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Stefanel: accordo con Attestor capital e Oxy capital

Stefanel, come ha annunciato il management in una nota, ha sottoscritto con Attestor Capital e Oxy Capital Italia un accordo quadro per la ristrutturazione dell'indebitamento, il rafforzamento patrimoniale e il rilancio della società, nell'ambito della procedura prevista dall'articolo 182 bis della legge fallimentare. Il gruppo, quotato a Piazza Affari a novembre 2016, ha depositato presso il Tribunale di Treviso il ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo in bianco.

Entro il 31 luglio, un fondo gestito da Attestor erogherà a Stefanel 10 milioni

Nel dettaglio, entro il 31 luglio, un fondo gestito da Attestor (Trinity) erogherà alla società 10 milioni a titolo di nuova finanza d'urgenza, per consentirle di far fronte alle esigenze di cassa e sostenere la continuità aziendale. In cambio entrerà un rappresentante dei fondi in consiglio di amministrazione, sarà nominato McKinsey come advisor e come garanzia Stefanel darà in pegno il 100 percento di Interfashion e il suo marchio.

A questo si aggiungeranno altri 25 milioni erogati da un gruppo di investitori, alcune banche e da Giuseppe Stefanel (12,5 milioni complessivi di cui 10 dai fondi e tra 1,25 e 2,5 milioni da Giuseppe Stefanel) e in parte da alcune banche (altri 12,5 milioni). Questi capitali saranno utili per rimborsare la nuova finanza d'urgenza e per supportare il piano industriale.

Sul fronte del debito, si prevede la cessione pro soluto a 1 euro (più eventuale earn out) da parte di alcune banche creditrici di circa 25 milioni di credito a una newco (Holdco) detenuta al 100 percento dai fondi. Questo credito sarà convertito in azioni di nuova emissione (10 milioni) e in strumenti partecipativi della società (15 milioni).

Il resto del debito, pari a 67 milioni, sarà consolidato dalle banche in un'unica linea di credito in scadenza a fine 2022. Il debito ipotecario, pari a 3,9 milioni, sarà riscadenziato. Per quanto riguarda la governance della società sarà negoziato un patto parasociale tra i fondi e Giuseppe Stefanel, Elca Srl in liquidazione, Compagnia Gestioni Industriali Srl in liquidazione e Finpiave Spa che avrà a oggetto la composizione del consiglio di amministrazione. Tra le condizioni a cui è subordinata l'operazione, c'è l'esenzione di Consob all'Opa obbligatoria e l'ok del tribunale di Treviso all'accordo di ristrutturazione ai sensi dell'art. 182 bis.

In una nota separata, inoltre, l'azienda ha comunicato che Stefanel ha avviato un'azione giudiziaria verso Giuseppe Stefanel per "tutelare le proprie ragioni creditorie". Nel 2014 Stefanel aveva firmato con alcune banche finanziatrici un accordo per la ristrutturazione del proprio indebitamento in attuazione di un piano di risanamento e Giuseppe Stefanel si era impegnato a versare un massimo di 5 milioni al verificarsi di determinate condizioni, somma che non è stata versata. "A seguito di un periodo di trattativa che non ha condotto ad alcun risultato soddisfacente, per una diversa interpretazione delle parti sugli obblighi contrattuali, l'emittente ha ritenuto necessario avviare un'azione giudiziaria", si legge nella nota.

Foto: Stefanel website
Pvh: fatturato in crescita nel FY 2016

Pvh Corp, cui fanno capo Calvin Klein, Tommy Hilfiger ed Heritage Brands, ha chiuso il 2016 con un utile per azione, a regime non Gaap, a quota 6,79 dollari .

L'azienda ha chiuso il 2016 a quota 8,2 miliardi di dollari di fatturato, in crescita del 2 percento rispetto al 2015. Gli utili si sono attestati a quota 549 milioni di dollari, in flessione rispetto ai 572,4 milioni dell’anno precedente.

