzione del 1,7 percento rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno).

Il settore eyewear, in particolare, ha registrato una crescita del proprio fatturato in Italia (+0,7 percento, con 6 milioni di euro nel primo semestre 2017 rispetto a 5,959 milioni di euro nel primo semestre 2016) e all’estero sia in Spagna (+134,1 percento con 2,851 milioni rispetto ai 1,218 milioni del corrispondente periodo dello scorso anno), sia in Germania (+152,4 percento con 573 migliaia di euro rispetto alle 227 migliaia di euro nel primo semestre 2016). Il fatturato è risultato in flessione in Francia (-64,6 percento) e nel resto del mondo (escluso America, -29,5 percento).

Come si legge in una nota, "la società sta proseguendo nel percorso di riorganizzazione avviato nei mesi scorsi e sta già mostrando significativi miglioramenti sia dal punto di vista economico (importante incremento del margine operativo lordo a fronte di un fatturato stabile), sia da quello patrimoniale (riduzione del Capitale circolante netto a fronte del decremento del magazzino e dei giorni medi di incasso) grazie ai benefici apportati da sostanziali attività di revisione del modello gestionale articolate secondo le seguenti direttrici".

“Nel primo semestre di quest’anno sono già visibili i frutti dell’intenso lavoro di ristrutturazione e rilancio che abbiamo svolto e che ci permette di avere delle fondamenta molto più solide sulle quali costruire il nostro futuro. Il processo non è ancora concluso, abbiamo di fronte ancora molte sfide che però ci accingiamo ad affrontare forti dei risultati ottenuti e della rinnovata fiducia nei nostri mezzi e nella nostra capacità di superare ostacoli molto impegnativi come quelli che ci siamo messi alle spalle”, ha detto Giovanni Carlino, amministratore delegato della società.

Foto: Lapo Elkann e Giovanni Carlino, credit Italia Independent press office

La moda femminile segna un +1,3 percento nel FY 2016

"L'export dà buoni risultati mentre soffrono i consumi interni. Nel complesso, però, la moda italiana è in crescita", questo l'andamento del settore come ha anticipato ieri mattina, a Milano, Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, in occasione della conferenza stampa di presentazione di Super, in agenda a Milano dal 23 al 25 settembre.

Numeri alla mano, infatti, la moda italiana, nella accezione comprensiva di vestiario esterno, maglieria, camiceria e abbigliamento in pelle, risulta caratterizzata da una dinamica di segno positivo, riconducibile in via principale alle performance ottenute oltreconfine. Sulla base dei dati elaborati da Smi, il turnover di settore mette a segno un aumento del +1,3 percento; in un anno il womenswear ha guadagnato, pertanto, oltre 170 milioni di euro, avvicinandosi ai 13 miliardi di euro.

La Francia è primo mercato di sbocco della moda femminile made in Italy con una quota dell’11,4 percento

Nell’ambito della filiera tessile-moda nazionale il womenswear continua a rivestire un ruolo di primo piano, assicurando il 24,5 percento del fatturato complessivamente generato lo scorso anno.

Con riferimento al valore della produzione effettuata in Italia il bilancio settoriale mostra un’inversione di tendenza, che porta a contabilizzare un incremento su base annua del +0,9 percento.

Nel 2016 le vendite sui mercati internazionali, grazie a un aumento su base annua del +2,8 percento, si sono approssimate agli 8 miliardi di euro, concorrendo così al 61,3 percento del turnover settoriale. Parallelamente, l’import ha sperimentato una battuta d’arresto, frenando al -0,6 percento e portandosi quindi al di sotto dei 4,3 miliardi di euro.

A fronte del suddetto andamento degli scambi con l’estero in entrata e in uscita dall’Italia, l’avanzo commerciale del settore si porta sui 3,7 miliardi di euro.

Relativamente al mercato italiano, nel 2016, sulla base delle elaborazioni Smi sui dati rilevati da Sita Ricerca, la moda femminile ha accusato un nuovo deterioramento. Nel periodo compreso tra la primavera/estate 2016 e l’autunno/inverno 2016-2017, il sell-out di moda femminile presenta una flessione pari al -3 percento in termini di spesa corrente rispetto alle corrispondenti stagioni del 2015-2016. In detto arco temporale, solo la camiceria ha evidenziato un incremento del sell-out in Italia nella misura del +2,4 percento. Il comparto preponderante, ovvero il vestiario esterno archivia, invece, un -3,2 percento, similmente alla maglieria, che cede il -3,5 percento. Il calo dell’abbigliamento in pelle ha superato il -10 percento.

In ambito Ue, la Francia, primo mercato di sbocco della moda femminile made in Italy con una quota dell’11,4 percento, ha assistito a una dinamica del +1,1 percento, mentre la Germania, al secondo posto, ha presentato un’evoluzione del +2,3 percento. Anche il Regno Unito ha proseguito nel trend di crescita, archiviando una variazione pari al +7,4 percento. Similmente la Spagna, si è mantenuta positiva e ha fatto registrare un +7,3 percento.

Foto: Raffaello Napoleone, credit FashionUnited
Primark attende una crescita delle vendite del 13 percento nel FY

Dando un aggiornamento sulle previsioni di chiusura dell'anno fiscale che comprende le 52 settimane al 19 settembre 2017, Primark, che fa capo ad Associated British Foods, ha fatto sapere che vendite dovrebbero crescere del 13 percento rispetto allo scorso anno a valuta costante, trainate da un aumento dello spazio di vendita al dettaglio. Sulla stessa base, ma ai tassi di cambio effettivi, le vendite dovrebbero crescere del 20 percento e oltre.

La società ha aggiunto che gli acquisti britannici nel primo semestre hanno subito una contrazione. Complessivamente, in Uk, le le vendite per tutto l'anno dovrebbero, però, essere in crescita del 10 percento rispetto allo scorso anno su base comparabile.

Lo scorso luglio Primark ha tenuto a battesimo,a Verona, nel centro commerciale Adigeo, un nuovo negozio. Con questo opening l'azienda ha creato 260 nuovi posti di lavoro. Si tratta del quarto negozio in Italia, dopo quello di Firenze, aperto a giugno, e dopo quello di Brescia, tenuto a battesimo a dicembre e quello di Arese, aperto nell'aprile 2016.

Nell'ultimo anno l'azienda ha tenuto a battesimo 30 nuovi negozi in 9 Paesi. A oggi, quindi, la catena conta 345 store.

Foto: Primark press office