Calvin Klein ha registrato ricavi in crescita del 7 percento, a 3,1 miliardi di dollari. Tommy Hilfiger è cresciuto del 4 percento a 3,5 miliardi, mentre Heritage Brands ha registrato un calo del 10 percento, sull’anno precedente, a quota 1,5 miliardi.

Nel quarto trimestre l'azienda ha ottenuto ricavi pari a 2,1 miliardi. L'utile per azione, a regime non Gaap, è stato pari a 1,26 dollari. "Siamo molto contenti dei risultati del quarter che superano, sia in termini di vendite, sia di profitti, le nostre previsioni e ciò nonostante la situazione macroeconomica e le offerte e promozioni del mercato retail in Usa", ha detto Emanuel Chirico, presidente e ceo del gruppo.

L'azienda ha annunciato che Amy McPherson entra a far parte del consiglio di amministrazione a partire dal 25 aprile.

Foto: Calvin Klein website
I più ricchi: la Top 10 dei miliardari della moda nel 2017MAPPA INTERATTIVA

L'industria della moda è un settore in continua evoluzione dove tutto è permesso. Un anno, un marchio potrebbe essere quello più ambito e desiderabile, l'anno successivo potrebbe essere sull'orlo del fallimento. Tuttavia, ci sono alcune case di moda famose e retailer che hanno combattuto contro le probabilità e continuano a fornire prodotti che soddisfano i desideri volubili dei loro consumatori anno dopo anno. E sono proprio queste aziende della moda e questi retailer che sono diventati le principali potenze internazionali, generando miliardi di dollari di entrate. Ma chi sono gli imprenditori, gli uomini e le donne dietro questi imperi della moda, che riescono sempre a sfidare le probabilità della moda e ad aumentare il loro patrimonio netto anno dopo anno? Amancio Ortega è riuscito a mantenere il suo titolo come l'uomo più ricco nella moda? O è stato superato da un altro magnate della moda?

FashionUnited esamina il patrimonio netto e gli asset dei primi 10 miliardari della moda, basandosi sulla classifica annuale di Forbes e condivide tutte queste infomrazioni nella StoryMap qui sotto.

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Hermès: supera soglia del miliardo di utile netto nel FY 2016

Il sellaio di rue Faubourg Saint-Honoré ha archiviato il 2016 con l'utile netto a quota 1,1 miliardi di euro, con un aumento del 13 percento rispetto all'anno precedente. Il margine operativo è balzato a circa 1,7 miliardi da 1,54 del 2015. Le vendite annuali hanno raggiunto il record di 5,2 miliardi di euro, in aumento del 7,4 percento sullo scorso anno, come preannunciato a febbraio.

Il gruppo ha alzato la cedola del 12 percento proponendo un dividendo di 3,75 euro per azione.

Hermès ha assunto 600 persone nel 2016

Per quanto riguarda l'anno in corso, il management del gruppo, nonostante i risultati eccezionali, preferisce non sbilanciarsi, visto il contesto economico e socio- politiche molto incerto. "Restiamo molto prudenti e quest'anno è andato meglio di quanto avessimo pensato. La nosta politica di cambio ci ha aiutato", ha detto il presidente Axel Dumas.

Le vendite hanno raggiunto cifre record soprattutto grazie alla divisione maroquinerie e sellerie. Vicino ai modelli simbolo della griffe come la Birkin e la Kelly, le borse Constance, Halzan e Lindy, ha spiegato il management, hanno riscontrato un buon successo, facendo lavorare a pieno ritmo le 15 manifatture francesi che riforniscono la totalità degli ordini di pelletteria della griffe.

"Circa 600 persone sono state reclutate lo scorso anno, essenzialmente per la produzione e la vendite, di cui oltre 400 in Francia", ha sottolineato Dumas. L'azienda contava 12.834 dipendenti alla fine di dicembre, di cui 7.881 in Francia.

Per quanto riguarda la categoria abbigliamento e accessori, la crescita registrata è stata dello 0,2 percento, mentre la divisione seta e tessile è risultata in flessione dello 0,8 percento.

Foto: Hermès Facebook
Kering si allea con Richemont per gli occhiali

Il gruppo Kering ha annunciato ieri di aver siglato un’alleanza con Richemont sugli occhiali Cartier. Kering Eyewear, struttura costituita due anni fa e guidata da Roberto Vedovotto (che è entrato in Kering nel 2013), infatti, inizierà a produrre gli occhiali di Cartier, proponendosi sul mercato come operatore specializzato anche per terzi. Fino a oggi Cartier finora produceva da sola i propri occhiali.

A seguito dell’accordo, Richemont acquisirà una quota minoritaria di Kering Eyewear

Il progetto sarà vagliato dall'autorità antitrust.

"Kering annuncia che la sua sussidiaria Kering Eyewear e la maison Cartier, parte della Compagnie Financière Richemont, hanno siglato una partnership strategica unendo le loro operazioni per creare una piattaforma più forte per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione a livello mondiale delle collezioni eyewear di Cartier", si legge nella nota di ieri.

A seguito dell’accordo, Richemont acquisirà una quota minoritaria di Kering Eyewear. L’azienda francese è attualmente dedicata allo sviluppo della categoria eyewear di dodici brand del gruppo Kering, ossia Gucci, Bottega Veneta, Saint Laurent, Alexander McQueen, Brioni, Christopher Kane, McQ, Stella McCartney, Tomas Maier, Boucheron, Pomellato e Puma. Sempre in seguito all’intesa con Richemont, Kering Eyewear integrerà, nelle sue attività, anche la Manufacture Cartier Lunettes che si trova a Sucy- en-Brie, Francia.

L’inizio ufficiale della partnership si avrà con la collezione Cartier primavera/estate 2018, che sarà presentata in occasione della fiera Silmo a Parigi, in agenda dal 6 al 9 ottobre 2017.

Fondata nel 1847, la maison Cartier, disegna e produce una line di gioielli, orologi e accessori di lusso, distribuiti attraverso 300 boutique della griffe nel mondo. Foto: Richemont

OTB: risultati FY 2016 in linea con l'anno precedente

Il gruppo OTB, cui fanno capo Diesel, Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori, Viktor&Rolf, Staff International, Brave Kid ha archiviato il 2016 con risultati in linea con l’anno precedente. Il fatturato si è attestato a 1.580 milioni di euro (1.582 nel 2015, a perimetro omogeneo), mentre l’Ebitda operativo è stato di 68 milioni di euro (68,5 nel 2015). Il profitto consolidato, ha spiegato il management in una nota, si è attestato a 3,8 milioni di euro (3,5 nel 2015).

Giappone e Stati Uniti restano i mercati di riferimento per OTB. La holding sta mettendo in atto una strategia di mantenimento delle posizioni attuali dei diversi marchi in Europa, e ha una crescente attenzione verso i mercati asiatici, prima tra tutti la Cina.

Per quanto riguarda le aziende e i marchi nell'orbita della holding, Maison Margiela ha continuato nello sviluppo avviato con l’arrivo di John Galliano alla guida creativa del marchio. "Tutte le linee della maison sono in crescita, e il fatturato del brand ha ormai raggiunto quota 135 milioni di euro", si legge nella nota.

Otb investe sulla strategia digitale

In crescita a doppia cifra Marni che vede il suo giro d'affari a 170 milioni di euro, con un incremento nel segmento accessori, in particolare nelle borse. "Il 2016 ha visto l’apertura del primo Marni Flower café nel department store Hankyu di Osaka, ispirato dai vari Marni Flower market, installazioni nate per celebrare il ventennale del marchio, e la nomina del nuovo direttore creativo Francesco Risso sta generando ulteriore interesse attorno al marchio in tutti i mercati chiave, dagli Stati Uniti all’Asia", recita la nota.

Viktor&Rolf nel 2016 ha lanciato V&R Mariage

Viktor&Rolf nel 2016 ha lanciato V&R Mariage, che ha incontrato un grande successo di critica e di vendite, con una seconda stagione già prevista in raddoppio. La coppia creativa, cui è appena stata dedicata una retrospettiva alla National Gallery of Victoria di Melbourne, sta lavorando a nuovi progetti in aree diverse, e continua a crescere anche nelle categorie consolidate come profumi e occhiali, realizzando un Ebitda operativo in crescita a doppia cifra.

Il 2016 è stato l’anno dell’ingresso nel gruppo OTB di Paula Cadermartori, il marchio di accessori di alta gamma della designer italo-brasiliana che, grazie anche a questa nuova unione, ha aperto proprio in questi giorni il suo primo monomarca, un ‘temporary pop-up’ a Milano. Il punto vendita sarà aperto per tre mesi.

OTB: risultati FY 2016 in linea con l'anno precedente

Staff International continua a far crescere in maniera organica il business di tutti i marchi in licenza (Maison Margiela, Marni Uomo, Dsquared, Vivienne Westwood, Just Cavalli e Marc Jacobs Uomo), superando quota 390 milioni di euro di fatturato, e confermandosi polo produttivo d’eccellenza. Competenza che verrà rinforzata ulteriormente nel segmento scarpe e borse, con l’obiettivo di diventare un partner a tutto tondo per i marchi che cercano un licenziatario dalla comprovata qualità manifatturiera e know-how distributivo", prosegue la nota.

Brave Kid, la società del gruppo specializzata nella produzione e distribuzione di abbigliamento per bambini di marchi in licenza, ha chiuso il 2016 con 40 milioni di euro di fatturato: un anno di performance positive per tutti i marchi presenti nel portafoglio dell’azienda (Diesel, Dsquared, John Galliano Kids, Marni), e l’anno della firma della nuova licenza con Trussardi Junior.

Quello da poco concluso è stato un anno complesso per Diesel (marchio lanciato negli anni 80 da Adriano Goldschmied), i cui risultati 2016 sono stati impattati in maniera significativa anche dalla confermata scelta strategica di riposizionare il brand da un punto di vista distributivo. Il giro d'affari si è assestato a 960 milioni di euro (circa il 60 percento delle revenue del gruppo), chiudendo l’esercizio in perdita.

Per quanto riguarda l'ecommerce, l'azienda ha registrato incrementi a doppia cifra. A questo segmento, e più in generale al tema digitale, sarà dedicata una buona parte degli investimenti del 2017 per mettere in atto una vera e propria "accelerazione digitale" del gruppo e di tutte le sue aziende.

Foto: Diesel Facebook, Renzo Rosso, by Martin Schoeller, dall'ufficio stampa Otb

Loro Piana: scende al 15 percento la quota della famiglia

Passa dal 20 al 15 percento la quota detenuta dalla famiglia Loro Piana in seno alla griffe Loro Piana, controllata dal 2013 dal colosso del lusso LVMH.

Nel 2013, infatti, Loro Piana aveva acquisto l’80 percento della griffe del cachemire, guidata dal ceo Fabio d’Angelantonio, per un valore di 2 miliardi di euro. Ora, invece, il gruppo del lusso è passato all'85 percento, così come era stato previsto dagli accordi tra le due parti al momento dell’acquisizione.

L'intesa, infatti, prevedeva la possibilità da parte dell'azienda francese di accrescere la quota all’interno del gruppo con il passare degli anni.

Come riportato nell’intervista rilasciata da Antonio Belloni, direttore generale delegato di Lvmh, al Corriere Economia, alla base alla riduzione della quota ci sarebbero “scelte patrimoniali di una delle due famiglie” che però, sottolinea il manager, “sono ancora presenti, anche se un po’ meno operative”.

Il gruppo del lusso Lvmh ha archiviato il 2016 con ricavi record a quota 37,6 miliardi di euro, in crescita del 5 percento rispetto al 2015. In aumento dell'11 percento l'utile netto, che ha toccato quasi quota 4 miliardi di euro.

Nel quarto trimestre le vendite hanno segnato un aumeto del 9 percento rispetto allo stesso periodo del 2015. La divisione moda e pelletteria ha registrato una crescita organica del 4 percento delle vendite nel 2016.

Foto: Loro Piana web site
Safilo: vendite in calo del 2 percento per Safilo nel FY 2016

Safilo ha archiviato il 2016 con vendite nette complessive pari a 1.253 milioni di euro, in calo del 2 percento rispetto al 2015 (-1,2 percento a cambi costanti), l'ebitda adjusted a 88,8 milioni di euro, in calo del 13,3 percento. L'utile netto adjusted è risultato più che raddoppiato a quota 15,4 milioni di euro.

“Il 2016 è stato per Safilo un anno in cui abbiamo incremento le vendite e la redditività del portafoglio dei marchi in continuità, abbiamo cercato di gestire al meglio il calo di Gucci nel suo periodo conclusivo della licenza, e abbiamo implementato ulteriori iniziative di trasformazione del business e risparmi sui costi. Nel complesso, il gruppo ha registrato vendite a cambi costanti pressoché stabili rispetto all’anno precedente e una performance operativa in calo. E’ risultata in crescita la redditività del portafoglio dei marchi in continuità, mentre la contrazione di Gucci ha influenzato negativamente sia le vendite che gli utili. Il flusso di cassa è stato positivo anche dopo un livello di investimenti più sostenuto", ha sottolineato Luisa Delgado, amministratore delegato di Safilo.

Safilo non subirà nessun contraccolpo dall'accordo Marcolin-Lvmh

Quanto all'accordo tra Marcolin ed Lvmh Safilo non subirà nessun contraccolpo, almeno nel breve-medio periodo, ha detto la Delgado, in un'intervista a Radiocor Plus, "noi abbiamo un buon portafoglio di marchi e siamo messi bene anche con i brand del gruppi Lvmh".

La joint venture con Lvmh prevede, a partire dal 2018, la progettazione e la produzione degli occhiali per i marchi Céline e Louis Vuitton, con l'obiettivo di fare di Marcolin il partner privilegiato nel settore di tutto il colosso del lusso francese. Nel dettaglio, Lvmh e Marcolin controlleranno rispettivamente il 51 percento e il 49 percento del capitale della joint venture.

Tornando ai dati Safilo del 2016, "la performance delle vendite wholesale dei marchi in continuità è stata nuovamente solida in Europa e positiva in Nord America nonostante un mercato al dettaglio negli Stati Uniti debole, che ha infatti contribuito all’andamento ancora negativo dei negozi Solstice. I mercati del centro ed est Europa, l’India, il Medio Oriente e l’Africa, così come il Brasile e il Messico hanno fatto registrare una forte crescita", ha sottolineato il ceo in una nota.

"I marchi di proprietà non hanno ancora mostrato il loro potenziale. L’anno è stato positivo per Smith, oggi il nostro marchio più grande, che ha riconfermato la propria leadership nel mercato statunitense degli sport invernali, sviluppando ulteriormente il proprio business on-line, che oggi conta quasi il 20 percento delle sue vendite in Nord America", ha aggiunto Delgado.

Carrera, invece, è complessivamente calato nell’anno. Per quanto riguarda i marchi in licenza, l'azienda ha continuato a spingere sulle collaborazioni lanciando Givenchy, una nuova collaborazione con Swatch e con "Havaianas", inizialmente in Brasile.

La società ha siglato il rinnovo anticipato di Jimmy Choo, Max Mara e Dior, mentre la licenza Celine uscirà dal portafoglio a fine 2017.

"Abbiamo siglato nuove licenze nel segmento fashion luxury per Moschino e Love Moschino, oltre che nel segmento upper contemporary con il marchio americano ‘rag & bone’", ha sottolineato Delgado.

Foto: Safilo website

Inditex: utile a +10 percento nel 2016

Il gruppo Inditex, cui fanno capo tra gli altri, Zara, Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka e Oysho, ha chiuso il 2016 con una crescita del 10 percento dell'utile netto a quota 3,16 miliardi, grazie soprattutto all'espansione internazionale.

Il giro d'affari è risultato in aumento del 12 percento, a quota 23,3 miliardi (+10 percento con numero di punti vendita comparabile).

Nel corso dell'anno il colosso dell'abbigliamento spagnolo, con i suoi 8 marchi, ha registrato 279 aperture raggiungendo 7.292 punti vendita in 93 paesi.

Inditex ha messo a segno 279 aperture nel 2016, in 56 mercati

Inditex ha messo a segno 279 aperture nel 2016 in 56 mercati e ha generato 9596 nuovi posti di lavoro. Alla fine dell'anno gli impiegati di Inditex erano 162450. Il gruppo distribuirà ai dipendenti 535 milioni di euro nel 2017, in aggiunta agli stipendi, per lo più sotto forma di bonus e commissioni.

Nel 2016, l'azienda ha completato anche la sua presenza online nell'Unione europea aprendo la piattaforma in Turchia. Il lancio dello store online Zara a Singapore e in Malesua, di questo mese, ha portato il numero delle vetrine online a 43.

Il board dell'azienda ha proposto un dividendo di 0,68 euro per azione, con una crescita anno su anno del 13,3 percento.

Pablo Isla, ceo dell'azienda, ha sottilineato che quelli arggiunti nel 2016 sono risultati positivi, risultato diretto dell'impegno, dello spirito e dell'ambizione di tutti i collaboratori del gruppo, della loro abnegazione nei confronti dell'azienda, della loro passione per la moda e la sostenibilità.

Foto: Zara website

Samsonite International chiude il 2016 con vendite record

Samsonite International S.A ha archiviato il 2016 con un nuovo record, raggiungendo i 2,8 miliardi di dollari per le vendite nette, in aumento del 17,3 percento a parità di cambio, rispetto al precedente anno.

Il marchio Tumi ha contribuito con vendite nette pari a 275,8 milioni di dollari nei cinque mesi compresi tra il primo agosto, data della sua acquisizione, al 31 dicembre 2016.

Samsonite Italia ha chiuso il 2016 con un fatturato a +11,3 percento

La chiusura del 2016 vede per l’Italia una crescita stimata dell'11,3 percento e un fatturato di circa 67 milioni di dollari (circa 61 milioni di euro), escludendo il marchio Tumi.

Nel corso del 2016 è stato completato il piano strategico dell’azienda che in Italia ha portato al raggiungimento del 50 percento del fatturato ottenuto con le vendite dirette (retail ed ecommerce) e al potenziamento delle categorie di prodotto non-travel, ossia prevalentemente articoli business e borse da donna, grazie al rafforzamento della divisione personal accessories.

“Grazie al completamento del piano strategico in Italia”, ha detto Fabio Rugarli, amministratore delegato di Samsonite Italia, “possiamo adesso focalizzarci sullo sviluppo del marchio Tumi".

Tumi è uno dei principali brand premium lifestyle a livello globale,che ha chiuso il 2015 con un fatturato di 547,7 milioni di dollari.

“ La sua distribuzione in Italia è selettiva, con una presenza presso la Rinascente e in una trentina di negozi multibrand selezionati. A livello retail il brand è presente con due boutique, nel centro di Roma, in via del Babuino, e di Milano, in via Verri. È in fase di elaborazione un piano di sviluppo retail per i prossimi 3 anni con nuove aperture in location esclusive e di prestigio nelle principali città”, ha aggiunto Rugarli.

Foto: Samsonite Facebook